Il cinema è arte. I più grandi autori cinematografici del '900 e di oggi hanno da sempre guardato l'arte visiva, quella delle immagini non in movimento: la pittura, la scultura e anche la fotografia sono serviti come mezzi d'ispirazione per estetica e per i contenuti. Quell' "arte per l'arte" teorizzata dal romantico Théophile Gautier esiste ancora: il 2018 al cinema ha visto diversi film dedicati a grandi artisti che hanno fatto la storia, a proprio modo.
Schnabel, pittore e artista visivo noto sulle scene dell'arte contemporanea dagli anni '80, fin dal suo connubio con la gallerista newyorkese Mary Boone, aveva già lavorato registicamente su un "kult" dell'arte visiva: Jean Michel Basquiat, il suo film più riuscito, seppur "romanzato" alla maniera di Schnabel. E poi i documentari: da Cézanne a Salvador Dalì, da Caravaggio (Caravaggio. L'anima e il sangue, di grande successo di pubblico, grazie anche all'intensa voce narrante di Manuel Agnelli, il cantante degli Afterhours) a Marina Abramovich, che si racconta nel suo film documentario girato in Brasile, dal titolo The space in Between. Marina Abravomich and Brasil.
E poi gli autori che dal contemporaneo traggono spunto, sia ironicamente alla maniera di Sorrentino quando, ne La grande bellezza, prende in giro il sistema del contemporaneo attraverso la bambina "pollockiana" che dipinge davanti al pubblico ricco e viziato degli amici di famiglia, o della performer in stile Abramovich che parla in terza persona, o Garrone che utilizza una fotografia quasi seicentesca, fino a Yoko Ono che porta dopo anni al cinema Imagine, il film/documentario sulla vita e sperimentazioni tra lei e Lennon. Van Gogh è il più raccontato: oltre al film di Schnabel, è uscito Van Gogh tra il grano e il cielo e una pellicola animata da 100 artisti diversi che hanno dipinto, fotogramma per fotogramma, una storia noir sulla morte del pittore olandese, Loving Vincent (guarda la video recensione).