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domenica 24 giugno 2018

Articoli e news Paolo Sorrentino

48 anni, 31 Maggio 1970 (Gemelli), Napoli (Italia)

Paolo Sorrentino presenta This Must Be the Place, road movie con Sean Penn.

This Must be Italy

This Must be Italy Strano oggetto Sorrentino. Sarcastico, sfuggente, sempre un pezzo pi avanti del suo interlocutore. I suoi film sono come lui e l'ultimo, This Must Be the Place, presentato a Cannes e in uscita il 14 ottobre, gli assomiglia moltissimo. come se il pubblico, quello dei critici che hanno incontrato ieri a Roma il regista campano con lo sceneggiatore Umberto Contarello, davanti a Sorrentino si sentisse smarrito. Il triangolo delle Bermuda della poetica cinematografica italiana dell'ultimo ventennio (salotto risata - sentimento) sparito dalla mappa. Il navigatore non riconosce le coordinate satellitari. Siamo in Italia, almeno per quel che riguarda la biografia degli autori, ma sembra America. Nel cast c' Sean Penn, la giovane figlia di Bono Vox, Eve Hewson, c' la maestosa Frances McDormand, c' David Byrne dei "Talking Heads". Continua

Applausi a scena aperta per This must be the place con Sean Penn.

A Cannes il Road'n'roll di Sorrentino

A Cannes il Road'n'roll di Sorrentino Risate in sala, un applauso a scena aperta ed entusiasmo generale a fine proiezione: il roadn roll This must be the place di Paolo Sorrentino, programmato in coda al concorso, piace e convince soprattutto il pubblico internazionale. Gi cult linterpretazione di Sean Penn, applaudito al primo fotogramma e ininterrottamente in scena per 118 minuti, in una prova dattore che lumore generale lancia in corsa per il premio alla migliore interpretazione: Non mi sono ispirato a Ozzy Osbourne, precisa lui in conferenza stampa, anche se la mimesi evidente persino nella voce. Meno trascinante lincontro con il cast, musi duri e caratteri difficili, scontroso da copione Paolo Sorrentino, sfuggente come sempre Sean Penn, lo sceneggiatore Umberto Contarello lunico a ringraziare per i complimenti ricevuti. Il messaggio lanciato da questa edizione di Cannes chiaro: un artista, per eccellere, non affatto bisogno di essere simpatico.

La leggenda dice che vi siate conosciuti a Cannes: vero?
Paolo Sorrentino: Confermo. vero.

Com stato recitare per Sorrentino?
Sean Penn: un piacere lavorare con uno come lui: gli attori cercano sempre sfide nuove, e Paolo ti offre esattamente questo. Lo ritengo uno dei pochi maestri del nostro tempo, un uomo ispirato e in grado di pensare film molto originali. Durante la lavorazione stato come se lui suonasse il piano mentre io giravo le pagine dello spartito.

Da dove arriva lidea di questa storia?
Sorrentino: Il punto di partenza stato lidea della ricerca di un criminale nazista che si nasconde chiss dove. A quello si poi aggiunto il desiderio di raccontare il romanzo di formazione di un cinquantenne rimasto bambino. In un terzo momento ho pensato che il protagonista potesse essere una rockstar.

Perch un film sulla vendetta?
Penn: La vendetta un tema che appartiene agli Stati Uniti, basta guardare la reazione scatenata dalluccisione di Osama. Ma la vendetta nel film solo una molla, la cosa pi importante il viaggio del mio personaggio, un innocente naive alla ricerca di s.

la prima volta che Sorrentino sceneggia a quattro mani?
Sorrentino: Si. Ma conoscevo da anni Umberto Contarello, ho cominciato con lui. Siamo accomunati dallo stesso amore per gli Stati Uniti e per il viaggio.
Umberto Contarello: Dopo che Paolo mi ha raccontato la sua idea, abbiamo cominciato a scriverla come fosse la cosa pi naturale del mondo. Parlavamo con la stessa voce, e questa sintonia ci ha permesso di affrontare nel film argomenti diversi ma con un tono unitario.

Come avete costruito il personaggio di Penn?
Penn: Io e Paolo abbiamo parlato a lungo della depressione e di come quella malattia possa incidere anche fisicamente sullindividuo. Paolo aveva le idee molto chiare sul fisico del personaggio.

Il rock morto?
Penn: So solo che il rock stato importantissimo in passato. Era l'indice del malessere della societ borghese.

Come avete lavorato sulla fotografia degli ambienti americani?
Sorrentino: Io e il direttore della fotografia Luca Bigazzi eravamo eccitatissimi, come bambini in un mondo tutto da esplorare. Negli Stati Uniti girare in esterno sembra pi facile, sono il luogo cinematografico per eccellenza. Ma ho sviluppato anche una morbosa curiosit per gli interni, facendo moltissimi sopralluoghi.

