É iniziata la terza parte della rassegna XX secolo – L’invenzione più bella, con una serie di imperdibili appuntamenti in programma al cinema Quattro Fontane di Roma. Fino al 22 febbraio sarà infatti disponibile una ricca selezione di opere di Pietro Germi. Ma non solo. Fino al 22 marzo potremo lasciarsi coinvolgere dal tocco rivoluzionario del cinema americano degli Anni Settanta: la New Hollywood. Vediamo insieme i titoli principali di questa straordinaria selezione, facendo un excursus su questo particolare periodo di grande rinnovamento del cinema statunitense.
Negli anni Settanta il cinema americano ha subito una vera rivoluzione: gli uomini e le donne del sistema hollywoodiano hanno infatti cambiato i connotati di una tradizione consolidata. È così nata una nuova epoca del cinema statunitense, inedita e dirompente: la New Hollywood. Le forme tipiche di un cinema diviso per generi e rivolto a un pubblico medio-borghese venivano rovesciate in favore di storie vissute da protagonisti moderni: per la prima volta fragili, irrisolti, nevrotici e instabili. A interpretarli attori versatili di grande talento, portatori di una personalità esplosiva non più legata a canoni estetici condivisi e standardizzati.
Gli attori e le attrici della New Hollywood potevano avere una bellezza disarmante - come Cybill Shepherd, Candice Bergen, Jessica Lange, Robert Redford e Burt Reynolds - ma il più delle volte erano persone comuni, simbolo di una “moderna ordinarietà”. Professioniste come Jill Clayburgh, Shelley Duvall, Karen Black e Sissy Spacek fino a vent’anni prima non avrebbero potuto apparire sul grande schermo e accanto a loro vi erano attrici come Jane Fonda, Goldie Hawn e Faye Dunaway, portatrici di un nuovo tipo di bellezza.
Lo stesso discorso vale per gli uomini: Robert De Niro, Dustin Hoffman, Al Pacino, Gene Hackman e Donald Sutherland non avevano nulla in comune con i divi del passato come Errol Flynn, Gary Cooper o Cary Grant. Ai nuovi protagonisti del cinema americano venivano per la prima volta concessi difetti e fragilità: si faceva quindi spazio un nuovo modello di mascolinità, cui veniva affiancato il ritratto di una femminilità indipendente e fuori dagli schemi (si pensi ad esempio a Soldato Giulia agli ordini, Daisy Miller o Giulia).