| Anno | 2025 |
| Genere | Drammatico |
| Produzione | Giappone |
| Durata | 90 minuti |
| Regia di | Takashi Koyama |
| Attori | Yûko Andô, Kazuyuki Arai, Natsuki Deguchi . |
| MYmonetro | Valutazione: 2,50 Stelle, sulla base di 1 recensione. |
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Ultimo aggiornamento venerdì 1 maggio 2026
Un gruppo di giovani cerca di ribellarsi alla prigionia di una città senza futuro.
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CONSIGLIATO NÌ
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Hidemi Boku è una ragazza costantemente a disagio. Nella sua scuola, un istituto commerciale di provincia, resta ai margini delle gerarchie sociali, invisibile o quasi, mentre a casa la attendono le violenze di un padre alcolizzato, presenza minacciosa e imprevedibile. L'unico spazio di espressione è il rap, praticato in battle improvvisate che le consentono di canalizzare rabbia e frustrazione. Quando un produttore sembra interessarsi a lei, la promessa di riscatto si trasforma presto in pericolo: l'uomo ha tutt'altre intenzioni, ma Hidemi reagisce, lo mette fuori gioco e, rovistando nella sua cassaforte, scopre dei semi di marijuana. Decide di rubarli. Insieme a due compagne di scuola - la popolare Miruku, tanto affascinante quanto annoiata, e la goffa Mako, rifugiata nel mondo dei manga - improvvisa così un improbabile club di botanica, dietro cui si cela un progetto ben più concreto: coltivare cannabis e rivenderla per cambiare vita.
L'eco di Breaking Bad risuona evidente anche in All Greens, a conferma di un immaginario ormai globalizzato che trasforma l'illegalità in opportunità narrativa universale.
Ma il film di Takashi Koyama non si limita a replicare uno schema: lo innesta nel contesto specifico del disagio giovanile giapponese, dove l'assenza di prospettive e la pressione sociale generano un senso di stasi esistenziale difficilmente scardinabile. In questo senso, la deriva criminale delle protagoniste non appare tanto come una scelta deviante, quanto come un'estensione quasi naturale del vuoto che le circonda.
Koyama, al secondo lungometraggio dopo Colorless, costruisce una narrazione che oscilla tra registri differenti. La prima parte si muove nei territori del coming of age e della commedia, lavorando sui contrasti tra i personaggi e su una certa leggerezza di tono che sfiora talvolta il grottesco. Miruku, con la sua inattesa cinefilia, diventa un elemento di straniamento, mentre Mako incarna una goffaggine che sfocia spesso in momenti di comicità involontaria. Hidemi resta invece il centro emotivo del racconto, figura trattenuta, sempre sul punto di esplodere ma incapace di trovare una vera via di fuga.
Questo equilibrio viene progressivamente incrinato da un cambio di tono sempre più marcato, che conduce il film verso territori action-noir. Una trasformazione non priva di prevedibilità, ma che qui assume anche una funzione ideologica. Il racconto sembra infatti rifiutare la possibilità di una lettura ambigua o seducente dell'ascesa criminale, introducendo una dimensione punitiva che riequilibra moralmente le azioni delle protagoniste. Come se fosse necessario, a un certo punto, riaffermare un ordine e negare qualsiasi fascinazione per una vita fuori dalle regole.
Il limite di All Greens risiede proprio in questa oscillazione irrisolta. Da un lato, il film intercetta con lucidità il malessere di una generazione sospesa, priva di strumenti per immaginare il futuro; dall'altro, sembra non avere il coraggio di spingersi fino in fondo nelle implicazioni del proprio racconto, rifugiandosi in dinamiche già viste e in una chiusura che riconduce tutto entro coordinate più rassicuranti.
Resta tuttavia interessante il modo in cui Koyama tratteggia il microcosmo delle protagoniste, evitando facili psicologismi e lasciando emergere, tra le pieghe del racconto, un senso diffuso di frustrazione e desiderio di evasione. Più che un film sulla droga o sul crimine, All Greens finisce così per essere il ritratto di un'adolescenza senza orizzonte, in cui anche la trasgressione più radicale appare, in fondo, come un gesto disperato e destinato a esaurirsi. Peccato per l'ingenuo epilogo, con tanto di omaggio a Trainspotting.