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Ultimo aggiornamento mercoledì 15 aprile 2020
L'incredibile storia di Leo Sharp, un novantenne che divenne un corriere della droga per il cartello messicano. In Italia al Box Office Il Corriere - The Mule ha incassato 6,6 milioni di euro .
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Earl Stone, floricoltore appassionato dell'Illinois, è specializzato nella cultura di un fiore effimero che vive solo un giorno. A quel fiore ha sacrificato la vita e la famiglia, che di lui adesso non vuole più saperne. Nel Midwest, piegato dalla deindustrializzazione, il commercio crolla e Earl è costretto a vendere la casa. Il solo bene che gli resta è il pick-up con cui ha raggiunto 41 stati su 50 senza mai prendere una contravvenzione. La sua attitudine alla guida attira l'attenzione di uno sconosciuto, che gli propone un lavoro redditizio. Un cartello poco convenzionale di narcotrafficanti messicani, comandati da un boss edonista e gourmand, vorrebbe trasportare dal Texas a Chicago grossi carichi di droga. Earl accetta senza fare domande, caricando in un garage e consegnando in un motel. La veneranda età lo rende insospettabile e irrilevabile per la DEA. Veterano di guerra convertito in 'mulo', Earl dimentica i principi di fiero difensore del Paese per qualche dollaro in più. Ma la strada è lunga.
Per Clint Eastwood la questione è il tempo che gli resta. Una questione pressante emersa dalle acque del Mystic River e risolta cinque anni dopo in Gran Torino. Walt Kowalski, misantropo irascibile e veterano della Guerra di Corea, sarà il suo ultimo ruolo. Clint Eastwood mette in scena la sua fine, fino alla prossima volta almeno. Perché undici anni dopo, l'autore che beneficia dell'eterna proroga degli dei del cinema, riprende la strada in un road-trip testamentario supplementare.
Ma Il corriere - The Mule è più di questo, più del nuovo ritratto di un vecchio eroe reazionario che monda i suoi peccati. Per Clint Eastwood non è più il tempo di scrivere la sua leggenda e di giocare col suo mito. Perfettamente cosciente di quello che suscita, si diverte ma resta secco e autentico dietro le rughe di un uomo che non ha più l'angoscia di invecchiare ma la paura di morire.
Quando appare sullo schermo il cuore si ferma perché Clint Eastwood è sempre maledettamente bello, col suo sguardo chiaro, il sorriso franco e quella silhouette torreggiante che non ha perso niente della sua eleganza ma che non può e non vuole nascondere il peso delle sue primavere, quella vulnerabilità che accompagna la vecchiaia. Al tempo che incalza, come gli scagnozzi del cartello messicano, l'autore risponde rallentando.
Il ritmo in The Mule, dopo la frenesia di American Sniper e le sperimentazioni di Ore 15:17 - Attacco al treno, è quello di un uomo cosciente che non gli rimane più molta strada da percorrere ma che non ha davvero nessuna fretta di arrivare a destinazione. A bordo di un Ford F-100 degli anni Settanta si gode il viaggio. The Mule è il secondo film 'fordista' di Eastwood dopo Gran Torino, titolo dedicato a un'altra luccicante muscle car della Ford. La fascinazione per il fordismo, peculiare metodo di produzione a catena, spiega forse la cadenza infernale con la quale il regista realizza i suoi film, trentotto dal 1971 e il trentanovesimo è già 'in montaggio' (Impossible Odds).
Solido come un mito, lucida la sua 'carrozzeria' e avanza nel film radioso, col cappello in testa, increspando il sopracciglio, canzonando degli spacciatori armati fino ai denti, regalando fiori alle signore o cantando canzoni al volante, impeccabile florilegio di country e di soul, lungo le autostrade vuote del Midwest. Basta guardarlo, osservare con attenzione tutti i suoi gesti, che costituiscono la materia prima del film, per indovinare cosa lo anima a ottantotto anni: cavare tutta la vitalità che rimane nel suo corpo e in quello della sua nazione, i due finiscono sempre per coincidere nel suo cinema. Corpi di cui non smette di sondare le crepe e le contraddizioni. Ma è troppo tardi per colmarle, manca il tempo, e allora è meglio forse prendere quello che si può. Per farlo, Eastwood trova il travestimento perfetto: quello di un bianco un po' misogino e un po' razzista, tanto conservatore e tanto vecchio, così vecchio che nessun poliziotto potrebbe mai sospettarlo. Il perfetto criminale è un americano medio, irreprensibile e inoffensivo. Il buon repubblicano si converte in mulo del cartello e sfida la legge, incarnata dall'agente di Bradley Cooper, eco lontano ma invertito, cacciatore e non cacciato, di Kevin Costner in Un mondo perfetto.
