Lebanon

Film 2009 | Drammatico V.M. 14 90 min.

Anno2009
GenereDrammatico
ProduzioneIsraele, Germania, Francia, Libano
Durata90 minuti
Regia diSamuel Maoz
AttoriOshri Cohen, Zohar Shtrauss, Reymond Amsalem, Itay Tiran, Yoav Donat, Dudua Tasas, Dudu Tassa, Michael Moshonov .
Uscitavenerdì 23 ottobre 2009
TagDa vedere 2009
DistribuzioneBim Distribuzione
RatingConsigli per la visione di bambini e ragazzi: V.M. 14
MYmonetro 3,57 su 38 recensioni tra critica, pubblico e dizionari.

Regia di Samuel Maoz. Un film Da vedere 2009 con Oshri Cohen, Zohar Shtrauss, Reymond Amsalem, Itay Tiran, Yoav Donat, Dudua Tasas, Dudu Tassa, Michael Moshonov. Genere Drammatico - Israele, Germania, Francia, Libano, 2009, durata 90 minuti. Uscita cinema venerdì 23 ottobre 2009 distribuito da Bim Distribuzione. Consigli per la visione di bambini e ragazzi: V.M. 14 - MYmonetro 3,57 su 38 recensioni tra critica, pubblico e dizionari.

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Il viaggio del primo carrarmato che ha attraversato il confine libanese. Quella che doveva essere una missione della durata di un giorno è diventato invece un'inferno. Il film ha ottenuto 1 candidatura ai Nastri d'Argento, Il film è stato premiato al Festival di Venezia, 5 candidature e vinto 2 European Film Awards, In Italia al Box Office Lebanon ha incassato nelle prime 7 settimane di programmazione 318 mila euro e 92,8 mila euro nel primo weekend.

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Consigliato sì!
3,57/5
MYMOVIES 3,75
CRITICA 3,58
PUBBLICO 3,47
CONSIGLIATO SÌ
La guerra "in un interno" di Maoz scava nella componente umana di ogni guerra, prendendo le distanze dalla retorica mediatica.
Recensione di Marzia Gandolfi
martedì 8 settembre 2009
Recensione di Marzia Gandolfi
martedì 8 settembre 2009

Libano, giugno 1982. Un carro armato carico di armi e quattro giovani soldati avanza solitario dentro un villaggio, bombardato e abbattuto dall'Aviazione Militare israeliana. Assi è un comandante che non ha mai comandato, Shmuel un artigliere che non ha mai colpito, Herzl un servente al pezzo che non ha mai caricato una bomba e Yigal un pilota di un carro corazzato che non conosce destinazione. Impressionabili ed inesperti piangono e resistono dentro il "Rinoceronte" sferragliante, contro una guerra che non hanno voluto e un nemico che non vogliono condannare. Smarrita la direzione, mancata la posizione e assediati dalla paura, tenteranno una fuga disperata verso un campo di girasoli e una terra "promessa" (a tutti).
I soldati di Samuel Maoz non amano la guerra e sono lontani, molto lontani, dagli artificieri volontari e "in erezione" della Bigelow (The Hurt Locker). Impegnati sul fronte iracheno a disinnescare bombe e incapaci di tornare alla normalità, i soldati dipendenti della regista americana sono rimpiazzati, sullo schermo e al fronte, dai "corpi corazzati" e arruolati nelle Forze Armate israeliane durante la Prima Guerra del Libano di Maoz. Addestrato a vent'anni come artigliere, l'esordiente regista israeliano gira un film di guerra contro la guerra, riuscendo a mantenersi in equilibrio, a governare l'orizzonte del discorso e l'inferno della sua messa in scena, l'alto e il basso, la battaglia e l'annientamento umano. Claustrofobico e trincerato Lebanon guarda alla guerra attraverso il mirino-obiettivo di un artigliere che, idealmente prossimo al Piero di De Andrè e al tenente Ottolenghi di Lussu (e Rosi), rifiuta in lacrime e indisciplinato di uccidere e di uccidersi.
Come gli idealismi, gli ufficiali nel film servono a "cacciare innanzi i soldati", lasciati morire da una nazione assediata e in crisi nonostante la promessa che nessuno sarebbe stato abbandonato. La guerra "in un interno" raccontata da Maoz è quella della Storia, ancorata a una letteratura che l'ha definita, allestita, giustificata, compresa, perdonata o condannata, e allo stesso tempo quella del presente, ancora aperta e infinita, ancora chiusa nella sua logica di parte, immatura nelle riflessioni, relativa nella rappresentazione. Se la Prima Guerra del Libano appartiene all'altro secolo, i conflitti arabo-israeliani perseverano, eternamente in corso si allungano sulla nuova epoca, veicolati dalle immagini redacted dei servizi giornalistici. Contro le conseguenze mediatiche e i percorsi retorici creati dai media, si leva in alto l'immaginario cinematografico, interrogandosi e scavando nella componente umana di ogni guerra.

