| Titolo internazionale | Monster |
| Anno | 2023 |
| Genere | Drammatico, |
| Produzione | Giappone |
| Durata | 126 minuti |
| Regia di | Kore'eda Hirokazu |
| Attori | Sakura Andô, Eita, Soya Kurokawa, Hinata Hiiragi, Mitsuki Takahata Shido Nakamura, Yuko Tanaka, Akihiro Kakuta. |
| Uscita | giovedì 22 agosto 2024 |
| Tag | Da vedere 2023 |
| Distribuzione | Bim Distribuzione |
| Rating | Consigli per la visione di bambini e ragazzi: |
| MYmonetro | 3,78 su 26 recensioni tra critica, pubblico e dizionari. |
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Ultimo aggiornamento lunedì 29 luglio 2024
Un giovane ragazzo comincia ad assumere strani atteggiamenti. La madre comincia a pensare che sia colpa di un insegnante. Il film è stato premiato al Festival di Cannes, In Italia al Box Office L'Innocenza ha incassato 675 mila euro .
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CONSIGLIATO SÌ
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Preadolescente silenzioso e riservato, Minato ha perso il padre quando era piccolo e vive con la madre, impiegata in una stireria. Vittima a scuola di un professore eccessivamente severo, Minato è difeso dalla madre, la quale si scontra duramente con la preside dell'istituto. Eppure qualcosa non torna: Minato dice la verità o il suo professore è innocente? E se si sbagliasse anche quest'ultimo a considerare il suo alunno un bullo? Perché a guardar la storia da vari punti di vista la realtà cambia e il vero soggetto diventa l'amicizia nascosta tra Minato e un suo compagno di scuola, preso di mira perché effemminato...
Dopo la trasferta in Corea del sud di Le buone stelle - Broker, il giapponese Koreeda torna agli spazi domestici e ai contesti tipici del suo cinema. Come sempre, lo scontro fra l'individuo e l'istituzione (qui familiare e scolastica) rifrange il concetto di verità e condiziona emozioni e comportamenti.
Una storia, tre punti di vista, anzi no, quattro, e altrettante, forse ancora di più, posizioni da cui guardare la realtà: dalla prospettiva dei piedi di un bambino su cui il film si apre; dal balcone ai piani alti di un palazzo mentre un edificio vicino va a fuoco; dal sedile di un'auto mentre si parcheggia in retromarcia; dalle scale di una scuola; davanti a una persona a cui si sta chiedendo scusa con un inchino...
Prima che un grande narratore delle dinamiche relazioni, familiari e istituzionali, Koreeda è un grande regista e anche in questo suo nuovo Monster inserisce i cinque protagonisti - Minato e sua madre Saori, il professor Hori, la preside Makiko e il piccolo Yori - all'intero dei loro spazi - le case, la scuola, un tunnel, un rifugio nei boschi - e dà valore soprattutto ai loro movimenti, ai loro sguardi, agli oggetti che li definiscono, alle parole che usano e che vengono fraintese, usate, manipolate.
La frantumazione del racconto, diviso in tre momenti paralleli che corrispondono ai punti di vista di Saori, del professor Hori e di Minato, con la preside Makiko a fare da cerniera tra la seconda e la terza parte - apre alla tipica relatività del cinema di Koreeda, che da sempre, e in particolare in Still Walking, Like Father, Like Son e Un affare di famiglia, riflette sui ruoli familiari e sulle relazioni che nascono fuori da una cornice di affetti istituzionalizzata.
Al centro di Monster, in maniera molto simile a Close (il film di Lukas Dhont dedicato alla fragile amicizia e attrazione fra due preadolescenti), c'è un altro legame inconfessabile, giovane ma già inficiato dallo stigma sociale, che per questo apre a una serie tragica di bugie, incomprensioni, interpretazioni parziali.
Il film resta su una dimensione sospesa del dramma, accennando a una possibile tragedia, scegliendo all'opposto un tono quasi sdolcinato, sottolineato anche dalle musiche di Ryuchi Sakamoto: è forse il limite principale di Monster, che come il precedente Le buone stelle - Broker fa percepire come Koreeda abbia abbandonato la spietata sincerità di altri suoi racconti e cerchi con troppa meccanicità il passo di un cinema lirico, ma con il sospetto di una certa poeticità posticcia.
