Titolo originale | Bir zamanlar Anadolu'da |
Anno | 2011 |
Genere | Drammatico, |
Produzione | Turchia |
Durata | 150 minuti |
Regia di | Nuri Bilge Ceylan |
Attori | Yilmaz Erdogan, Taner Birsel, Ahmet Mümtaz Taylan, Muhammet Uzuner, Firat Tanis . |
Uscita | venerdì 15 giugno 2012 |
Tag | Da vedere 2011 |
Distribuzione | Parthénos |
MYmonetro | 3,49 su 19 recensioni tra critica, pubblico e dizionari. |
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Ultimo aggiornamento venerdì 10 agosto 2012
Un'indagine lunga una notte che non serve a dare risposte sul crimine quanto, per i personaggi, a guardarsi intorno e guardarsi dentro. Il film è stato premiato al Festival di Cannes, In Italia al Box Office C'era una volta in Anatolia ha incassato 305 mila euro .
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Tre auto viaggiano nella notte nella provincia dell'Anatolia. Cercano qualcosa nell'oscurità: ogni collina, ogni albero potrebbero essere il luogo giusto. Sono un commissario con i suoi poliziotti, un procuratore e un medico, conducono il sospettato di un crimine alla ricerca del luogo dove avrebbe sepolto il cadavere. Vagano senza risultati, si fermano a mangiare dal sindaco di un paesino, poi riprendono la ricerca. All'alba trovano il corpo, lo caricano in auto e lo trasportano nella cittadina per farlo riconoscere dalla moglie ed eseguire l'autopsia.
È un poliziesco molto anomalo il quarto film (su sei lungometraggi realizzati in carriera) che il regista turco Nuri Bilge Ceylan porta in concorso a Cannes, dove è stato già premiato per Uzak - Lontano e Le tre scimmie. Un'indagine lunga una notte che non serve a dare risposte sul crimine quanto, per i personaggi, a guardarsi intorno e guardarsi dentro. Bilge Ceylan fa un cinema di tempi dilatati (la pellicola supera le due ore e mezza) e di attenzione ai dettagli, riesce a esplorare l'animo dei suoi personaggi facendone uscire passato e sentimenti dai particolari. Il film è strutturato su tre parti, come in tre atti di Anton Checov (che il regista, autore della sceneggiatura con la moglie Ebru e con Ercan Kesal, cita nei titoli): nella prima il protagonista è il commissario Naci, nella seconda il procuratore Nusret, nella terza il medico Cemal. I dialoghi sembrano casuali, ma non lo sono, uno, quello più cruciale, viene interrotto e ripreso nel corso delle tre parti. Riguarda la storia di una donna che ha previsto la sua morte ed è deceduta esattamente il giorno che aveva predetto. Si scoprirà essere la moglie del procuratore, che ha preso una dose letale di droga. "Ho capito che a volte i suicidi sono atti di accusa verso chi resta" commenta il vedovo e il disilluso medico risponde: "lo sapevo già". Così il procuratore si compiace di "somigliare" a Clark Gable, si aggiusta a più riprese i capelli e i baffi, per mascherare un fallimento esistenziale. E così gli altri due protagonisti. Il sospettato sembra di gomma, non reagisce quasi mai, è solo un pretesto per far uscire gli altri. Solo la moglie del morto mostra una grande dignità, mentre il figlio, un ragazzino, scarica la rabbia tirando una pietra in fronte al colpevole. Bilge Ceylan, come d'abitudine, chiede molto allo spettatore ma lo proietta in un viaggio ai bordi dell'abisso, in un continuo su e giù dalle colline, dove gli indagatori finiscono per indagarsi. Non a caso un punto di svolta, poco dopo metà film, è trasporto del morto. Non disponendo di un mezzo adatto, devono riuscire a far stare il cadavere nel bagagliaio di una delle auto. Nel farlo, nel piegarlo, finiscono per trovarsi nei panni di un assassino che lo vuole occultare. Il regista prosegue un cammino autoriale molto personale e di spessore e con questo lavoro conferma le sue grandi capacità di scrittura e di messa in scena.