Sei d'accordo con Marzia Gandolfi?
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Leone d'oro alla 66ª Mostra di Venezia 2009 e 1° film israeliano a vincerlo. Scritto e diretto dall'esordiente Maoz, sulla base dei suoi ricordi di sottotenente carrista che nel giugno 1982 partecipò alla 1ª guerra nel Libano. Sul muro di una città in cui un tank israeliano penetra dopo un massiccio bombardamento aereo c'è una scritta idiota: "L'uomo non è d'acciaio, il carro armato è soltanto ferraglia". Non sono d'acciaio i 4 uomini che vi sono chiusi. 2° film israeliano a raccontare quella guerra dopo Valzer con Bashir , si svolge, tolti 10 minuti, all'interno del carro armato, nel suo buio fetido e sporco. Radicale, senza orizzonti, il mondo esterno è visto attraverso il mirino del mitragliere Shmulik. Maoz ha detto di aver scritto il film con la pancia. Lo si vede: la sua è la memoria emotiva di un 20enne che nel 1982 uccise per la prima volta un uomo. Lo spinse a fare il film il bisogno di riuscire a perdonarsi; di comunicare quell'esperienza a livello sensoriale prima agli attori, poi agli spettatori; di fare capire che il vero nemico e carnefice è la guerra stessa che costringe chi la fa a uccidere per sopravvivere. C'è riuscito anche grazie ad Ariel Roshko (scenografie), Giora Bejach (fotografia), Alez Claude (suono), Nicolas Becker (musica).

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RECENSIONI DALLA PARTE DEL PUBBLICO
domenica 25 ottobre 2009
Fulvieri

La guerra israeliana dell'82 in Libano, vissuta attraverso lo sguardo del puntatore di un carrarmato, appare nella sua realtà non solo cruda e violenta come tutte le guerre, di più, nel suo essere claustrofobica e disgustosa. L'addetto al puntatore è un giovane israeliano che guarda atterrito nel suo strumento di lavoro, ma non ce la fa a sparare, si ribella contro il capo che pretende di ordinargli [...] Vai alla recensione »

giovedì 14 ottobre 2010
Peer Gynt

Film israeliano di ottimo livello. Siamo all’inizio della guerra del Libano del 1982. Il film e’ quasi totalmente ambientato all’interno di un carro armato israeliano catapultato in piena zona di guerra. E’ la variante originale dei vecchi film ambientati in un sottomarino, poiche’ partecipiamo anche noi della sensazione di oppressione dei soldati chiusi dentro [...] Vai alla recensione »

domenica 1 novembre 2009
Paola Di Giuseppe

6 ottobre ’73, festa dello Yom Kippur, Israele contro Siria ed Egitto; 6 giugno 1982, prima guerra Israele/Libano. Amos Gitai, Ari Folman, Samuel Maoz le hanno combattute e ce le raccontano. Eran Riklis ha raccontato, un anno fa, la “guerra” dei limoni che, dopo “La sposa siriana”, ha parlato di confini, segnati da un muro o bruciati da odio etnico, fa lo stesso, comunque confini.

