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mercoledì 23 giugno 2021

Andrea Arcangeli

27 anni, 3 Agosto 1993 (Leone), Pescara (Italia)
Biografia Filmografia Critica Premi Foto Articoli e news Trailer Dvd Frasi celebri
occhiello
- Qual è il tuo sogno? - Diventare prima ballerina, ma non succederà mai… - Che senso ha tutta quella fatica, allora? - Quello che la fatica fa di te!
dal film The Startup - Accendi il tuo futuro (2017) Andrea Arcangeli  Matteo Achilli
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Andrea Arcangeli

Tema per tema, emozione per emozione. Registi, sceneggiatori e interpreti ci parlano del progetto che li ha visti alle prese con un mondo nuovo, arcaico, brutale e misterioso. Un mondo tutto da scoprire. Ogni venerdì su Sky e in streaming su NOW TV.

Romulus, la serie raccontata da chi l'ha resa possibile

giovedì 12 novembre 2020 - Paola Casella cinemanews

Romulus, la serie raccontata da chi l'ha resa possibile Come hanno vissuto dal di dentro l’esperienza di una serie impegnativa come Romulus i tre registi – lo showrunner Matteo Rovere, Michele Alhaique ed Enrico Maria Artale -, i due sceneggiatori (sempre con Rovere) Filippo Gravino e Guido Iuculano, e i tre interpreti principali Andrea Arcangeli, Marianna Fontana e Francesco Di Napoli, nei ruoli di Yemos, Ilia e Wiros? Ce lo raccontano loro stessi, tema per tema.


IL PITCH
Rovere: Abbiamo raccontato ai produttori la nostra voglia di descrivere un mondo dal quale proveniamo sia antropologicamente che culturalmente, un mondo dove realtà e leggenda si mischiano. Un mondo nel quale la percezione del reale per i nostri protagonisti è anche fantasy, perché per loro il vaticinio, il sogno, gli spiriti che percorrono il bosco confinano con il magico, mentre il pubblico invece percepisce un registro naturalistico.


IL LAVORO DI SQUADRA
Rovere: Abbiamo cercato di creare un linguaggio comune, in un percorso di osmosi e di contaminazione, così che, anche se le puntate erano dirette da mani diverse, lo spettatore ricevesse un racconto coerente e avesse la sensazione di assistere ad una vita vera che si sviluppa davanti ai suoi occhi.

Alhaique: Matteo ha la capacità di farti entrare nella sua testa ancora prima del lavoro effettivo. Attraverso sei mesi di preparazione, tra casting, ricerca degli ambienti, scenografia, costumi, siamo arrivati solidi sul set capendo quale fosse la direzione unica da seguire, già solcata da Matteo.

Artale: Quando c’è una visione forte paradossalmente c’è anche una grande libertà. Noi partivamo dalla condizione favorevole di registi con un gusto affine che si conoscono da anni. Matteo è uno showrunner vero, che ha scritto, diretto e prodotto Romulus, e questo ha reso possibile trovare un metodo di lavoro più agile: sai che puoi cambiare in corsa e aggiustare il tiro perché il confronto è rapido e si basa su un dialogo sedimentato.


LA CREAZIONE DI UN MONDO
Gravino: Abbiamo dovuto inventarci da zero un mondo perché rispetto ad operazioni precedenti anche molto famose non avevamo documenti storici dell’epoca né testimonianze scritte su cui basarci. Abbiamo poi individuato dei nuclei tematici e tramatici essenziali: la presenza di due fratelli, la partenza da Albalonga, la discendenza da due re.

Iuculano: Ci siamo fatti aiutare da storici, archeologi e antropologi, recuperando alcuni elementi fondamentali: ad esempio l’idea dei 30 popoli uniti in una lega, o il rituale di iniziazione dei ragazzi per diventare uomini, che esiste in tante società primitive ma anche contemporanee. E li abbiamo usati per costruire una storia su come dalla crisi possa nascere un nuovo ordine.

Artale: Per me e Michele la sfida si è giocata più su come mettere in scena la quotidianità spicciola dell’Ottavo secolo avanti Cristo: come due personaggi si salutano, come si scambiano un cenno di intesa o di rispetto, come esprimono il dolore o la paura, l’amore o l’amicizia, che probabilmente si esprimevano con comportamenti corporali diversi da quelli della contemporaneità e anche della romanità classica.

Alhaique: Raccontare l’Ottavo secolo ci ha dato comunque una libertà creativa molto stimolante: abbiamo messo da parte il racconto del reale e dell’asfalto e ci siamo letteralmente immersi nel fango per creare un mondo scomparso e renderlo plausibile e coerente.


LA LINGUA
Rovere: L’idea di utilizzare il protolatino è stata fortemente sostenuta sia da Cattleya che dai produttori e distributori internazionali, che vi hanno visto un elemento di grande attrattiva e curiosità anche per gli spettatori esteri.

Fontana: Rendere credibile questa lingua, imparare le battute in protolatino con scene che ti arrivano due giorni prima e cercare di interpretare queste parole è stata la sfida più grande. Inoltre il latino ti dà una sonorità diversa, quindi ho cercato per Ilia una voce che poi mutasse con lei: prima da ragazzina e poi, man mano che Ilia diventa donna e consapevole del suo corpo e si impone, una voce più sicura di sé. 

Di Napoli: La cosa più difficile è stata trovare una verità e una naturalezza in questa lingua sconosciuta, farla nostra, far credere al pubblico che noi parliamo così fin dalla nascita. Romulus mi ha insegnato ad essere il più naturale possibile, ad entrare in un personaggio che non mi appartiene così lontano dai nostri tempi. In breve, mi ha insegnato a fare l’attore.