In un mondo regolato dal politicamente corretto, il suo Earl ha un linguaggio e un comportamento irriducibilmente inappropriati, tratta i messicani da "fagioli rossi", prende le lesbiche per uomini e chiama "negro" un viaggiatore afroamericano in panne sul bordo della strada. Se nella vita Eastwood disprezza apertamente il politicamente corretto e insiste sulla responsabilità individuale, nel cinema è infinitamente più sottile.
The Mule non fa che ribadire la complessità, la ricchezza e anche il carattere (in)discutibile del suo cinema. Repubblicano di fatto, libertario di cuore, come il suo Earl ha una 'buona parola per tutti' ma non esita mai quando si tratta di difendere i più deboli. In una scena narrativamente gratuita, e appassionante nella sua gratuità, Eastwood rivela la paura viscerale di un automobilista latino fermato dalla polizia durante la battuta di caccia 'al mulo'. Pochi minuti per regolare i suoi conti col razzismo e gli abusi di potere della polizia americana. Chi conosce la sua opera non sarà forse troppo sorpreso ma vederlo incarnare quei valori, donarsi anima e corpo, divorare il cinema con desiderio, rassicura.
Trasposizione di una storia vera, quella di Leo Sharp, veterano della Seconda Guerra Mondiale arrestato a novant'anni per traffico di droga e ossessionato unicamente dai suoi fiori, The Mule permette a Clint Eastwood di elaborare il rimorso per i suoi cari dietro e davanti alla m.d.p. Non è un caso che Alison Eastwood interpreti il ruolo di Iris, figlia ferita dalla negligenza di un padre a cui non rivolge più la parola. Come Earl, Clint ha sacrificato la vita personale alla passione professionale, come lui prova a incollare i frammenti di quella vita davanti alla morte dell'altra. Lui che si è filmato morire tante volte, adesso veglia impietrito la fine di chi ama. Per Dianne Wiest nel film, per Sondra Locke nella vita, l'attrice ed ex compagna morta a novembre, Earl cambia itinerario e Clint firma un film personale e struggente. Un comeback di contrabbando che disegna un riavvicinamento possibile tra padre e figlia senza minimizzare mai le ferite del passato.
Niente adesso conta più per lui che rivedere i volti amati, prima che svaniscano, prima che lui svanisca, gringo bianco e obsoleto, leggenda salda e fantasmatica, inafferrabile per la DEA e per il pubblico. Nella scena orizzontale in Messico, incongrua per qualsiasi altro vegliardo, Earl è sedotto a letto da due prostitute e Eastwood spegne la luce, insinuando di fatto un sospetto sulla presenza reale del trio. La verticalità non è più da ricercare, Clint Eastwood non ha più niente da dimostrare e procede oltre e verso quell'ultimo movimento laterale che abbraccia tutta la superficie, manifestazione sensibile della sua spettralità. Nell'epilogo avanza a sinistra dello schermo ed esce di scena. Gli resta un'ultima frontiera ma fino ad allora continuerà a coltivare il suo giardino.
Earl Stone è un reduce della guerra di Corea e, ormai novantenne, continua a lavorare nell'orticultura. Separato dalla moglie e distante dalla figlia, ha un rapporto discreto solo con la nipote, inoltre è prossimo alla bancarotta così coglie al volo l'occasione di un ingaggio da parte di loschi figuri messicani, che gli offrono abbastanza soldi da pagare il matrimonio della nipote e da rimettersi in sesto. Quando poi il centro per veterani è a sua volta in difficoltà economiche, Stone non può che continuare a lavorare per il cartello come "mulo", anche se ormai ha capito di partecipare ad attività criminali, che cerca in qualche modo di compensare con le proprie buone azioni e provando a farsi perdonare dalla ex moglie e dalla figlia.