domenica 13 settembre 2009
paolorol

Attacco al Libano da parte di Israele, 1982. Colpisce l'impianto teatrale del film, che non è un "film di guerra",quanto un film contro la guerra, ambientato in uno spazio angusto e claustrofobico, buio, sporco ed indistinto, sovrastato e quasi costruito da rumori e stridii violenti, interrotti qui e là da brevi silenzi ancora più angoscianti. Maoz descrive la sua esperienza personale, quella di [...] Vai alla recensione »

lunedì 8 novembre 2010
Reservoir Dogs

Lebanon: Il Libano distrutto dalla guerra visto attraverso un tank israeliano e da quattro giovani "estranei" che lo abitano condividendo dolori, paure e lacrime. Il carrarmato è il feto in cui questi giovani si trovano e vagano senza meta nella speranza di una "rinascita" che avverrà poi in un campo di girasoli. La cinepresa si immerge tra di loro imprigonandoci [...] Vai alla recensione »

domenica 28 marzo 2010
oh dae soo

Lebanon, vincitore a Venezia 2009, opera prima di un regista israeliano, Samuel Maoz. The Hurt Locker, trionfatore agli oscar 2010. Il grande cinema di guerra ritorna dopo quasi 2 decenni di (semi)buio susseguenti ai magnifici anni '80 ( Apocalypse now, Platoon, Good Morning Vietnam etc...). Due film straordinari ma molto diversi tra di loro. Lebanon racconta, quasi in tempo reale, un'incursione [...] Vai alla recensione »

venerdì 4 luglio 2014
ESTONIA

La percezione della guerra nella sua dimensione più devastante diventa reale identificazione. La paura e l’angoscia sono palpabili, avvertibili quasi fisicamente. E’ uno dei film che più di tanti altri dà la misura autentica e diretta di ciò che comporta essere in prima persona in mezzo a quell’inferno. L’orrore, per quattro giovani soldati israeliani, [...] Vai alla recensione »

sabato 30 gennaio 2010
wilsons

Incredibile rappresentazione di sentimenti contrastanti e allo stesso tempo tremendamente crudo e pragmatico. Samuel Maoz è riuscito brillantemente a trasmettere l'atrocità e l'odio della guerra israeliana vissuta nel ventre di un carroarmato. Lo spettatore sembra come essere anch'egli nel carroarmato. Ha l'impressione di sentire la puzza di sudore, di sentire sulla [...] Vai alla recensione »

mercoledì 7 novembre 2018
Ennio

"Lebanon" è un'idea originale che descrive la guerra moderna vissuta dall'interno di un carrarmato. Fin dall'inizio la percezione dello spettatore è cupa, tesa, intrisa del sudore e dell'urina dei protagonisti, racchiusi dentro il blindato in caccia per le strade del Libano. Col procedere della vicenda nell'animo dei ragazzi ruotano vicendevolmente [...] Vai alla recensione »

venerdì 19 marzo 2010
Kronos

L'odissea in soggettiva di un carro armato isreliano durante la prima guerra del Libano ha un suo fascino indiscutibile, ma l'esito non regge assolutamente il lungometraggio e ... un Leone d'oro. Dopo una prima affascinante mezz'ora, nella quale condividiamo le tensioni, le paure (e l'ignoranza ideologica) dell'equipaggio, il film non cresce più: entra in un loop che ci trascina svogliatamente verso [...] Vai alla recensione »

venerdì 26 marzo 2010
Poldino

Il primo lungometraggio di Maoz,se può considerarsi apprezzabile e riuscito dal punto di vista ideologico(la guerra vista in soggettiva dall'interno di un carro armato),non sempre centra il bersaglio e con l'incessante passare dei minuti,dopo un'ottima mezz'ora,si rivela prolisso e ripetitivo.Certo,non mancano scene,toccanti ed emozionanti(vedi il cavallo che lacrima),ma da qui a definirlo capolavoro [...] Vai alla recensione »

venerdì 22 ottobre 2010
giacomogabrielli

Originale visione di un terribile conflitto che ha segnato le vite di molti persone e giovani, come i protagonisti del film. Cruda e ben fatta ricostruzione, per un opera prima da Leone d'oro a Venezia 2009. FEDELE | ****

domenica 15 novembre 2009
paapla

Film claustrofobico, girato in una torretta di un Panzer che si aggira senza controllo. Semplicemente imperdibile. Contro le follie delle guerre.

