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mercoledì 23 gennaio 2019

Manuel Agnelli

Caravaggio - L'anima e il sangue

* * * 1/2 -
(mymonetro: 3,50)
Un film di Jesus Garces Lambert. Con Manuel Agnelli, Marigliano Emanuele
Genere Documentario, - Italia 2017. Uscita 19/02/2018.

Noi siamo Afterhours

* * * 1/2 -
(mymonetro: 3,50)
Un film di Giorgio Testi. Con Manuel Agnelli
Genere Documentario musicale, - Italia 2018.

Hai Paura del Buio? il Film

Un film di Giorgio Testi. Con Manuel Agnelli, Giorgio Ciccarelli, Roberto Dell'Era, Rodrigo D'Erasmo, Xabier Iriondo (II), Giorgio Prette
Genere Documentario, - Italia 2014.

Songs With Other Strangers

Un film di Vittorio Bongiorno. Con Hugo Race, John Parish, Rodrigo D'Erasmo, Stef Kamil Carlens, Manuel Agnelli.
continua»

Genere Documentario, - Italia 2018.
Filmografia di Manuel Agnelli »

giovedì 10 gennaio 2019 - I più grandi autori cinematografici sono stati da sempre attratti dall'arte visiva, quella delle immagini non in movimento.

Il cinema è arte: ecco il Farinotti 2019

Rossella Farinotti cinemanews

Il cinema è arte: ecco il Farinotti 2019 Il cinema è arte. I più grandi autori cinematografici del '900 e di oggi hanno da sempre guardato l'arte visiva, quella delle immagini non in movimento: la pittura, la scultura e anche la fotografia sono serviti come mezzi d'ispirazione per estetica e per i contenuti. Quell' "arte per l'arte" teorizzata dal romantico Théophile Gautier esiste ancora: il 2018 al cinema ha visto diversi film dedicati a grandi artisti che hanno fatto la storia, a proprio modo. Diversi i generi, le tematiche trasposte, i periodi storici e le aree geografiche, ma l'artista attira: da Egon Schiele (2016, uscito nelle sale in Italia più tardi), il tormentato pittore austriaco qui interpretato dall'affascinante Noah Saavedra, all'acclamato At Eternity's Gate di Julian Schnabel, dove racconta la mitizzata figura di Van Gogh interpretato da Willem Dafoe Schnabel, pittore e artista visivo noto sulle scene dell'arte contemporanea dagli anni '80, fin dal suo connubio con la gallerista newyorkese Mary Boone, aveva già lavorato registicamente su un "kult" dell'arte visiva: Jean Michel Basquiat, il suo film più riuscito, seppur "romanzato" alla maniera di Schnabel. E poi i documentari: da Cézanne a Salvador Dalì, da Caravaggio (Caravaggio. L'anima e il sangue, di grande successo di pubblico, grazie anche all'intensa voce narrante di Manuel Agnelli, il cantante degli Afterhours) a Marina Abramovich, che si racconta nel suo film documentario girato in Brasile, dal titolo The space in Between. Marina Abravomich and Brasil.

E poi gli autori che dal contemporaneo traggono spunto, sia ironicamente alla maniera di Sorrentino quando, ne La grande bellezza, prende in giro il sistema del contemporaneo attraverso la bambina "pollockiana" che dipinge davanti al pubblico ricco e viziato degli amici di famiglia, o della performer in stile Abramovich che parla in terza persona, o Garrone che utilizza una fotografia quasi seicentesca, fino a Yoko Ono che porta dopo anni al cinema Imagine, il film/documentario sulla vita e sperimentazioni tra lei e Lennon. Van Gogh è il più raccontato: oltre al film di Schnabel, è uscito Van Gogh tra il grano e il cielo e una pellicola animata da 100 artisti diversi che hanno dipinto, fotogramma per fotogramma, una storia noir sulla morte del pittore olandese, Loving Vincent (guarda la video recensione).
Hitchcock, Visconti, Ford, Dreyer, Saura, Scott, Minnelli, Kubrick, Kim Ki Duk, David Lynch... sono tra quei cineasti assoluti riconoscibili per la loro estetica e magia del racconto. Hitchcock ha esplorato Hopper e Dalì: dall'inquietante casa di Psyco alle immagini oniriche di Io ti salverò (basti pensare all'elemento daliniano tra i più noti: l'orologio sciolto). E poi Dalì collaborava con autori come Buñuel: Le chien andalou rappresenta un tripudio di immagini pittoriche, surreali e drammatiche in movimento. "Visconti ha attinto da Hayez per quel famoso bacio in Senso. Il gladiatore di Ridley Scott è un dipinto di Gerome. Kubrick ha "ricostruito" gli inglesi del '700, come Hogarth in Barry Lyndon, e mostrato opere contemporanee - da Brancusi al pop Mel Ramos - in Arancia Meccanica." (Il quadro che visse due volte, Morellini editore). I personaggi di Dreyer in Dies irae si calano letteralmente dai dipinti di Rembrandt. Saura anima Goya e i suoi incubi mettendo in vita La fucilazione del 3 maggio.

E, ancora quest'anno, Stanley Tucci non resiste e, alla sua prima regia, mette in scena una bohemienne vita di Giacometti che, ossessivo nella sua ripetizione della figura umana in scultura, in Final Portrait (guarda la video recensione) è interpretato da Geoffrey Rush. E così via. L'arte visiva, quella dei dipinti che abbiamo studiato e dell'arte contemporanea che vediamo nei musei e nelle gallerie, è dunque uno spunto imprescindibile per il regista. Così come il cinema è una grande fonte per l'artista, che spesso non resiste e si cimenta in questa arte in movimento.

   

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