The Wild Goose Lake

Film 2019 | Drammatico 113 min.

Titolo originaleNan Fang Che Zhan De Ju Hui
Anno2019
GenereDrammatico
ProduzioneCina
Durata113 minuti
Regia diYinan Diao
AttoriLun-Mei Kwei, Hugh Hu, Liao Fan, Regina Wan, Jue Huang, Meihuizi Zeng Liang Qi.
TagDa vedere 2019
DistribuzioneMovies Inspired
MYmonetro 3,58 su 11 recensioni tra critica, pubblico e dizionari.

Regia di Yinan Diao. Un film Da vedere 2019 con Lun-Mei Kwei, Hugh Hu, Liao Fan, Regina Wan, Jue Huang, Meihuizi Zeng. Cast completo Titolo originale: Nan Fang Che Zhan De Ju Hui. Genere Drammatico - Cina, 2019, durata 113 minuti. distribuito da Movies Inspired. - MYmonetro 3,58 su 11 recensioni tra critica, pubblico e dizionari.

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Un gangster scappa per salvare la sua vita e quella della sua famiglia.

Consigliato sì!
3,58/5
MYMOVIES 3,50
CRITICA 3,65
PUBBLICO N.D.
CONSIGLIATO SÌ
Un noir sospeso tra classicità ed efferatezza contemporanea, opera seconda di un regista ormai nel pantheon dei più grandi.
Recensione di Emanuele Sacchi
lunedì 20 maggio 2019
Recensione di Emanuele Sacchi
lunedì 20 maggio 2019

Zhou esce dal carcere e finisce immediatamente in una violenta contesa tra gang, che si conclude con l'uccisione di un poliziotto. Braccato dalla legge e dai rivali, è costretto a fidarsi di una prostituta, Liu, forse innamorata di lui.
Opera seconda di un regista già vincitore di un Orso d'oro a Berlino e accreditato dai più come l'autore cinese su cui puntare per il futuro, The Wild Goose Lake - titolo internazionale di un film che in originale è più o meno traducibile come "Appuntamento in una stazione del Sud" - conferma a più riprese come le speranze su Diao Yinan siano state ben riposte e come il suo stile sia già definito e maturo.

Il genere d'elezione è nuovamente il noir, anche se l'approccio differisce dal fortunato predecessore, Fuochi d'artificio in pieno giorno. Quella che là era suggestione investigativa, incentrata su una femme fatale enigmatica, qui diviene immersione in un sottobosco criminale crudele, regolato da leggi antiche.

Le improvvise esplosioni di rabbia e di violenza che sopraggiungono a interrompere momenti quasi contemplativi sono spesso quadri corali, in cui la regia ha sempre il controllo della più caotica delle situazioni. La presenza vistosa della macchina da presa è alla base delle scene più memorabili di The Wild Goose Lake: la rissa iniziale, che darà vita a un'inesorabile reazione a catena, così come la sparatoria durante il ballo di gruppo sulle note di Rasputin di Boney M, in cui le suole luminose degli apprendisti ballerini catturano l'attenzione dello spettatore e lo guidano attraverso i campi lunghi di Diao, ad abbracciare le molteplici realtà della Cina odierna.

La miseria, l'avidità, l'occidentalizzazione che si insinua e l'ancestrale legge del jiang hu (il senso dell'onore cavalleresco che caratterizza le contese mafiose) che regna sopra ogni cosa scorrono in un'ideale carrellata orizzontale. Ed è ancora più forte l'impronta stilistica in un montaggio frenetico di animali selvaggi, talmente criptico da non permettere di capire con certezza su che piano di realtà ci si stia muovendo, se in uno zoo, teatro di una sparatoria, o in una fantasia di guardie e ladri, predatori e prede.

Al centro c'è nuovamente una figura femminile, Liu, come in Fuochi d'artificio in pieno giorno interpretata da Gwei Lun. Liu ha molti padroni e in fondo non ne ha alcuno, la sua posizione costantemente precaria le permette di dimostrarsi più forte di tutti i peggiori prevaricatori. La sua identità, stratificata e ambigua, si contrappone alla semplicità del suo ipotetico oggetto d'amore: Zhou, il fuggiasco, a cui dà vita la star televisiva Hu Ge. Un archetipo vivente, così vicino al canone classico dell'antieroe noir da divenire lo strumento con cui il cinefilo Diao rivisita il cinema in bianco e nero.