mercoledì 22 settembre 2010
Nalipa

Vissuta da dentro un carro armato israeliano mandata  a perlustrare una cittadina bombardata dall'aviazione

martedì 6 aprile 2010
g_andrini

E' un film interessante, piuttosto originale. La maggior parte del tempo scorre all'interno del carro armato. Gli attori sono positivi nel ruolo, interpretando bene. E' una pellicola contro la guerra, contro la sua assurdità.

martedì 2 marzo 2010
Vittorio

L'assurdità delle guerra dall'occhio di un carro armato, claustrofobico, commovente, con delle scene raccapriccianti....la lacrima del cavallo morente è qualcosa che penetra profondamente nel cuore!! Un film contro la guerra....contro tutte le guerre....senza nessuna retorica!! Splendido!! Da non perdere.....

mercoledì 17 febbraio 2010
Elvis shot JFK

Bellissimo.

venerdì 13 novembre 2009
spider

La Guerra, purtroppo, da una visuale che non hai mai visto (spero!)... Opera prima e autobiografica del regista israeliano che nel 1982 era proprio in quel carro armato. Film forte (per chi ha pelo sullo stomaco) ma che consiglio di vedere (magari chiudendo qualche volta gli occhi), meglio se con un buon impianto audio-dolby. Non vedi l'ora di uscire dal carro armato e alla fine del film, quando [...] Vai alla recensione »

domenica 25 ottobre 2009
Ipse_dixit

Per la prima volta ho provato disagio difronte alla violenza cruda e senza glamour della vera guerra. Spesso le inquadrature sono fatte attraverso il periscopio di puntamento del cannone del carrarmato; il quale periscopio varie volte inquadra e si sofferma su un grande poster delle torri gemelle...e punta fisso proprio le due torri...e dire che il film e' ambientato nel 1982.

martedì 5 aprile 2011
Francesco2

Nel mondo di oggi, la guerra è cambiata. E'cambiata perché si combatte contro bersagli irraggiungibili(?) come Bin Laden, in dei non-luoghi, perché si ricorre alle guerre preventive, perché il terrorista può essere chiunque. Ma nella realtà dei media onnipresenti, e forse onnipotenti, è cambiata anche la nostra PERCEZIONE della guerra. "The Hurt Locker”, a costo di sembrare freddo nel descrivere il [...] Vai alla recensione »

venerdì 26 marzo 2010
boffese

Lebanon, e' un film sulla guerra ! ma, non è la solita pellicola piena di sangue o strategia militare. no, perchè Samuel Maoz , vi raccontera' la sua esperienza personale ,dal suo punto di vista :la telecamera vi fara' inabissare nelle terre libanesi, tramite il mirino del puntatore di un carroarmato. E' la storia di 4 giovani soldati israeliani, buttati allo sbaraglio, che devono confrontarsi col [...] Vai alla recensione »

martedì 16 marzo 2010
Ulisse104

Il film racconto la storia di un 4 soldati all'interno di un carro armato. La narrazione viene vista attraverso il mirino del carro armato. Il film mette a nudo la crudele guerra e tutti gli effetti negativi che la stessa semina dietro. Particolare una scena di un asinello ferito all'addome e mentre il carro scruta se ci sono nemici appostati, si scorge un lacrima che viene giù dal povero asino.

mercoledì 28 ottobre 2009
Edward Teach

Comincia benissimo e cede forse solo nel finale un po' consolatorio e sotto sotto autoassolutorio. In effetti le inquadrature sulle twin towers di cui parla Ipse ci sono...

