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Uzak |
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Un film di Nuri Bilge Ceylan.
Con Muzaffer Ozdemir, Mehmet Emin Toprak, Nazan Kirilmis, Fatma Ceylan, Zuhal Gencer Erkaya
Drammatico,
durata 110 min.
- Turchia 2003.
MYMONETRO
Uzak
valutazione media:
3,38
su
8
recensioni di critica, pubblico e dizionari.
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Due uomini a confronto, due solitudini a Istanbul, due esistenze terrorizzate dalla paura del vivere.
![]() Crisi esistenziali in Turchia |
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Fabio Secchi Frau
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Il quarantenne Mahumt entra in crisi quando la moglie lo lascia. Suo cugino, Yusuf, si ritrova improvvisamente disoccupato dopo la chiusura della fabbrica dove lavorava. In una nevosa Istanbul, entrambi cercano la salvezza, ma le loro esistenze, così diverse (l'uno troppo nevrotico e urbano e l'altro troppo campagnolo e perditempo), cozzeranno mettendo alla luce apatie, paure, depressioni e compassioni, confusioni di queste due personalità così dissimili, ma che soffrono entrambe per lo stesso male. Socialmente claustrofobico, girato in economia, lento, ma accuratissimo nei dettagli che delineano perfettamente i due caratteri così opposti, questo film intimo e intenso si è aggiudicato, a Cannes, il France Culture Award per il miglior cineasta straniero dell'anno e il Gran Premio della Giuria. Ottimi gli attori protagonisti che, meritatamente, hanno vinto invece la Palma d'Oro per la migliore interpretazione.
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Regia di Stefano Sardo
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premi nomination |
Festival di Cannes 3 0 |
Labili impronte di rumore
giovedì 29 luglio 2010
di justinetondo
Istambul innevata abbraccia sorniona amanti e uomini soli. Yusuf e Mahmut sono agli antipodi di un'esistenza amara che nemmeno la loro temporanea convivenza riesce ad ammorbidire. Le parole si perdono nel "non detto" e l'intesa è retta da sguardi sfuggevoli o arrendevoli. Gli interni delle case, dei bar, sono come urla strozzate in gola: il quotidiano impone la disciplina dei gesti, dei sentimenti e il bere un caffè o il fumare una sigaretta, diventano obblighi dettati dal tempo. Persino la caccia continua » |
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| Ciccio | |
| Ciccio | |
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di Luigi Paini Il Sole-24 Ore
Una Istanbul cosi non si era mai vista. La neve, tanto per cominciare. Proprio come in una grande città del Nord Europa: l’immensa metropoli sommersa dai fiocchi bianchi, congelata sotto un candido mantello che la blocca, la rende silenziosa, la mostra in una veste del tutto nuova. E poi c’è quella strana sensazione di tempo sospeso: è questo che comunica l’inaspettato Uzak, di Nuri Bilge Ceylan. Niente folklore, nessuna concessione ai tramonti da cartolina e alle curiosità terzomondiste. Gente come noi, problemi come i nostri. » |
di Fabio Ferzetti Il Messaggero
Ancora un film da non perdere fra gli scampoli di fine stagione. Lo ha diretto (e scritto, fotografato, montato, ambientato) il turco Nuri Bilge Ceylan, classe 1959, talento sottile e insinuante. In concorso a Cannes nel 2003, l’anno di Elephant , ha vinto il Gran Premio della Giuria e una palma ex aequo per i due attori, il più giovane dei quali, purtroppo, morto dopo le riprese in un incidente. Dovessimo definirne il tema (in senso musicale) diremmo che è un film sulla malinconia, lo spleen, anzi la lontananza, poiché questo significa Uzak . » |
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di Lietta Tornabuoni La Stampa
«Uzak» in turco significa «Lontano», e il terzo film di Nun Bilge Ceylan, 45 anni, nato a Istanbul, racconta appunto molte lontananze: la iontanauza da sé e dal proprio passato, la lontananza dai desideri per il proprio futuro, la lontananza dagli altri, la lontananza dalla città invernale Coperta di neve, circondata da acque gelide e nebbie alla Anghelopoulos o alla Tarkovski. E un bellissimo film, molto premiato ai festival di Cannes 2003: ogni elemento dello stile perfetto assume una straordinaria eloquenza, ogni malinconia si fa eleganza, ogni minimo eventi diventa simbolico anche della tensione sociale e politica dei Paese, non c’è un solo attimo che risulti insignificante. » |
di Roberto Escobar Il Sole-24 Ore
Lontano, questo significa Uzak (Turchia, 2002, 109’). Ma il titolo del film scritto e diretto da Nuri Bilge Ceylan non rimanda a una lontananza geografica. Certo, Yusuf (Mehmet Emin Toprak) viene da lontano, da un paese che sta da qualche parte in Turchia, e di cui la regia ci dà un’immagine fredda quanto la neve che lo imbianca. D’altra parte, ben maggiore è la lontananza umana ed emotiva tra lui e il cugino Mahmut Muzzafer Ozdemir). E ancora più incolmabile è quella che entrambi si portano dentro, e che misura il loro essere nel mondo. » |
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