"Quando mi hanno proposto di interpretare questo personaggio mi sono detto che sarebbe stato divertente vestire i panni di qualcuno più vecchio persino di me! La criminalità è economicamente un'ancora di salvezza per Stone, ma moralmente è un collasso. Per cui da una parte la sua vita migliora, ma dall'altra va a fondo. E uno di questi giorni dovrà pagare le conseguenze e affrontare le cose sbagliate che ha fatto".
Clint Eastwood
Scritto dallo sceneggiatore di Gran Torino Nick Schenk, il film è tratto da una storia vera, raccontata nell'articolo 'The Sinaloa Cartel's 90-Year-Old Drug Mule' (ossia: 'Il novantenne mulo della droga del cartello Sinaloa') di Sam Dolnick per il The New York Times. La storia era venuta alla luce in seguito a un'intervista di Dolnick all'agente DEA Jeff Moore, che aveva arrestato il vecchio Leo Sharp, arricchitosi in tarda età con le proprie attività illecite i cui proventi ha in gran parte impiegato a fin di bene. Si parlava di trarne un film già dal 2014 e inizialmente era stato scelto come regista Ruben Fleischer, cui poi è stato saggiamente preferito Clint Eastwood che per una storia del genere non ha rivali.
Il personaggio di un vecchio cocciuto e coriaceo, che si rimette in carreggiata ma non si adegua alla correttezza politica dei nostri tempi ma dice quello che pensa anche se è sconveniente, è esattamente nelle corde del regista e aver interpretato il personaggio ha portato un considerevole successo al film: terza miglior apertura di sempre per un suo titolo da protagonista dopo Gran Torino e Space Cowboys.
Nel cast il regista ha richiamato il suo American Sniper Bradley Cooper, affidandogli il ruolo di un agente DEA e per la stessa agenzia federale qui lavorano anche Laurence Fishburne e Michael Peña. Sul fronte femminile troviamo rispettivamente nei panni della ex moglie, della figlia e delle nipote Dianne Wiest, Alison Eastwood (che è davvero la figlia di Clint) e Taissa Farmiga. Inoltre completano il cast il buon caratterista Clifton Collins Jr. e Andy Garcia nei panni di un boss del cartello. Quest'ultimo ha anche avuto il merito di portare Eastwood a conoscere di persona il jazzista cubano Arturo Sandoval, a cui il regista ha affidato la colonna sonora per avere sonorità più latine rispetto allo score jazz che avrebbe potuto scrivere lui stesso.
È poi una novità anche il direttore della fotografia Yves Bélanger, che sostituisce il soldale Tom Stern e che Eastwood aveva conosciuto come producer del film Indian Horse del 2017, fotografato appunto da Bélanger. Da American Sniper ritorna poi il più fedele montatore di Eastwood, Joel Cox, che ha collaborato con il regista a ben trenta film, quasi tutti quelli realizzati da Il texano dagli occhi di ghiaccio in poi, tolti i soli Firefox, Sully e Ore 15:17 - Attacco al treno.
Earl Stone, un uomo di circa 80 anni rimasto solo e al verde, costretto ad affrontare la chiusura anticipata della sua impresa, quando gli viene offerto un lavoro per cui è richiesta la sola abilità di saper guidare un auto. Compito semplice, ma, ciò che Earl non sa è che ha appena accettato di diventare un corriere della droga di un cartello messicano. Nel suo nuovo lavoro è bravo, così bravo che il suo carico diventa di volta in volta più grande e per questo motivo gli viene assegnato un assistente. Questi non è però l'unico a tenere d'occhio Earl: il misterioso nuovo "mulo" della droga è finito anche nel radar dell'efficiente agente della DEA, Colin Bates. E anche se i suoi problemi di natura finanziaria appartengono ormai al passato, i suoi errori affiorano e si fanno pesanti nella testa, portandolo a domandarsi se riuscirà a porvi rimedio prima che venga beccato dalla legge... o addirittura da qualcuno del cartello stesso.
Con The Mule, il premio Oscar® Eastwood torna sia dietro che davanti la macchina da presa, cosa che non accadeva dai tempi di Gran Torino del 2009, film acclamato dala critica.