FOCUS
INCONTRI
lunedì 14 settembre 2009
Marlen Vazzoler

Come è stato fare un lavoro così personale? Samuel Maoz: L'intero film si svolge all'interno del carroarmato mentre la guerra è vista solamente attraverso il mirino ed è stata creata dalla mia mente con l'intenzione di usare le memorie del mio soggetto, questo è stato il filtro attraverso il quale ho voluto raccontare la mia storia. Non voglio che il pubblico comprenda solamente il sentimento, ma voglio che lo provi, perché in questo caso ho avuto bisogno di creare questa situazione in cui metto il pubblico all'interno del carroarmato per farlo identificare completamente con il personaggio: vedi [...]

STAMPA
RECENSIONI DELLA CRITICA
Roberto Nepoti
La Repubblica

Vincitore dell' ultima Mostra di Venezia, Lebanon di Maoz Shmulik è la definitiva dimostrazione che il cinema israeliano si sta affermando come uno dei migliori del mondo: forse il migliore in assoluto di questi anni. È un film implacabile, duro e calcolato al millimetro, ma anche pieno di verità: non ti illustra una tesi, preferisce buttarti in faccia le evidenze.

Fabio Ferzetti
Il Messaggero

Ci voleva un leone d’oro per segnalare a dovere l’onda montante del cinema israeliano. Sottolineando le linee guida del lavoro di una nuova generazione di registi, fra cui la guerra occupa un posto di riguardo. Ambientato tutto all’interno di un carroarmato salvo due fulminanti inquadrature, Lebanon di Samuel Maoz è quasi la prosecuzione con altri mezzi di Valzer con Bashir, il capolavoro di Ari Folman [...] Vai alla recensione »

Lietta Tornabuoni
La Stampa

«Il 16 giugno 1982, alle 6,15 del mattino ho vissuto gli orrori della guerra per la prima volta sulla mia pelle. Ho reagito con un istintivo gesto di autodifesa. Avevo vent'anni». Il regista israeliano, 47 anni, parla della prima guerra con il Libano, alla quale partecipò come artigliere. Eppure Lebanon non è un film di guerra. E' la storia di quattro ventenni chiusi dentro un carro armato, sporchi [...] Vai alla recensione »

Valerio Caprara
Il Mattino

Vincitore non a sorpresa del Leone d’oro a Venezia, «Lebanon» colpì subito i festivalieri per l’ambientazione claustrofobica. Il film di Samuel Maoz non ha infatti una tesi da sostenere, non è pro né contro il proprio paese (Israele) e vuole soprattutto ricreare il diapason di paura e angoscia connaturato alle azioni belliche. Le prime ore della guerra in Libano del giugno ’82 sono rievocate dall’angusta [...] Vai alla recensione »

Maurizio Cabona
Il Giornale

Leone d’oro alla Mostra di Venezia 2009, Lebanon è - come Valzer con Bachir, presentato al Festival di Cannes 2008 - una revisione dell’occupazione del Libano nel 1982. Potrebbe essere teatro filmato. Invece, per la bravura di Maoz, è un vero film e dà vera angoscia. Realmente carrista allora, il regista ha avuto miglior sorte che i suoi personaggi, militari di leva non all’altezza del loro nuovo mestiere: [...] Vai alla recensione »

Jean-Luc Douin
Le Monde

Refusé au Festival de Cannes par toutes les sections (de la Sélection officielle à la Semaine de la critique en passant par la Quinzaine des réalisateurs), Lebanon s'est imposé quelques mois plus tard comme un Lion d'or indiscutable à la Mostra de Venise. Voilà qui relativise le jugement sacro-saint des sélectionneurs, et prouve en même temps qu'aucun film ne fait jamais tout à fait l'unanimité, chacun [...] Vai alla recensione »

Michele Anselmi
Il Riformista

Hai voglia a dire che «l'uomo è d'acciaio, il carro armato solo ferraglia». Esce, in un week-end troppo affollato, il Leone d'oro veneziano: Lebanon di Samuel Maoz, esordiente 47enne che la guerra l'ha fatta davvero, proprio da artigliere di un F-15. La storia la conoscete: il 6 giugno 1982, durante la prima guerra del Libano, un tank israeliano si ritrova isolato in territorio nemico.

