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Ultimo aggiornamento venerdì 23 febbraio 2018
La storia d'amore tra due giovani, la musulmana Aalia e l'induista Jeet, che sfida le convenzioni e il destino nel maestoso palazzo dell'ultimo Vicerè. In Italia al Box Office Il palazzo del Viceré ha incassato 441 mila euro .
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CONSIGLIATO SÌ
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A seguito della decisione britannica di rinunciare al possesso dell'India, che notoriamente nel 1947 ottiene l'indipendenza, l'ultimo incarico politico nella futura ex colonia da parte di Sua Maestà è affidato a Lord Mountenbatten nella veste di viceré: si tratta di gestire la delicata transizione del Paese verso la propria autonomia. L'aspetto più complesso è rappresentato dal conflitto apparentemente insolubile fra induisti, musulmani e sikh, che si rifiutano di convivere pacificamente in una stessa nazione nonostante gli insegnamenti di Ghandi. L'opzione deliberata fra le parti sfocia nella cosiddetta "Partition" fra India e Pakistan: una separazione dolorosa e fatale per milioni di famiglie indiane incluse le 500 persone a servizio nell'immensa dimora del vicerè.
"La storia è scritta dai vincitori". Con questo statement politico Gurinder Chadha dà inizio al dramma storico a 70 anni dalla Partition di cui la sua stessa famiglia è stata vittima. Fortemente motivato da tali urgenze personali, il film della regista anglo-indiana adotta volutamente un registro narrativo lineare ed inequivocabile per ottenere le massime comprensione e diffusione.
Tanto che per la distribuzione in India, prevista per l'11 agosto in prossimità con l'anniversario della Partition, Chadha sta finalizzando la doppia versione inglese e indù, quest'ultima destinata ai centri abitati più piccoli. Indirizzandosi all'amplificazione spettatoriale, la regista sacrifica dunque il linguaggio, calibrato su un'indiscutibile spettacolarità scenografica ma su una sceneggiatura e regia "basiche", dove a dettar legge sono campi totali e medi, con l'oggetto semantizzato quasi regolarmente incorniciato al centro delle inquadrature, sempre rigorosamente patinate. L'unica eccezione concessa a tale "regime" risiede nell'alternanza del girato a materiali d'archivio Movietone con video dell'epoca.
La produzione di senso si fa immediata in quest'opera d'epica storica e militanza politica, inclusiva anche del genere melò per l'inserzione della vicenda privata ed esemplare di una giovane coppia di innamorati "separata" dalle differenze religiose. Al di là dell'innaturale scelta di dividere unico Paese, ciò che preme a Chadha è fare luce (e denuncia) sulle trame strategiche alla base della Partition, sdoganando la figura di Mountbatten (splendidamente interpretata da Hugh Bonneville) e famiglia (bellissimo il ruolo della moglie Edwina affidato a una convincente Gillian Anderson), di fatto "pedina" inconsapevole di un accordo precedentemente ordito da Churchill con il leader musulmano Jinnah. Con la grave denuncia il cerchio si chiude, e lo "statement" in apertura del film raccoglie la propria compiutezza nella dedica (giustificata ma un po' retorica come l'intero film) all'oltre milione di morti causati dalla Partition, capace di "sradicare" ben 14 milioni di indiani.
L'impero britannico alla fine della sua epopea indiana, cede ma non concede,sfruttando fino all'ultimo la sagacia e l'astuzia strategica di Sir.Winston Churchill, utilizzando il "liberal" Lord Mountbatten, ultimo vicerè, per raggiunger ei suoi scopi più reconditi, soprattutto in funzione anti sovietica, un altro impero, quello del male, cui la lungimiranza dello [...] Vai alla recensione »
1947, l'Impero britannico in India volge al termine, il nipote della Regina Vittoria, Lord Mountbatten, dal sontuoso Palazzo del Viceré a Delhi finalizza, con famiglia al seguito, il passaggio di consegne da colonia a stato indipendente. Rivolte, sollevazioni e violenze tra indù e mussulmani, però, lasciano presagire un raddoppio, anzi, uno sdoppiamento in due Stati: India e Pakistan.