Uscito in Italia più di un mese fa e ancora presente in non poche sale cinematografiche, C'era una volta in Anatolia , il quinto film diretto dal regista turco Nuri Bilge Ceylan e premiato al Festival di Cannes, è un'opera da vedere e, per certi aspetti, da rivedere. Nel senso che, da un lato, racconta un fatto tragico in un modo inconsueto e, dall'altro, introduce elementi tanto narrativi quanto rappresentativi, che consentono di comprendere in maniera interessante come dialogano tra di loro i personaggi. I quali, nel corso di un solo giorno, in cui si svolge il breve racconto, dimostrano la loro diversità. Siamo in Anatolia e, durante la notte, tre auto percorrono i luoghi per scoprire dove è stato sepolto un uomo assassinato. C'è il commissario con i poliziotti, un procuratore e un medico, e c'è ovviamente colui che è sospettato di essere l'assassino.
Il bello della storia - e del modo con cui il regista la racconta - sta nel rapporto che si stabilisce fra i vari personaggi e nel loro carattere individuale, essendo l'uno diverso dall'altro. Così, a mano a mano che le auto percorrono le varie strade e stradine, si fermano, riprendono il percorso, mentre il commissario e i poliziotti costringono l'eventuale assassino a ritrovare il cadavere, ciò che colpisce di più e attrae lo spettatore è, da un lato, il paesaggio notturno e, dall'altro, i discorsi e le battute dei tre protagonisti, cioè il commissario, il procuratore e il medico. Ma il fascino deriva da quello che possiamo chiamare «lo sguardo della macchina da presa»: un modo di riprendere la realtà che la trasforma in un'immagine poetica e delicata. Quanto poi ai tre personaggi, il fatto che parlino sia di se stessi, sia di questo o quel fatto, costituisce un'attrattiva spettacolare. Inoltre non si può dimenticare che, trascorsa la notte e trovato il cadavere, il finale del film riprende il tema iniziale e dà alle immagini del passato una sorta di attualità drammatica. Ciò significa che, nel dirigere questo film, il geniale Nuri Bilge Ceylan ha ripreso certi temi che aveva trattato nei suoi film precedenti e li ha trasformati in una nuova e originale visione della realtà, che lo spettatore può considerare tanto affascinante quanto divertente.
Da La Stampa, 23 luglio 2012
Il film racconta di un medico che vive nella steppa dell'Anatolia.
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"C'era una volta in Anatolia" è un capolavoro a metà. Lo è sicuramente da un punto di vista visivo, con una grandiosa fotografia che pare illuminare anche le sequenze notturne sulla splendida campagna turca e che mette in risalto anche i dettagli più minuti (la barba ispida dei protagonisti, gli alberi scossi dalle folate del vento, l'espressione dei volti, una roccia con graffiti antichi, l'architettura [...] Vai alla recensione »
Era dai tempi di “Uzak” che non ancora si rivedeva un’opera così potente e rarefatta. Per più di due ore non accade quasi nulla in fatto di trama (le azioni sono sempre le stesse, ripetitive ma emblematiche), ma tanto in fatto di interiorità psicologica dei singoli personaggi. Potremmo dire che la storia di questo anomalo giallo sia stata genialmente presa a pretesto [...] Vai alla recensione »
Il viaggio. Un magistrato, un commissario di polizia, un medico legale, un ufficiale militare ed i loro uomini procedono di notte, in un corteo di macchine, lungo una strada polverosa che serpeggia tra le colline aride e deserte dell’Anatolia, alla ricerca di un cadavere. Il viaggio è faticoso, si moltiplicano le soste, si allungano i tempi ed aumenta lo stress generale.