Silvio Danese
Quotidiano Nazionale

Gruppo di guerra in un interno. Ormai è chiaro, c'è un «nuovo cinema israeliano», acuto, con molte cose da dire. Qui si fa cinema in una gabbia per tutta la durata del film. La paura, l'onore, la morte di 4 soldati israeliani inesperti, chiusi in un carro armato (1982). Si guarda fuori soltanto dal mirino. E fuori c'è una missione incerta, con attacchi insensati (dettagli di un musulmano a pezzi o [...] Vai alla recensione »

Kenneth Turan
The Los Angeles Times

Just as the word "Vietnam" came to mean more than a country for many Americans and came to describe an era and a state of mind, so too the word " Lebanon" is not just the name of an excellent new Israeli film, it signifies a continuing national obsession that shows no signs of going away. In fact, "Lebanon," written and directed by Samuel Maoz and the winner of the Venice Film Festival's Golden Lion, [...] Vai alla recensione »

Gary Goldstein
The Los Angeles Times

Is it possible to be a white man and an African? Not according to Zimbabwe's brutal President Robert Mugabe, whose egregious human rights abuses frame the powerful documentary "Mugabe and the White African." The film recounts the hellish fight of elderly farm owner Michael Campbell and his son-in-law, Ben Freeth, against Mugabe's now decade-old land seizure program.

Paola Casella
Europa

Com’è la guerra vista dal di dentro? Più della sequenza dello sbarco in Normandia di Salvate il soldato Ryan, più delle trincee di Orizzonti di gloria, il film del regista israeliano che ha vinto il Leone d’oro all’ultima Mostra del cinema di Venezia ci fa provare sulla nostra pelle (e nel nostro stomaco, come un pugno ben assestato) la sensazione di essere al centro dell’inferno, perché è interamente [...] Vai alla recensione »

Maria Lombardo
La Sicilia

Al cinema come alla guerra. «Lebanon» ti fa sentire, pur seduto in sala, dentro quella maledetta guerra che dilaniò il Libano felix negli anni Ottanta. «Apocalypse now» o «Platoon» come film di genere sono niente in confronto all'opera Leone d'oro all'ultima Mostra del cinema di Venezia. Appunto è come essere dentro quel blindato, dove quasi esclusivamente si svolge la storia, con la paura di morire [...] Vai alla recensione »

Roberta Ronconi
Liberazione

Prima guerra del Libano, anno 1982. Un carro armato viene inviato a controllare una piccola cittadina ostile in cerca di nemici. Dentro il cingolato, un artigliere, un capocarro, un servente e un pilota. Le pareti grondano grasso e umido, il pavimento è una lamiera putrida e melmosa. Dallo schermo trasuda puzza di piscio e di paura. Questo è il luogo dell'azione di Lebanon, e i quattro soldati stipati [...] Vai alla recensione »

Roberto Silvestri
Il Manifesto

Film-metafora su un paese corazzato e in trincea perenne, che vaga in spazi horror pericolosi e ostili. Ma sopravvive, in questo caso, siamo nel 1982, giocano duro. Siamo prima di Sabra e Chatila, e del lavoro sporco mercenario. L'operazione si chiamava «fuoco ardente» o, decriptando, bombe al fosforo bianco (proibite dalle convenzioni internazionali) sganciate anche da inaffrontabili bombardieri israeliani [...] Vai alla recensione »

NEWS
NEWS
sabato 12 settembre 2009
Giancarlo Zappoli

Tutti i premi del festival Ang Lee, che ormai deve avere casa a Venezia perché quando non vince è presidente della Giuria del Concorso Ufficiale, ha coordinato il lavoro dei suoi giurati conducendo a un esito destinato a non scontentare (quasi) nessuno [...]

NEWS
sabato 12 settembre 2009
Letizia della Luna

Israele e Iran vincono i due premi principali Come da giorni si vociferava il Leone d'oro è andato a Lebanon di Samuel Maoz: "dedico il premio" ha dichiarato il regista "a quelle migliaia di persone in tutto il mondo che sono tornate dalla guerra come [...]

winner
leone d'oro
Festival di Venezia
2009
winner
miglior direttore della fotografia europeo
European Film Awards
2010
winner
rivelazione europea
European Film Awards
2010
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