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Quel nuovo Holmes, che mi è stato rubato

Nonostante la performance di Jan McKellen, il vero Holmes rimane quello interpretato da Basil Rathbone. Parola di Artur Conan Doyle.
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di Artur Conan Doyle

In foto Ian McKellen e Hattie Morahan in una scena di Mr. Holmes - Il mistero del caso irrisolto.
Ian McKellen (Murray McKellen) (81 anni) 25 maggio 1939, Burnley (Gran Bretagna) - Gemelli. Interpreta Sherlock Holmes nel film di Bill Condon Mr. Holmes - Il mistero del caso irrisolto.

domenica 29 novembre 2015 - Focus

Quassù, dove io sono arrivato ottantacinque anni fa, abbiamo messo insieme un discreto gruppetto, in quello che possiamo chiamare "club degli autori traditi dal cinema." Certo siamo arrivati in tempi diversi, parlo di William, il semidio, di Agatha, di Ian, britannici come me. E poi Lev e Alexandre padre, Victor, Ernest e Scott, e altri. Protestanti, cattolici, ortodossi: ma quassù a dirigere c'è gente aperta, che non fa queste differenze, e lascia che ci muoviamo a nostro piacere. Forse per meriti: perché, non c'è dubbio che meriti ne abbiamo avuti, portando tante cose buone coi nostri libri, ahimè compromesse poi dai film. Scontenti lo siamo tutti, chi più e chi meno.
William mi ha detto: «Ho visto il mio Amleto in costumi da corte viennese, Riccardo terzo fra i nazisti, Titus nel palazzo dell'Eur a Roma, Romeo e Giulietta a Los Angeles con quella musica assordante.» E Ian, al quale Bond sta come a me sta Holmes, si è visto la sua creatura evolversi nei film, malamente: «Da un Connery, inglese perfetto nel quale persino mi identificavo a quel Craig, uno che beve birra e che se indossa lo smoking sembra che lo abbia affittato e che ... assomiglia a Putin, dopo che Bond e io stesso, durante la guerra fredda, abbiamo combattuto i russi.» E poi Ernest, furibondo, che si è visto i suoi romanzi, quasi tutti con un finale tragico, terminare nei film con un devastante happy end. Una volta mi ha detto: «In Per chi suona la campana volevano che Gary Cooper, invece di morire sul ponte per salvare i compagni, se ne andasse alla fine mano nella mano con Ingrid Bergman. Se fate questo, ho detto, prendo il fucile, quello da caccia grossa, scendo alla Paramount e comincio a sparare.» Così, quella volta, rispettarono il romanzo. E Victor, che dopo aver visto l'ultima versione -musicale!- del suo capolavoro Les Miserables, ha sbottato: «Il mio Jean Valjean che canta in inglese, interpretato da un australiano. No, mon dieu!» Meno scontenta è Agatha: «Che vuoi che ti dica Arthur, il cinema non mi ha poi così maltrattata, le mie storie presentano un'architettura talmente precisa che quasi non puoi toccarle. Puoi intervenire sui luoghi e sui costumi, ma ti dico che quei signori... cineasti, nei decenni, sono stati abbastanza accurati.» Ma veniamo a me. Da quando i diritti dei miei libri sono liberi, ne ho viste di tutti i colori. In parte mi lusinga che un modello così potente, come Holmes, anzi, un unicum, sia continuamente studiato, evoluto, trasformato, riproposto. L'ultimo film, Mr Holmes: il mistero del caso irrisolto, è... suggestivo, quantomeno. Dico subito che questo Mitch Cullin, che ha scritto il libro che ispira il film mi ha studiato bene, e in profondità. E non può che farmi piacere. Perfeziono il concetto detto sopra, che non è solo mio, ma universale: Holmes non è solo un detective o un personaggio, è una cultura potente e trasversale che abbraccia l'ultima parte dell' ottocento, entra nel novecento e... continua, vedo. Una chimica della memoria, che puoi trattare, contaminare, rivisitare, ma che sempre resiste. Per lo meno questo è ciò che pensavo fino a qualche tempo fa. Credevo che le mie storie, come quelle di Agatha, potessero essere rivisitate, ma non stravolte. Invece...
Posso capire che nelle varie epoche tutto cambi, e che il cinema si evolva nelle sue regole, di contenuto, di spettacolo eccetera, ma certe regole fondamentali devono rimanere in certi confini. Ma nel caso del mio Holmes i confini sono stati oltrepassati, sono così lontani che li ho persi di vista. E così abbiamo questo ultimo film Mr. Holmes diretto da tale Bill Condon. Dico che non provo grande amore per questa opera, ma neppure la odio. Negli anni ho visto di peggio.