Gran premio della giuria al festival di Cannes, "C'era una volta in Anatolia", diretto dal già più volte premiato in Francia Nuri Bilge Ceylan, costituisce un'autentica sorpresa nel panorama cinematografico mondiale. Il regista turco riesce a dare vita adun poliziesco assolutamente impeccabile nello svolgersi della vicenda, ma soprattutto dipinge i suoi protagonisti [...] Vai alla recensione »
Nuri Bilge Ceylan, già autore del bellissimo "Tre scimmie" torna a mettere in scena le più profonde emozioni umane con questa pellicola, Gran Prix della Giuria al Festival di Cannes 2011. E lo fa attraverso un meccanismo a matrioska, perchè ogni scena ne contiene un'altra, ogni dialogo è propedeutico al successivo, ogni rivelazione contiene i germogli per la rivelazione successiva, che a volte arriva [...] Vai alla recensione »
"C'ERA UNA VOLTA IN ANATOLIA" di Nuri Bilge Ceylan, Gran Premio della Giuria a Cannes 2011. Film suggestivo e intenso, non privo di belle pagine specie nella prima parte, con il pretesto di una indagine poliziesca, racconta le vicende private di alcuni personaggi che scopriranno di essere molto legati gli uni agli altri e di essere non molto dissimili dalla persona arrestata che [...] Vai alla recensione »
Certi critici cinematografici continuano imperterriti a recitare la propria ammuffita particina degli intellettuali che esaltano i film quanto più sono insopportabili . "C'era una volta in Anatolia" ricorda una frase di Oscar Wilde: "Chi usa cinquanta parole per dire quello che si può dire in cinque è capace di qualsiasi delitto". Nuri Bilge Ceylan ne ha usate cinquemila (due ore e mezza di film) [...] Vai alla recensione »
“Turchia, esterno notte” … Un convoglio di tre veicoli con una decina di uomini procede lungo una strada polverosa e un temporale incombente, che sembra presagire avvenimenti tragici. In varie tappe il convoglio si ferma, ne scendono l’assassino che deve indicare dove è stato sepolto il corpo di un uomo ucciso, la guardia che lo custodisce in manette, il [...] Vai alla recensione »
In una ventosa notte autunnale, sotto un cielo che minaccia tempesta, i fari accesi di tre auto della polizia setacciano i campi di una località dell'Anatolia alla ricerca di un abbeveratoio nei cui pressi sarebbe stato seppellito il corpo di un uomo che i due rei confessi dichiarano di aver ucciso poche ore prima. Il comandante della locale stazione di polizia,il procuratore ed un medico [...] Vai alla recensione »
Nella provincia anatolica un gruppo di poliziotti capitanati da un commissario, il procuratore e con l'ausilio del medico legale cercheranno di fare luce su un omicidio. Gli uomini dovranno prima affrontare un lungo viaggio con l'autore del crimine per trovare il cadavere. Sarà questa l'occasione per i tre di soffermarsi sulle sofferenze che provano.
C'ERA UNA VOLTA IN ANATOLIA Spesso ci diciamo come sarebbe bello visitare un paese sconosciuto, senza servirsi di un viaggio organizzato, andando alla ventura, immergendosi nel paesaggio, parlando con la gente del posto. Ma non puoi: il paese sconosciuto ti intimorisce, non hai capacità di adattarti alle difficoltà di un viaggio “non protetto”, non conosci [...] Vai alla recensione »
Qualche volta capita che la trama non sia l'elemento essenziale del film e svolga soltanto la funzione di contenitore di altri elemento, un'opportunità per raccontare, attraverso i personaggi, altre cose che non popolano la storia principale ma si ramificano da essa. Questo è quel tipo di film, la storia è scarna e poco interessante, serve soltanto a far incontrare delle [...] Vai alla recensione »
Film sulle indagini condotte lungo un'intera notte riguardo un brutale assassinio che condurranno non solo alla scoperta del reale accaduto dei fatti ma anche alla scoperta di personali verità da parte degli investigatori stessi. Insomma, il film è costituito come un lungo percorso alla ricerca del proprio sè più intimo.