LA PREPARAZIONE DEGLI ATTORI
Fontana: È stata dura, due mesi prima di girare, tutti i giorni allenamenti, al pomeriggio equitazione. Non era semplice mantenere quel ritmo perché anche durante le riprese abbiamo continuato ad allenarci. Ci sono stati tanti ostacoli sul set: il freddo, la lingua, la coreografia per i combattimenti, il cavallo. Ho imparato a tenere una soglia di concentrazione molto alta, e sono orgogliosa del livello atletico che ho raggiunto perché ero partita proprio da zero!

Arcangeli: La preparazione fisica è stato uno degli elementi fondamentali per entrare nella brutalità del mondo che andavamo a raccontare. In una serie come questa l’approccio alla psicologia del personaggio avviene attraverso il fisico più che attraverso una strada mentale. Spesso prima di una scena mi trovavo a fare flessioni o a correre per trovare quella tensione corporea che rendesse credibile il nervosismo del mio personaggio.

Di Napoli: Anche io mi sono avvicinato al personaggio più attraverso il fisico, perché Wiros è uno schiavo e come tale sta sempre piegato a pulire: dunque mi sono creato questo personaggio ingobbito che racconta l’immagine di un ragazzo vessato.

Arcangeli: Romulus è un progetto totalizzante, sei circondato dalla preparazione che richiede il personaggio dal punto di vista fisico, psicologico, linguistico, persino alimentare: io ero sotto dieta iperproteica per mettere massa, mentre gli attori che interpretano i luperci erano sotto dieta dimagrante. Devi mantenere una linea di attenzione costante perché se non hai imparato la scena alla perfezione non sei in grado di recitare il dialogo, se non hai preparato il combattimento rischi di farti male, se non sai andare bene a cavallo rischi di cadere. Entri in un loop e non ne esci fino alla fine: esserci arrivato è per me un gran traguardo.


L'ATTUALITA' DELLA SERIE
Rovere: Mai come ora abbiamo la sensazione che ciò che ci circonda non sia comprensibile e contenibile. Continuiamo ad ascrivere una serie di elementi al progresso scientifico e al controllo del creato, ma una visione più agnostica e meno deterministica solletica l’idea che gli esseri umani, nel passato come nel presente, vivono in un mondo di cui non comprendono tutto. Questo è stato per noi un grande seme narrativo.

Iuculano: L’aggancio di attualità iniziale era l’idea di crisi: il racconto inizia proprio con una crisi dinastica, e noi oggi stiamo vivendo la crisi delle gerarchie e dell’ordine politico, nonché una situazione di instabilità e di incertezza di fondo che era nell’aria anche prima della pandemia. In Romulus l’incertezza travolge i destini individuali, e quindi abbiamo parlato di tre giovani che devono in qualche modo sopravvivere nel caos, e a poco a poco si ritrovano a ricostruire un ordine, giacché l’ordine politico è una risposta all’incertezza.

Fontana: In Romulus è attuale la voglia dei giovani di emanciparsi, la loro ribellione, anche la fragilità nel non sapere come si svolgerà il futuro.

Arcangeli: Viviamo in un momento storico in cui bisogna adattarsi a situazioni né congeniali né facili, e dobbiamo trovare dentro di noi le risorse per andare avanti e trarne qualche insegnamento. È quello che racconta la serie, e che raccontano le storie in generale: come trovare qualcosa dentro di sé che non si pensava di avere per superare le avversità. 


IL RACCONTO DEL POTERE
Gravino: Il racconto di Romulus è la mappatura di forme di potere archetipiche ed è definibile come l’adolescenza di un leader. Ma il potere si trova anche nelle relazioni sentimentali e dunque abbiamo provato a raccontare una cosmogonia delle forme di potere anche nell’ambito relazionale: la sopraffazione, l’affrancamento, le relazioni di forza.


MASCHI E FEMMINE
Gravino: Romulus è appetibile per un pubblico sia maschile che femminile. Il racconto del potere nelle relazioni sentimentali è un tema attuale, anche e soprattutto del femminile in questo periodo.

Fontana: Il mondo maschile è presente ma personaggi come Yemos, Wiros e Amulius nascondono una sensibilità femminile. È vero che gli uomini hanno un potere maggiore nella storia, ma anche le donne si fanno sentire, hanno una grande presenza scenica ed emotiva ed influiscono molto sugli uomini. E le donne possono, anzi devono, vedere questa serie!

Arcangeli: Il solo pensare che Romulus non sia adatto ad un pubblico femminile è contrario alle sensibilità di questi tempi. Peaky Blinders è seguita da tutte le mie amiche, e io sono uno dei più grandi fan di Orange Is The New Black che ha un cast prevalentemente femminile.


LE STAGIONI FUTURE
Rovere: Ci stiamo lavorando, avendo costruito un mondo entro il quale il nostro racconto può proseguire. Ma solo quando e se saremo convinti del risultato che potremmo ottenere proseguiremo con una seconda stagione.


LE VENDITE INTERNAZIONALI
Rovere: La serie è stata preaccolta all’estero perché è coprodotta da ITV Studios insieme a Sky Studios, due realtà internazionali. Naturalmente il contributo di Sky Italia e Cattleya è stato centrale nella costruzione del progetto anche dal punto di vista internazionale e distributivo. La serie è in corso di vendita in molti Paesi e nei prossimi sei mesi capiremo meglio il suo percorso fuori Italia. Credo sia necessario immaginare le serie come prodotti quantomeno europei, invece che per il solo mercato domestico. Anche perché l’Italia ha a disposizione grandissime storie, e una grande tradizione cinematografica, anche per quanto riguarda il genere.

   

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