Punti fermi
Ma intendo, in una breve retrospettiva, porre alcuni punti fermi. Voglio ricordare che da quassù ho seguito tutto ciò che riguardava mio "figlio". Conosco i libri apocrifi, conosco i film e ho memorizzato i nomi. Il tempo per farlo qui non manca. Sherlock cominciò ad essere rappresentato secondo tradizione, cioè secondo i segnali ben conosciuti: la pipa, il cappello, il mantello, il violino eccetera. Si trattava di film di diverse lunghezze, tedeschi, americani, danesi, francesi, naturalmente inglesi. Successivamente sono stati decine gli attori che hanno interpretato il detective. Comanda Basil Rathbone. Dico che era perfetto, come se lo avessi conosciuto prima e mi fossi ispirato. Attraverso Rathbone, Holmes mantiene le sue abitudini i suoi riti e i suoi tic, soprattutto i suoi metodi. E mantiene un altro carattere classico, il suo amico dottor Watson interpretato dall'ottimo Nigel Bruce. I film furono 14, perfetti come il detective. Dopo Rathbone è accaduto di tutto. Nel quadro del mantenimento della tradizione e in quello opposto dell'evoluzione. Grandi attori sono stati impiegati, ricordo Roger Moore e Christopher Lee, Peter O'Toole e Charlton Heston, solo per citarne alcuni. C'è stato il solito tentativo di ribaltamento in Senza indizio, dove l'idiota è Holmes (Michael Caine) e l'intelligente è Watson (Ben Kingsley). Ho dato uno spunto persino a Walt Disney per Basil l'investigatopo. Anche la fantascienza non mi ha risparmiato: nella serie Star Trek l'androide Data impersona proprio Sherlock. E poi i recenti film di quel Guy Ritchie, con Robert Downey Jr, un Holmes che si muove come un campione di arti marziali, si vesta da donna - e questo magari a fatica l'ho sopportato- e che stappa una bottiglia di champagne coi denti: azione assolutamente inaccettabile. Altre informazioni pregresse utili: io non ho mai dato notizie esatte sulle date di Holmes. Sono state "dedotte", sì col mio sistema, da altri che si applicavano, persino troppo. Però non sono andati lontano dalla verità. Hanno calcolato che Holmes, nella sua ultima indagine, L'ultimo saluto, del 1914, avesse sessant'anni. Sarebbe dunque nato nel 1854. Direi che è ... legittimo. Comunque, e ci metto due "forse", quella volta ho chiuso la sua carriera e la sua vita.

I conti
Nel Mistero del caso irrisolto il detective ha 93 anni. Se non fosse morto i conti tornerebbero. Gli autori fanno vivere il racconto su tre piani temporali, il 1917, anno della vicenda misteriosa, il 1945, quando Holmes va in Giappone alla ricerca di un certo pepe che gli permetterà di difendere la propria memoria minacciata dall'età, e il 1947, quando cerca di riportare alla luce quella lontana vicenda, aiutato da un bambino intelligentissimo che ragiona come il detective, anche lui secondo deduzione. Alla fine l'anziano riesce a ricostruire quella vicenda dimenticata: seguendo il caso di una donna disperata era diligente e solerte come sempre, persino impietoso. Metteva a nudo tutte le sue patologie. La donna si fidava e gli si affidava, tanto da proporgli di vivere con lui. Holmes declinava, ma quel rifiuto portava la poveretta al suicidio. Eccolo, il "caso irrisolto". Dico che quella signora è stata davvero ingenua: non esisteva al mondo un essere femminile che potesse convivere con Sherlock, per molte ragioni, anzi, per tutte le ragioni, dico tutte. Potete credermi, senza che continui a ribadire "visto che l'ho inventato io." E sulle donne avevo ragionato a lungo. Il film è intricato, troppi nodi da sciogliere, troppe opzioni aperte. Ma è suggestivo e scaltro. Il vecchio abita davanti alle bianche scogliere di Dover, mentre ragiona cammina nel vento nel magnifico scenario di quella costa. Non è proprio la mia estetica della nebbia cittadina e della brughiera, ma è gradevole. Il regista cede a qualche memoria cinematografica irresistibile come quella del pedinamento, tanto simile all'idea del mio compatriota Alfred, uno apprezzabile anche se faceva il regista, dove James Stewart segue Kim Novak. C'è anche un passaggio a Hiroshima, nel "museo nucleare". La "deduzione" del vero-mio Holmes in quel senso sarebbe stata interessante. Una citazione divertente è questa: il vecchio cade a terra, si alza pieno di graffi, dice "È come se avessi incontrato il mastino dei Barkerville." Sì, mi è piaciuta. Ma c'è dell'altro che non mi ha entusiasmato. Secondo gli autori Holmes odiava "la pipa e quel ridicolo cappello da cacciatore" e gliene fanno indossare uno che sarebbe stato più adatto al Philip Marlowe del mio amico Raymond Chandler. Insomma sono stato contraddetto dopo che avevo studiato con attenzione quei due elementi. È come se qualche apocrifo avesse armato Ivanhoe con l'arco, come Robin di Locksley, invece che con la lancia. L'altro mio grande referente sir (come me) Walter Scott si sarebbe molto arrabbiato.
Una citazione per Jan McKellen: ottima performance nelle sue due età, anzi, perfetta. Ma il vero Holmes è sempre Rathbone. Parola di Arthur Conan Doyle.

di Pino Farinotti

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