Un commissario, i suoi poliziotti, un procuratore e un medico accompagnano 2 sospettati alla ricerca del cadavere nell’immensità costretta dell’Anatolia. Trovano il cadavere e, dopo il riconoscimento della moglie, fanno eseguire l’autopsia. Questa è la trama oggettiva del film, non si conosce neanche il movente dell’assassinio. Solo gli sguardi e i dialoghi ne esprimono il senso, creando coordinate [...] Vai alla recensione »
Un commissario, i suoi poliziotti, un procuratore e un medico accompagnano 2 sospettati alla ricerca del cadavere nell’immensità costretta dell’Anatolia. Trovano il cadavere e, dopo il riconoscimento della moglie, fanno eseguire l’autopsia. Questa è la trama oggettiva del film, non si conosce neanche il movente dell’assassinio.
Un film che narra contemporaneamente più storie drammatiche. Un omicidio, un suicidio, una malattia. Tre auto attraversano di notte l'Anatolia, cercano un cadavere. Visto da lontano è lavoro, lavoro di un poliziotto, un procuratore, un medico e i loro uomini. Visto da vicino attraverso le inquadrature e le parole degli interpreti il dramma, i drammi prendono corpo.
Un vetro appannato lascia intravedere un interno. Tre uomini sono seduti in un locale chiuso e mangiano in modo cordiale. La voce è lontana. Uno dei tre esce dall’officina. Fuori sta arrivando un temporale. Una locomotiva arriva da destra e copre la scena. I titoli (solitamente di coda) scorrono in silenzio. Il primo tempo è totalmente notturno (anche se la divisione [...] Vai alla recensione »
Salto la trama spiegata già da molti, l'unica cosa che si può dire è che se soffrite d'insonnia non perdetelo, c'era gente che russava e gente che è andata via a 10 minuti dalla fine, e cioè dopo 2 e mezza, momento in cui non si era capito ancora niente di un film di per se senza senso, sconclusionato e privo di logica. Non basta fare delle scene lunghe e ripetitive, lente e al buio, su delle route [...] Vai alla recensione »
Chissà se il traduttore di Google funziona. Once upon a time in Venice. C'era una volta a Venezia. Una condizione di privilegio, quella di vivere a Venezia, che forse non permette di comprendere però il valore di questo film amato da un'orda di critici: perché vivendo a Venezia, una città dove le storie e le leggende sono scritte sui muri, dove la densità di storie e leggende per metro quadrato è decisament [...] Vai alla recensione »
Secondo me... Il medico in fondo cerca di trovare del buono anche nell' assassino (gli ha anche offerto una sigaretta). Si è rifiutato di fare figli perché essendo un dottore che guarda le cose e le persone con occhio scientifico conosce i risvolti più crudi della vita ed è oppresso da scetticismo e pessimismo.
Prevedibile, di maniera, sostanzialmente inconcludente. L' unica cosa che salva il film è il ritratto della Turchia profonda che almeno riesce a impedire di addormentarsi.
Inspiegabilmente lungo e con un tempo e ritmo decisamente lento. Un mistero anche l'imbarazzante ripetizione di scene che si dilungano nell'ovvio come a cercar di sottolineare una quotidianità che però sembra chiaro non appartenere ai tempi cinematografici. Nonostante il cast sia caratterizzante ed alcuni attimi molto simbolici non si può certo salvare un film che fa letteralmente dormire in sala. Vai alla recensione »
Come si fa a dare 4 palle/stelle a un film del genere? Riassunto: tre auto della polizia accompagnano nella notte anatolica il killer di un uomo seppellito in piena campagna. Ora, chi è stato in Turchia sa che se si allontana dalle zone turistiche di notte rischia di perdersi nel nulla, perchè non c'è nemmeno un lampione o un paracarro.
