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Tony Curtis: un ricordo con sorriso

Si spegne un altro grande attore.
di Pino Farinotti

Il Village Memorial Park
Tony Curtis (Bernard Schwartz) 3 giugno 1925, New York City (New York - USA) - 29 Settembre 2010, Henderson (Nevada - USA).

giovedì 30 settembre 2010 - Celebrities

Il Village Memorial Park
A Los Angeles c'è il Village Memorial Park, un cimitero dove sono sepolti, vicini, Billy Wilder, Jack Lemmon e Marilyn Monroe. Proprio vicino alla tomba di Marilyn, per anni c'è stato uno spazio vuoto. Uno spazio prenotato. Ci sarà sepolto Tony Curtis, così i quattro eroi del film più divertente di tutti i tempi, si sarà ricomposto. Il titolo è superfluo citarlo.


Generazione
Curtis era nato nel 1925, faceva dunque parte della grande generazione che aveva cambiato il cinema, ma non era uno di "quelli dell'Actor's Studio", parlo dei suoi coetanei Newman, Brando, Clift, Steiger. Talenti dalla vocazione drammatica, dalla recitazione implosa, buona per rappresentare la realtà, che è un po' meno felice del cinema. Curtis ha continuato ad essere, generalmente, l'erede dei Cary Grant, Fred Astaire, e altri, un gruppo che faceva sorridere, gli eroi della famosa commedia americana. Attore "leggero" diciamo. Ma davvero bravo, intenso, indimenticabile. Un altro suo coetaneo è stato, appunto, Jack Lemmon, che però, invecchiando si è artisticamente evoluto, toccando ruoli complessi e drammatici. Ma Lemmon & Curtis, evoluzione o meno, sono legati, davvero indissolubilmente, a quel titolo strepitoso, A qualcuno piace caldo.


Liturgia
La canonica liturgia vuole che Tony cominciasse con qualche particina in teatro, fosse notato dal solito talent scout e che gli si aprissero la porte di Hollywood, porte piccole, prima del grande successo.
La sua prima apparizione è un passaggio di qualche secondo in Doppio gioco, del '48, di Robert Siodmak, protagonista Burt Lancaster. Tony balla un mambo con Yvonne De Carlo. A posteriori naturalmente si dirà: "Pochi secondi, ma si vedeva che la stoffa c'era". Nel '50 da qualche secondo passa a un paio di minuti in Winchester '73, di Anthony Mann, con James Stewart, ma il suo nome continua a non essere nel cast. E comunque il primo ruolo da protagonista lo ottiene in un film di avventura, Il principe ladro. Aitante nonostante una statura solo normale, atletico, si rivela ottimo anche per quei ruoli. Nello Scudo dei Falworth indossa una calzamaglia come una seconda pelle. Qualcuno scriverà "Solo Errol Flynn la portava come lui". Da grande attore qual è stato nulla gli era inibito, neppure ruoli drammatici. Da ricordare l'antagonista debole e cinico di Burt Lancaster in Piombo rovente. E un'altra menzione "avventurosa": ancora una volta antagonista di Lancaster in Trapezio, dove volteggiava come un vero acrobata. Nello Strangolatore di Boston è un serial killer psicopatico e Curtis davvero stravolge la sua maschera, non sembra lui.

Culto
Ha saputo anche adattarsi al piccolo schermo, con un serial cosiddetto di culto, Attenti a quei due, con Roger Moore. Ma se dobbiamo estrarre un ruolo, un'immagine che aderisca a Tony, che vada oltre "A qualcuno", è il marinaio irresistibile di Operazione sottoveste, vicino a Cary Grant. Quando si saluta uno come Tony Curtis, uno dell'età d'oro di Hollywood e del cinema, è perdonabile anche una piccola enfasi. Anche perché ormai non saranno più molte le enfasi. Di quelle generazioni rimane ancora poca gente. Occhi azzurri con sorriso. Quello era Curtis. E ricordandolo è inevitabile che scappi, a chi lo vedeva nei film, un automatico sorriso. E oggi non è davvero poco.

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