Resta in realtà, come sempre, la magistrale precisione di scrittura e messinscena con cui il regista dà al film una dimensione simbolica evidente, con gli effetti di rima che tengono insieme le tre parti e i precedenti lavori a sorreggere la riflessione sulla relatività di fatti e parole (il confessionale di Il terzo omicidio, le strade a più direzioni di Un affare di famiglia, il lutto familiare di Still Walking, il tifone e il rifugio dal mondo di Ritratto di famiglia con tempesta).
Di nuovo, in Monster, c'è la creazione di uno spazio insieme realistico e immaginario verso il quale i giovani protagonisti possono tendere, quasi come se ci ritrovasse all'improvviso in un mondo di Miyazaki, fuggendo verso una possibile nuova vita che superi il peso delle parole, dei desideri, dei simboli, oltre ogni possibile, parziale punto di vista.
Il film di Kore'eda è un caleidoscopio di immagini, di emozioni multiformi e variegate, di pensieri puri e deformati, è lo specchio in cui si riflette ciò che siamo o vogliamo diventare, e dove invece le convenzioni sociali vorrebbero rinchiuderci. Minato è un undicenne di quinta elementare, il cui insolito comportamento insospettisce la madre Saori , alla quale [...] Vai alla recensione »
Dopo la trasferta francese di Le verità (guarda la video recensione) (2019) e quella sudcoreana di Le buone stelle - Broker (2022), Hirokazu Kore'eda torna in Giappone con L’innocenza, a riannodare i fili di una carriera giunta all’apice di gradimento con Un affare di famiglia (guarda la video recensione) e bisognosa di un reset.
Per la rentrée si affida a una sceneggiatura altrui, quella del veterano della televisione Yuji Sakamoto, autore con cui Kore'eda voleva collaborare da tempo (ha scritto il drama Mother, del 2010, che toccava corde limitrofe a L’innocenza), e gira un film sulle molteplici interpretazioni possibili di un fatto nell’era del sospetto e della post-verità.
L’innocenza ruota intorno al mistero che circonda lo stravagante comportamento di Minato e del suo compagno di classe Yori: per scoprire le possibili origini delle loro azioni, seguiamo tre punti di vista – della madre Saori (una straordinaria Sakura Ando), dell’insegnante Hori e, infine, di Minato stesso.
Kore'eda presenta prospettive diverse sugli stessi fatti, ripartendo per tre volte dal momento centrale dell’incendio. Il gioco di inganno con lo spettatore provoca uno spaesamento che è comune a tutti noi, in anni in cui il potere del pregiudizio si è fatto più che mai assoluto.
I molti paragoni tracciati dalla critica tra la struttura di L’innocenza e quella di Rashomon di Akira Kurosawa insistono su una suggestione: ciò di cui intendono parlare Sakamoto e Kore'eda è insieme antico e moderno, una declinazione contemporanea di un vizio atavico, quello di assolutizzare il relativo, di giudicare sulla base di pochi elementi e trarre conclusioni.
Il maestro Hori è bollato per essere stato osservato mentre usciva da un hostess bar, ancor prima che per aver (forse) alzato le mani su un alunno; la preside è contrassegnata dal tragico incidente accadutole, di cui, a detta di tutti, ha scaricato la colpa sul marito; infine, Yori è bullizzato a prescindere, per quella forma perversa di sesto senso che, in presenza di una eccezione alla norma, trasforma gli insicuri in un branco di predatori.
Dove il film di Kurosawa metteva in scena l’inconciliabilità dei ricordi individuali e l’inafferrabilità della verità, L’innocenza è più interessato alla mutevolezza delle interpretazioni, nello scontro perenne tra dettami sociali, bugie e maldicenze.
Confidenze, voci di corridoio e gossip incontrollati informano l’agire dei personaggi (e la percezione dello spettatore). Ogni segmento offre una risposta su quanto starebbe succedendo ai due bambini: Minato è vittima di soprusi da parte del suo insegnante oppure è un bullo che se la prende con un compagno? Chi è il mostro di cui parla il titolo internazionale Monster, con un significato del tutto smarrito nella traduzione italiana? In momenti diversi, determinati personaggi sono ritenuti, o si ritengono loro stessi, dei “mostri”, ma la definizione è instabile e cambia con il mutare delle informazioni a nostra disposizione.
Minato è un ragazzino silenzioso, forse timido, forse schiacciato da una madre troppo apprensiva. Il padre è morto da anni e a scuola non tutto sta andando per il meglio. Soprattutto con uno degli insegnanti, il giovane professor Hori, che sembra averlo preso di mira del tutto ingiustamente. Forse. In realtà, il professor Hori non è certo mosso da un intento persecutorio: ha dei buoni motivi per considerare [...] Vai alla recensione »