Bastano alcune straordinarie sequenze a giustificare tutto ciò? Bastano i bagliori rurali di un fuoco notturno, i paesaggi fascinosi di una campagna che non ti aspetti, le chiacchiere che costruiscono storie "per sovrapposizione" o il vagare kafkiane di auto e uomini stanchi a fare di "C'era una volta in Anatolia" ciò che vorrebbe essere? Semplicemente no. [...] Vai alla recensione »
Le storie si mescolano, si sovrappongono, si contrappongono in questo film che racconta di un commissario, un procuratore, un medico legale e altri personaggi che vanno alla ricerca di un cadavere portando con se gli assassini rei confessi. Ciascuno ha la sua storia da raccontare, i dolori della propria esistenza, e ognuno porta sulle spalle il peso del passato.
Giaspoto, sei un grande! Hai descritto perfettamente quello che questo film trasmette... soprattutto il titolo è pouyche azzeccato! Complimenti!
C’era una volta in Anatolia Nel cuore dell’Anatolia, paesaggio arido e brullo, è notte fonda. Una squadra di poliziotti percorre in macchina le strade deserte, con loro viaggia un presunto assassino. Sono alla ricerca del corpo di un uomo morto ammazzato. Nuri Bilge Ceylan racconta la sua terra turca, la sua gente, una cultura, la sua, che il buio della notte copre, ammanta come a nascondere la miseria [...] Vai alla recensione »
La storia è di una semplicità naturale, la resa non semplice. Seppure il racconto possa snodarsi con la giusta leggerezza e il giusto rispetto per la narrazione Nuri Bilge Ceylan sceglie di mettere davanti a tutto l'autorialità, la colta presenza dell'intellettuale, stroncando ogni possibile respiro. Chiacchiere, dialoghi infiniti, metafore assortite, lentezza riflessiva: [...] Vai alla recensione »
Sono, purtroppo, un totale neofita per il film di Ceylan. Ciò detto, valutando questo film non nego un sospetto. Quello di un cinema "Autoriale" che si compiace de tempi morti, e di scene apparentemente o realmente anodine -Gli "interrogatori" a cui uno degli assassini viene sottoposto sul posto, per esempio- nonché di una poetica dell'incomunicabilità, messa a fuoco -Credo- da Kiarostamì più di quindici [...] Vai alla recensione »
In realtà qualcuno, commentandolo su questo sito, l'ha già definito "Aperto"
Completando (spero) quanto scritto prima, vorrei aggiungere che, se Ceylan sembra porsi questioni sul (NON?) senso della vita (Grazie a chi ha scritto di avermi ricordato la scena delle mele), alla fine sembra proprio c(r)edere al pessimismo, mentre in altri punti certe riflessioni cui ho accennato potevano lasciare speranza. Se si analizzano la considerazione sulle cause che portano al suicidio, [...] Vai alla recensione »
Il nuovo fil di Nuri Bilge Ceylan, già autore del bellissimo "Tre scimmie" torna a mettere in scena le più profonde emozioni umane con questa pellicola, Gran Prix della Giuria al Festival di Cannes 2011. E lo fa attraverso un meccanismo a matrioska, perchè ogni scena ne contiene un'altra, ogni dialogo è propedeutico al successivo, ogni rivelazione contiene [...] Vai alla recensione »
Questa volta sono tre auto ad accompagnarci nei misteri e sensi di colpa dei nostri protagonisti. Storia felicemente ambientata nel sud est della Turchia. Terra arida ventosa che ha scolpito i volti dei nostri protagonisti. Non mi diolungo ma vado al sodo. Opera ben realizzata, fotografia montaggio, un poco meno il doppiaggio, ma va bene così. I sottotitoli ci avrebbero privato della bellezza e drammaticità [...] Vai alla recensione »
Se mi dessero delle forbici per lavorare a questo film, lascerei sulla tavola del montatore circa 60 minuti. Le strizzatine d'occhio a Tarkowski e a Kieslowski sono vecchie come il cucco e, soprattutto, il regista vuole dire troppo. Sorrisi, lentezze, voli pindarici non riescono a fare il film, che muore sepolto da una cosa molto semplice e che, denunciare, non è per nulla "far cosa [...] Vai alla recensione »
C'è un tempo dilatato in questo bellissimo film,dove la lentezza è un pregio.intriso di poesia,presenta suggestive ed evocative immagini notturne dell'anatolia;non è importante la trama in sè,ma la vita interiore dei personaggi,che,nel tempo di una notte,viene fuori con le sue fragilità e le sue angosce.Un film che non annoia ma che si ricorda con un senso di dolce malinconia.
