C'era una volta in Anatolia

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Un film di Nuri Bilge Ceylan. Con Yilmaz Erdogan, Taner Birsel, Ahmet MŘmtaz Taylan, Muhammet Uzuner, Firat Tanis Titolo originale Bir zamanlar Anadolu'da. Drammatico, durata 150 min. - Turchia 2011. - ParthÚnos uscita venerdý 15 giugno 2012. MYMONETRO C'era una volta in Anatolia * * * 1/2 - valutazione media: 3,54 su 57 recensioni di critica, pubblico e dizionari. Acquista »
   
   
   

linguaggio diverso, valori universali Valutazione 4 stelle su cinque

di pepito1948


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mercoledý 27 giugno 2012

Il viaggio. Un magistrato, un commissario di polizia, un medico legale, un ufficiale militare ed i loro uomini procedono di notte, in un corteo di macchine, lungo una strada polverosa che serpeggia tra le colline aride e deserte dell’Anatolia, alla ricerca di un cadavere. Il viaggio è faticoso,  si moltiplicano le soste, si allungano i tempi ed aumenta lo stress generale. Finalmente appare un paesino sperduto nel niente, dove i viaggiatori possono ristorarsi ed allentare la tensione. Ma l’interruzione dell’elettricità getta nel buio il villaggio. L’unica luce che s’irradia tra i commensali proviene dalle lampade a petrolio e dal viso di una donna che serve il tè, spandendo su tutti un’inattesa soavità. Il viaggio riprende e finalmente la ricerca giunge a buon fine. Non resta che procedere all’autopsia del cadavere. Alle luci dell’alba il viaggio termina ed inizia il lavoro del medico legale.
I viaggiatori. Messi a stretto contatto per ore e frustrati dalla estenuante ricerca, stentano a trovare un rapporto interattivo fluido. Le differenze di ruolo, di indole, di storia personale emergono creando momenti di conflittualità o di spigolosità, ma, in correlazione al procedere del buio della notte verso il giorno, le frizioni si stemperano, si creano interazioni costruttive, il clima si ammorbidisce. Contingenti alleanze consentono di chiarire episodi della propria vita rimasti irrisolti.
Le donne. Il contesto è prettamente maschile, i discorsi hanno toni e contenuti da uomini, dominano i baffi, i ruoli svolti non ammettono alternative di genere. Ma la vita dei viaggiatori è in qualche modo condizionata dalle donne. Mogli ed ex mogli, viventi o scomparse, ragazze o vedove in fugace apparizione suscitano richiami, nostalgie, rimpianti, suggestioni, e le loro figure, anche laddove invisibili, impongono la loro discreta ma pregnante presenza.
L’autopsia. Tocca al medico chiudere il viaggio investigativo. Da lui dipendono le risultanze e le modalità dell’omicidio. Ma un imprevisto lo pone davanti ad un bivio: dire la verità o scantonare per un nobile motivo. Deciderà secondo coscienza, non senza tentennamenti. Fuori i bambini giocano in un cortile e, lungo la via, un altro meno fortunato bambino, raccolto il pallone, lo rilancia a chi ne è in attesa: negazione, speranza ed invidia si confondono in quel piccolo, significativo gesto.
Il film del turco Nure Bilge Ceylan rivela uno sguardo disinteressato all’indagine e concentrato sulle dinamiche di un gruppo di persone, che, nelle strettoie fisiche (la macchina) e contestuali (la ricerca di un corpo) di un’azione dovuta, si muovono svelando via via interazioni interpersonali inattese ed utili ai personaggi per leggere se stessi e gli altri, tarare comportamenti,  svelare misteri, in qualche modo vivere un’esperienza umana. L’azione si svolge quasi in tempo reale e con dovizia di notazioni; un modo di fare cinema agli antipodi di quello occidentale, dove il tempo è fortemente manipolato. Nello sfondo pullulano le contraddizioni tra vecchio e nuovo in cui si dibatte la Turchia odierna, tra deserto muto e città chiassose, riti e computer. Film che, dopo il primo difficile impatto, si fa suggestivo e coinvolgente man mano che emergono lentamente i temi di fondo: l’insita socialità dell’uomo, la solidarietà, l’inganno delle apparenze (i personaggi si rivelano migliori di quanto sembrano), le difficoltà della convivenza familiare, la solitudine. Di complessa metabolizzazione, ma molto interessante.

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