Non è un caso, quindi, se le ombre proiettate sulle pareti assumono un ruolo centrale nel film, tanto che le sagome dei personaggi sembrano quasi vivere una vita distinta rispetto alle figure in primo piano. Forse le prime rappresentano la proiezione di quel che Zhou e Liu vorrebbero essere, forse sono ciò che ancora i due amanti alla realtà e che rimuove alla radice ogni sogno di romantica fuga. D'altronde il primo luogo in cui conosciamo Zhou è una stazione ferroviaria, con i treni che rendono inintelligibili parti di dialogo. L'ambiente ideale per un protagonista che ricorda Robert Mitchum ma ancor più il Jean-Paul Belmondo di Fino all'ultimo respiro, con l'aggiunta di una dose di violenza efferata che è, al contrario, figlia della modernità e delle estremizzazioni di Nicholas Winding Refn o Kim Jee-woon. Ma anche lo spargimento di sangue in stile manga entra a far parte del mosaico orchestrato da Diao Yinan, talmente composito che spesso i singoli, geniali, frammenti di cinema finiscono per superare, per perizia e inventiva, la visione complessiva. Un contrasto o un limite presente più in The Wild Goose Lake che in Fuochi d'artificio in pieno giorno e che, forse, resta l'ultimo ostacolo da superare per accogliere definitivamente Diao Yinan nel pantheon dei più grandi.

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Recensione di Roberto Manassero
domenica 19 maggio 2019

Come in un musical, il regista cinese Diao Yinan allestisce le scene del suo nuovo noir metropolitano giocando con gli elementi espressivi del cinema: gli spazi, le luci, le forme, il movimento. Le scene d'azione e di violenza di The Wild Goose Lake sono numeri coreografati e spesso esaltanti, idee che si susseguono in maniera inarrestabile e quasi pedante: numeri con la pioggia, con le ombre, con il buio, con le luci al neon, con gli oggetti (un muletto, un ombrello, un pistola artigianale); sequenze costruite con il montaggio alternato, singole scene che rimano fra loro ribadendo a più riprese una circolarità e un'interscambiabilità di situazioni e personaggi. La storia è esile, quasi un pretesto: un criminale in fuga, braccato dopo aver ucciso per sbaglio un poliziotto durante un regolamento di conti fra bande di ladri di motociclette, decide di farsi denunciare dalla moglie per farle riscuotere la taglia sulla sua testa; al posto della sua donna, però, all'appuntamento fissato si presenta una sconosciuta, una "bagnante" che lavora come prostituta sulle spiagge del Lago delle oche e che lo aiuta a mettersi in salvo dalla polizia. Tutto comincia dunque a partire da un abbaglio, in una storia di fuga e di accerchiamento in cui ogni figura è sostituita o potenzialmente sostituibile (a cominciare dalle due donne del protagonista, per finire con le squadre di polizia il cui movimento in branco è identico a quello delle bande di ladri) e in cui il vero punto d'interesse sono gli spazi della Cina contemporanea. Dopo Fuochi d'artificio in pieno giorno, vincitore a Berlino cinque anni fa, Diao Yinan, al suo quinto lungometraggio, svela ancora una volta un talento fuori dal comune nell'uso della profondità di campo e nel cogliere il legame fra i personaggi e l'ambiente (là erano le miniere di carbone e una città in pieno inverno, qui una cittadina lacustre e lunghe notte piovose), con la caccia al fuggitivo che si dispiega nei mercati, nei cortili, nei palazzi e nelle stazioni di una provincia cinese brulicante di lavoro, corruzione e movimento. Non essendo Jia Zhang-ke, Diao Yinan non insiste sulle contraddizioni sociali del suo paese, ma le mette a lato del suo film, o meglio ne fa il fondale vivo di una rappresentazione collettiva che coinvolge un intero popolo. Ruoli e funzioni non a caso si mescolano e si ribaltano di continuo, lasciando al cinema il compito - un po' manierato a dire il vero - di far emergere con tutti i mezzi a disposizione la trama criminale. È gratuito sì, ma bellissimo da vedere.
Da Cineforum, 19 maggio 2019

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RECENSIONI DELLA CRITICA
mercoledì 22 maggio 2019
Francesco Boillé
Internazionale.it

