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sabato 25 maggio 2019

Greta Garbo

Nome: Greta Lovisa Gustafson
Data nascita: 18 Settembre 1905 (Vergine), Stoccolma (Svezia)

Data morte: 15 Aprile 1990 (84 anni), New York City (New York - USA)
occhiello
"Non ci sono uomini come te nel mio paese"
"Grazie"
" Ecco perché credo nel futuro del mio paese"

dal film Ninotchka (1939) Greta Garbo  Nina Ivanovna 'Ninotchka' Yakushova
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Greta Garbo
Premio Oscar 1940
Nomination miglior attrice per il film Ninotchka di Ernst Lubitsch

Premio Oscar 1938
Nomination miglior attrice per il film Margherita Gauthier di George Cukor

Premio Oscar 1931
Nomination miglior attrice per il film Anna Christie di Clarence Brown

Premio Oscar 1931
Nomination miglior attrice per il film Romanzo di Clarence Brown



lunedì 15 aprile 2019 - Malata da anni, si è spenta ieri a Stoccolma l'attrice svedese scoperta da Ingmar Bergman.

Bibi Andersson: quando c'è lei, non vedi gli altri

Pino Farinotti cinemanews

Bibi Andersson: quando c'è lei, non vedi gli altri Un mio assunto, ma non solo mio, è che il decennio del cinema più grande sono gli anni Cinquanta. Ho scritto un libro in questo senso, mi limito all'affermazione. Fra tanta qualità, di Hollywood, nostra, francese, occidentale in generale, giapponese, c'era... Ingmar Bergman.
Il settimo sigillo (1956) e Il Posto delle fragole (1957) sono opere d'arte del Novecento, accreditate sempre e dovunque. Woody Allen nel suo Manhattan (guarda la video recensione) indica le cose per cui vale la pena di vivere, fra queste c'è il cinema svedese. E credo che a questa sua affermazione non fosse estranea Bibi Andersson (1935-2019), protagonista nei due film.
Bibi aveva dunque poco più di vent'anni, non era solo dolce, bella e intensa, ma possedeva quella grazia misteriosa che il cinema trasmette: se c'è lei non vedi gli altri. La Andersson era già storia del cinema. Nel Settimo sigillo è la moglie di un saltimbanco goffo e insignificante, ma che... vede la madonna col bambino. Nel Posto delle fragole se ne va in giro con due compagni di viaggio, un credente e un ateo, e li tiene a bada, li dirige, fa da arbitro. Bergman è certo stato il suo mentore e il suo destino, ma c'era troppa qualità in quella ragazza perché non arrivassero le solite sirene dalla California. Lei le ascoltò ma non ne fu sedotta. Com'era stato per due superdivine conterranee come la Garbo e la Bergman, diventate, di fatto, americane.
Era bello, per una come lei, corteggiata nel mondo, mantenere quell'identità svedese, alta ed esclusiva: Stoccolma - dov'era nata - è sempre la sede del premio Nobel. Bergman la vide recitare, sedicenne, in una piccola parte in un teatro di Malmö e le fece fare uno spot pubblicitario. Un inizio come tanti altri. Poi, col grande svedese, avrebbe fatto undici film. Intese Hollywood come esperimento, passando dalla cultura del nord Europa ... al west. In Duello a El Diablo (1966), di Ralph Nelson, era una bianca violentata da un indiano, ed era del tutto credibile. Le sirene c'erano tutte, suonate da gente importante, com'era John Huston, che la volle in Lettera al Kremlino (1970). Ne L'amour en question (1978) di André Cayatte, la Andersson approcciava la cultura, sofisticata, francese della Nouvelle vague con assoluta disinvoltura, le culture erano la sua radice e il suo mestiere.
Anche da noi ebbe attenzioni rilevanti. La troviamo nel cast di Scusi, lei è favorevole o contrario? (1966), di Alberto Sordi. Anche Florestano Vancini la chiamò per il suo Violenza al sole - Un'estate in quattro, del 1970. Così come Marco Bellocchio quando diresse, nel 1994, Il sogno della farfalla. Naturalmente i riconoscimenti sono piovuti, sono Cannes, Berlino, il British Academy. Niente Oscar dunque, ma non credo che l'attrice ne sentisse la mancanza: altra visione del cinema e altra cultura. Nel cartello del cinema la sua scheda è visibile ed esclusiva. Presenta tutte le coccarde. Sono poche quelle come lei. Bibi era malata da anni, un ictus l'aveva privata della parola. Che delitto.

   

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