Tornerebbe a girare in America?
Sorrentino: Certamente. Questo film un nuovo inizio, unesperienza unica e indimenticabile. Ma prima di riprovare in America, vorrei chiudere questo film. Purtroppo so fare solo una cosa alla volta.

Cosa pensate dellIrlanda, una delle location del film?
Penn: Avevo gi lavorato a Dublino e la trovo ancora una citt straordinaria nonostante la recessione. Ho passato dei bei momenti con gli irlandesi, che sono la pi importante risorsa del paese.

David Byrne alle musiche e in un cameo: stato difficile convincerlo?
Sorrentino: Visto che era in sceneggiatura fin dallinizio, eravamo preoccupati che non accettasse. Invece si convinto. Gli ho chiesto di comporre canzoni come le scriverebbe un ragazzo di 18 anni e lui, che un artista poliedrico, si divertito moltissimo a farlo.

C qualche punto di contatto tra This must be the place e Il divo?
Sorrentino: Lunica cosa che hanno in comune la stranezza dei protagonisti. Atipici ma possibili, mai caricature. Nel caso de Il divo il protagonista esisteva realmente, ma anche la rockstar di This must be the place potrebbe esistere, ci sono musicisti che gli somigliano molto. Penso che il cinema sia fatto per raccontare personaggi cos.

Quanto deve il vostro film a pellicole come Paris Texas?
Sorrentino: Non saprei, Paris Texas non lo vedo da molti anni. Credo sia una delle tante influenze che restano impigliate in testa anche se distanti nella memoria.

Pensate di vincere la Palma doro? Il Divo cera quasi riuscito...
Sorrentino: Non centra niente il numero di volte che si ammessi al concorso, non che uno al festival di Cannes fa carriera. Gi presentare qui un film un grandissimo risultato.
Penn: Ci sono in concorso molti film meravigliosi, io che sono stato in giuria so che tutto dipender dalla reazione soggettiva dei membri. Ma non una coincidenza ritrovare Paolo in concorso al festival: ha un tocco magico e io spero di festeggiare con lui una vittoria.

Risse, fischi e applausi, le reazioni a The Tree of Life.

Cannes perde la testa per Malick

Cannes perde la testa per Malick Rissa all'ingresso in sala, una fila iniziata nelle prime ore del mattino, le porte del Palais che si chiudono in anticipo sollevando il malumore generale. Cannes perde la testa per The Tree of Life di Terrence Malick, il film pi atteso del concorso, ambiguamente accolto da applausi e fischi ma da tutti ardentemente desiderato. Al cinema dal 18 maggio, The Tree of Life ha esaltato e irritato il pubblico, spaccandolo a met: chi ha amato i primi 90 minuti di muta cosmogonia, chi non li ha tollerati, chi semplicemente non li ha capiti. Nessuno, in ogni caso, qui per dare spiegazioni sul film. Terrence Malick non a Cannes o non si mostra, troppo timido e lo sapete, dice in conferenza stampa la produttrice Sarah Green, che spiega: Ognuno deve vivere questo film in maniera personale. Qualunque spiegazione sarebbe di troppo, corromperebbe il processo. Intorno al convitato di pietra si radunano sei persone, la produttrice Green con i colleghi Dede Gardner, Grant Hill, Bill Pohlad e gli attori Jessica Chastain e Brad Pitt. Assente giustificato Sean Penn, si dice per impegni di lavoro (ma si pensa per civetteria, riservandosi di apparire da protagonista assoluto solo a fine festival, nel film di Paolo Sorrentino This must be the place). Pitt, che di The Tree of Life anche produttore, regge al fuoco di fila delle domande: il suo entusiasmo per il film pare autentico, nonostante dia l'impressione di non avere le idee chiarissime sul suo contenuto metafisico.

Malick non c': vi ha dato indicazioni su cosa dovete dire?
Pitt: No. Ma normale che non ci sia: lui lavora per costruire case, non per venderle. Vendere il compito degli attori.

Com' stato il lavoro sul set?
Pitt: La parte pi interessante stata il processo creativo, che non mai veramente terminato. Terrence lavorava giorno per giorno, scriveva al momento, ci dava nuove pagine di copione ogni mattina e non voleva che le imparassimo bene. Abbiamo trascorso molto tempo insieme a lui nella casa che al centro del film, prima di girare. stata un'esperienza straordinaria e potrei andare avanti a parlarne per giorni.

Ma com' dal vivo il misterioso Malick?
Pitt: Come tutti gli esseri umani sorride, mangia, va alla toilette. incredibilmente dolce e ha un carattere piacevole. Ama e rispetta tutti i suoi personaggi allo stesso modo, e questo fa di lui un grandissimo regista.