Notevolissime anche le atmosfere del noir cinese The wild goose lake di Diao Ynan, strumento di un'altrettanto implacabile denuncia sociale. Regista di splendidi film, tra cui Black coal, vincitore dell'Orso d'oro a Berlino nel 2014, racconta un mondo che scompare - quello di una malavita frutto di un disagio sociale e di un malessere esistenziale - ambientandolo in un'enclave-dedalo di viuzze e vicoli [...] Vai alla recensione »

lunedì 20 maggio 2019
Massimo Causo
Duels.it

Linee di fuga lungo traiettorie che si avvitano sul destino: è la trama cui sono condannati i protagonisti dei film di Diao Yinan, cinese a tinte noir che, dopo Night Train (al Certain Regard 2007) e Fuochi d'artificio in pieno giorno (Black Coal, Orso d'Oro a Berlino 2014), arriva al Concorso di Cannes 72 con The Wild Goose Lake (Nan fang che zhan de ju hui).

domenica 19 maggio 2019
Adriano De Grandis
Il Gazzettino

Un uomo in fuga. Braccato. Dalle forze dell'ordine e da una banda di criminali. Ma anche dai suoi stessi amici. Una donna fantasma (la moglie) e una donna che la sostituisce all'inizio del film. In due ore di sangue e pioggia, il regista cinese conferma la sua straordinaria creatività: la messa in scena è stupefacente, il ritmo è forsennato, la trama puntualmente caotica e a tratti inafferrabile.

domenica 19 maggio 2019
Giulia D'Agnolo Vallan
Il Manifesto

Per la prima volta in concorso a Cannes, con il suo quarto film, il regista cinese Diao Yinan (vincitore a Berlino nel 2014, con Black Coal, Thin Ice - che ha riscosso un notevole successo di botteghino in patria) continua a scavare nella vena del thriller. Ambientato in una remota, e non ben definita, provincia della Cina, The Wild Goose Lake (il titolo originale è ancora più enigmaticamente generico: [...] Vai alla recensione »

domenica 19 maggio 2019
Emiliano Morreale
La Repubblica

Il film di Diao, in linea coi suoi lavori precedenti (Fuochi d' artificio in pieno giorno, Orso d'oro a Berlino) è finora la sorpresa del concorso. Un noir ambientato tra le gang di ladri di moto: un uomo in fuga dopo aver ucciso un poliziotto, e una prostituta per la quale l'uomo è l'ultima occasione. Idee di regia una dietro l'altra, rispetto delle regole del genere senza troppi manierismi, un uso [...] Vai alla recensione »

domenica 19 maggio 2019
Francesco Alò
Il Messaggero

Quentin Tarantino, dopo domani in Concorso, è in sala con noi per sbirciare un pericoloso concorrente: Diao Yinan. Il vincitore dell'Orso d'Oro a Berlino 2014 porta a Cannes un'avvincente caccia all'uomo con gangster in fuga aiutato da prostituta doppiogiochista in una Cina del Nord dove i balordi vengono infilzati da ombrelli, i poliziotti sembrano tutti idioti (vestono Versace per passare inosservati) [...] Vai alla recensione »

domenica 19 maggio 2019
Andrea Bellavita
Film TV

Johnnie To meets Jia Zhangke. Base noir: un criminale in fuga cerca di incontrare la moglie (abbandonata) per farsi denunciare e lasciarle la taglia sulla sua testa. Come contatto viene mandata una prostituta lacustre, una "bagnante". C'è la coreografia delle risse e degli inseguimenti, un improbabile omicidio con ombrello, moto ovunque (rubate, usate per fuggire e cacciare).

domenica 19 maggio 2019
Pietro Masciullo
Sentieri Selvaggi

La pioggia, la periferia, le luci al neon di un albergo, poi un uomo e una donna. Bastano poche inquadrature e pochi "ingredienti" a Diao Yinan per immergerci subito nel tono noir di una nuova e impenetrabile giungla d'asfalto cinese. Zhao incontra Liu: lui è un gangster ferito e in fuga, lei è una prostituta/femme fatale mandata dal clan "in sostituzione della moglie".

sabato 18 maggio 2019
Valerio Sammarco
La Rivista del Cinematografo

Un uomo, una donna. La pioggia, incessante. Si incontrano sotto i piloni di una stazione, il rumore dei treni è frastuono. Lui è Zhou Zenong (Hu Ge), pezzo grosso di una banda di rapinatori ora in fuga perché ricercato dopo aver sparato a un poliziotto. Lei, Liu Aiai (Gwei Lun-mei), una giovane prostituta mandata lì dai compari di lui per fargli compagnia e aiutarlo a non dare troppo nell'occhio. Vai alla recensione »

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