c'era una volta in anatolia è un film lentissimo, inoltre dura tre ore,infatti in alcuni punti è quasi insostenibile,ma per godersi al meglio la visione bisogna continuare a vederlo.c'era una volta in anatolia è un film che scava nelle psicologie dei personaggi e lo fà in modi mai banali.basta pensare quando l'investigatore protagonista si paragona a clark gable,quando,in realtà, è uno dei personaggi [...] Vai alla recensione »
UNA NOTTE , IL BUIO , LA LUCE DEI FARI DI TRE MACCHINE,LA STRADA COME UN SENTIERO A FORMA DI SERPENTE, E GLI UOMINI ...... DIVERSI,MA TUTTI IMMERSI IN UN UNICA NATURA ........ SELVAGGIA,ARCAICA ,PRIMORDIALE E TERRIBILMENTE DENTRO TUTTI NOI. ECCO L'ESPRESSIONE SINCERA E SENTITA E' IN QUESTI INDIMENTICABILI VOLTI , LUOGHI,CARATTERI DIVERSI ,UNITI NELLA STESSA DESTINAZIONE ANCHE INCONSAPEVOLI [...] Vai alla recensione »
Cinema turco. A firma di uno dei suoi autori più grandi, Nuri Bilge Ceylan, incontrato spessissimo nei festival maggiori dove con i suoi film ha sempre ottenuto consensi e premi. Come con questo di oggi, “C’era una volta in Anatolia” (un titolo in omaggio al nostro Sergio Leone) che, presentato l’anno scorso al Festival di Cannes, si vide subito assegnare il Gran Premio della Giuria.
C'era una volta in Anatolia, film di nazionalità turco bosniaca, diretto da Nuri Bilge Ceylan, ha vinto l’anno scorso il "Grand Prix” della Giuria al Festival di Cannes, un riconoscimento ampiamente meritato per l’originalità, il coraggio e lo stile con cui è stato concepito e girato. Il racconto ha un piano di lettura semplice e decifrabile: un procuratore, un medico legale e alcuni poliziotti attraversano [...] Vai alla recensione »
Una notte infinita nell’Anatolia dei sentieri e dei misteri alla ricerca di un cadavere. Ad animarla un manipolo di umanità imperfetta e dunque irresistibile. Con un film di cinema puro celebrato dal Gran Prix a Cannes 2011, Nuri Bilge Ceylan si conferma il migliore esponente della sua generazione, cantore di una Turchia contaminata per radici e contraddittoria per modernità, capace di stupori opposti. [...] Vai alla recensione »
Quattro uomini, tre auto, una distesa di colline brulle tutte uguali. E la notte, una notte che non finisce mai e che vi entra dentro fino a farvi perdere ogni riferimento. Come succede ai personaggi del film, un poliziotto, un assassino, un medico, un magistrato, che impareremo a conoscere poco a poco, uno dopo l’altro. Senza saperne mai più di loro sull’intrigo che li unisce.
Si potrebbe intitolare Una storia semplice, anche per affinità con la scrittura di Leonardo Sciascia, il film del regista turco Nuri Bilge Ceylan C’era una volta in Anatolia, che ha vinto il Gran premio della giuria al festival di Cannes 2011 e che solo ora, grazie alla piccola e coraggiosa casa di distribuzione Parthénos, esce finalmente anche in Italia.