Cooper, che nel film interpreta Bates, ha ricevuto le sue più recenti candidature agli Oscar proprio grazie al lavoro con Eastwood, come attore e produttore di American Sniper. Il candidato all'Oscar® Fishburne è un agente speciale della DEA; Peña interpreta un suo collega; il premio Oscar® Wiest interpreta la ex moglie di Earl; Alison Eastwood è la figlia di Earl; Farmiga è la nipote di Earl mentre Serricchio interpreta l'assistente di cartello di Earl.
Clint Eastwood (Sully, American Sniper) dirige da una sceneggiatura di Nick Schenk (Gran Torino). Eastwood è anche uno dei produttori del film con la sua Malpaso, assieme a Tim Moore, Kristina Rivera e Jessica Meier, e alla Imperative Entertainment di Dan Friedkin e Bradley Thomas. I produttori esecutivi del film sono Dave Bernad, Ruben Fleischer e Todd Hoffman. Jillian Apfelbaum della Imperative sarà coproduttrice. Il film sarà girato principalmente tra la Georgia ed il New Mexico.
“Ho comprato tutto. Solo il tempo non si può comprare” Earl Stone Prendi un uomo arrivato alla soglia dei 90 anni, veterano della guerra in Corea negli anni '50, una persona dai vincoli famigliari labili e superficiali, che si ritrova in una situazione economica difficile a causa della crisi recente, un individuo innamorato del suo lavoro (la floricultura) [...] Vai alla recensione »
Ci si sente in imbarazzo, guardando Il corriere - The Mule di Clint Eastwood. In imbarazzo per tutto il tempo che spesso sprechiamo a parlare di altri film evidentemente impreparati a sostenere lunghe riflessioni o attente valutazioni, e ad elogiare cineasti che meritano la metà della metà dell'importanza che dovremmo dare a uno dei più grandi autori della storia del cinema. Rimediamo subito. Il corriere - The Mule mette a contatto due elementi apparentemente contraddittori dei racconti per immagini: la libertà espressiva e la vulnerabilità. Invece che lasciare alla seconda il compito di proteggere il vecchio protagonista dagli strali della severità o di suscitare la commossa partecipazione del pubblico (come accaduto, in modo del tutto sincero e legittimo, a Robert Redford nel non dissimile Old Man & the Gun), Clint Eastwood espone apertamente il suo Earl e si espone come corpo cinematografico in modo incredibilmente osato e privo di qualsiasi filtro.
Solo innalzando la propria fragilità al rischio più assoluto (di ridicolo, qua e là, o di disorientamento dello spettatore, talvolta), Eastwood sa di poter andare oltre il cinema "della serenità" e del pacifico congedo dai grandi vecchi.
Chi pensava che Il corriere - The Mule sarebbe stato un addio di troppo, dopo quello già così perfetto e intoccabile di Gran Torino, si ricrederà vedendo quali contropiede e quali sfocature il cineasta vuole cocciutamente portare sullo schermo. E qui entra in scena la libertà, quella che sta spiazzando anche i commentatori più raffinati del cinema eastwoodiano, già straniti dallo sperimentalismo azzardatissimo di Ore 15:17 - Attacco al treno, e ora alle prese con questo ameboidale ibrido tra commedia, road movie, thriller e melodramma.
Lavorando come i grandi registi degli anni Quaranta sempre e comunque su sceneggiature scritte da altri, Eastwood le abita e la torce fino ad appropriarsene completamente. Eppure il gioco sull'icona, per quanto possa contenere alcune civetterie (i burger col nome Gunny, o le inquadrature prese di peso da Un mondo perfetto), si colloca appunto in una zona rischiosa, impervia, denudata.
La cosa più giusta l'ha scritta The Hollywood Reporter: Lodare The Mule dicendo che è il miglior film mai realizzato da un 88enne regista che vi recita anche non significa nulla, perché non è mai successo prima. Del resto, stiamo parlando di un demiurgo, tra i più determinati e ostinati del cinema tutto: Clint Eastwood. Nella doppia veste di regista e attore mancava da Gran Torino del 2009 e, dovesse [...] Vai alla recensione »