Dura più di due ore e mezza "C’era una volta in Anatolia" ("Bir zamanlar Anadolu’da", Turchia e Bosnia Erzegovina, 2011, 157'). Nuri Bilge Ceylan assicura che nel primo montaggio ne durava una in più, e che il taglio gli ha consentito di concentrarsi sul racconto centrale. Quale sia la struttura di questo racconto è presto detto: nel buio della notte, il commissario Naci (Yilmaz Erdogan), il magistrato [...] Vai alla recensione »
All’opposto esatto dell’esilarante fumetto di S. B. Cohen, «C’era una volta in Anatolia» si propone come film d’autore che più d’autore non si può. Il turco Nuri Bilge Ceylan ricorre a un meccanismo giallo per dare sfogo ai suoi sperimentati (e premiati nei festival) ricami audiovisivi sulla solitudine e la sostanziale inafferrabilità dell’animo umano: il colpevole di un omicidio, infatti, è identificato [...] Vai alla recensione »
In C’era una volta in Anatolia (Gran prix a Cannes nel 2011), Nuri Bilge Ceylan ci invita a salire a bordo di un’automobile che viaggia attraverso un paesaggio desolato, accanto a un poliziotto malinconico, un magistrato, un uomo ammanettato e un giovane medico spaesato. Ci si addentra in un’oscurità crescente, alla ricerca di un luogo preciso dove l’uomo ammanettato ha sepolto la sua vittima.
Nuri Bilge Ceylan ci invita a salire a bordo di un’automobile che viaggia attraverso un paesaggio desolato, accanto a un poliziotto malinconico, un magistrato, un uomo ammanettato e un giovane medico spaesato. Ci si addentra in un’oscurità crescente, alla ricerca di un luogo preciso dove l’uomo ammanettato ha sepolto la sua vittima. Questo vagare per la notte anatolica è estenuante ed è stato concepito [...] Vai alla recensione »
Ci sono due tentazioni, fortissime e opposte, nell’affrontare criticamente «C’era una volta in Anatolia», film del regista turco Nuri bilge Ceylan passato in concorso a Cannes nel 2011. La prima è quella di liquidarlo come uno dei film più noiosi degli ultimi anni. La seconda è di accettare la sfida del regista ed entrare nell’analisi minuziosa della Grande Metafora che Ceylan ci propone.
Terra dove sorge il sole, l'Anatolia è la Turchia asiatica; e il depistante titolo alla Sergio Leone (che nulla c’entra con il film) forse allude al suo passato antichissimo, alle tante dominazioni lidie, assire, frigie, greche, romane di cui resta traccia ovunque: nei siti archeologici come fra gli anfratti delle sinuose colline dell’altopiano centrale in cui si svolge il film di Nuri Bilge Ceylan, [...] Vai alla recensione »
Esasperante” è la prima parola che viene in mente. Alternata con la battuta di un critico che, a proposito di un altro film (al confronto, veloce come una saetta), sentenziò “not boring, but tedious”. A non voler parlare un’altra volta di tedio, possiamo orientarci verso lo sfinimento. Sì, sappiamo che il turco ha preso premi ovunque, e che da Cannes non riparte mai a mani vuote: nel 2011 “C’era una [...] Vai alla recensione »
Volete vedere un Terrence Malick più misterioso e un Andrej Tarkovskij meno opprimente? C’era una volta in Anatolia è il western senza pistole e senza cowboy che fa per voi. Roba forte, ragazzi. Siete pronti per un vero trip? C’erano una volta in Anatolia tanti piccoli uomini infreddoliti da una notte tenebrosa: un procuratore distrettuale vedovo (Taner Birsel), convinto che si possa decidere il giorno [...] Vai alla recensione »
Non fidatevi delle critiche colte, né tantomeno del Gran Premio della giuria al Festival di Cannes 2011. Questo film è un pacco sensazionale, parente stretto nella trama vuota e tartarughesca di Il sapore della ciliegia, manco a dirlo Palma d’oro del ’97. In breve: un assassino non ricorda dove ha sepolto un cadavere. E allora gironzola con la polizia per mezza Anatolia.