L'esperienza con Malick cosa le ha lasciato?
Pitt: Mi ha cambiato, mi ha fatto venir voglia di andare in un'altra direzione, dare spazio a nuovi talenti, sperimentare: dire s ai film commerciali, ma anche a quelli piccoli d'autore.

Quindi se le offrissero un blockbuster alla Mission Impossible direbbe di no?
Pitt: Non esageriamo, non vorrei mai perdermi la possibilit di fare Mission Impossible... Diciamo che adesso voglio provare cose nuove, progetti che mi costringano a pormi delle domande importanti.

Che ruolo ha la religione cristiana in The Tree of Life?
Pitt: un film pi spirituale che cristiano: abbiamo fatto molti dibattiti teologici durante le riprese, ma l'opera non riflette una religione o una filosofia in particolare. Credo che le comprenda tutte perch rimanda a una spiritualit universale che possa interessare gli spettatori di tutte le culture.

Lei cristiano?
Pitt: Sono cresciuto cristiano, convinto che Dio si sarebbe preso cura di me, poi ho scelto di camminare con le mie gambe. Ma quelle stesse domande che mi ponevo attraverso la religione, sulla sofferenza e sulla morte, le ho ritrovate nel film di Malick. E questo uno dei motivi per cui ho accettato di farlo.

Cosa ha provato rivedendo il film a Cannes?
Pitt: Mi ha sorpreso ancora una volta il genio di Malick, il suo straordinario modo di incrociare la grandezza dell'Universo, il macrocosmo della la Natura, con il microcosmo della famiglia di cui seguiamo la storia.

Cosa l'ha convinta a partecipare al film? Solo la regia di Malick?
Pitt: Da produttore riconosco al volo un buon progetto quando lo vedo. E poi il film mi dava la possibilit di recitare questo padre oppressivo, con quel suo strano rapporto con i figli.... spero che i miei bambini vedano The Tree of Life al pi presto, perch credo di essermela cavata piuttosto bene come attore.

un film in qualche modo autobiografico? Si rivede in qualche personaggio?
Pitt: un film universale, che parla a grandi e bambini. C' senz'altro qualche suggestione che mi appartiene, come l'amore per la natura, il ricordo della grazia e della purezza della madre, il sogno americano incarnato dalla figura del padre. Ma non penso che un film cos universale possa avere a che fare con l'esperienza di un singolo individuo.

Suo padre era oppressivo come il suo personaggio nel film? E lei com' con i suoi figli?
Pitt: Mio padre non era assolutamente cos. Quanto a me io li picchio regolarmente, i miei figli. (ride)

Dove avete girato?
Pohlad: In Texas, nel Tennessee e nello Utah, alcune sequenze nel Great South Lake.

Il sistema-Malick, cos creativo, crea problemi alla produzione?
Green: No. Anche perch un grande professionista: Malick lavora giorno e notte, pi o meno velocemente, ed in grado di capire all'istante se una scena bella o meno.
Pohlad: Le riprese sono organizzate, non del tutto improvvisate. Parliamo sempre con lui di quel che sta per girare.
Hill: Senza contare che il film per lui continua anche in post-produzione. Vogliamo che mantenga nel montaggio la stessa libert di espressione che ha sul set.
Chastain: Girare con lui come lasciarsi andare, perdere completamente il controllo. La sua pi grande qualit quella di creare un set in cui accadano spontaneamente eventi, momenti speciali, non previsti dalla sceneggiatura: la scena della farfalla, che vedete nel film, non era nello script. semplicemente accaduta...
Pitt: ... e quando succedono cose del genere, capisci che sei in buone mani. Con Malick non hai mai paura.

Eclettismo e liberazione di puri stimoli sonori-visuali: Sorrentino si conferma il pi eclatante esponente di un cinema postmoderno che in Italia ha fatto molta fatica ad affermarsi. Al cinema.

Loro 1, un gioco irritante di cui non vogliamo fare a meno

sabato 28 aprile 2018 - Roy Menarini da FOCUS

Loro 1, un gioco irritante di cui non vogliamo fare a meno Un giorno dovremo deciderci a ragionare sulle epifanie di Paolo Sorrentino. Si tratta della dimensione pi lacerante del suo cinema, quella destinata - in passato come in futuro - a dividere nettamente gli schieramenti dei sostenitori e dei detrattori. Se il termine "visionario" non fosse cos abusato, il regista italiano lo meriterebbe a pieno titolo. Al tempo stesso, per, il ricorso incessante a forme di anti-realismo e a onirismi di ogni genere sembra costringerlo a un ruolo (assai contestato) di generatore automatico di metafore. L'impressione che Sorrentino trascini nei suoi film, oltre all'evidente vocabolario felliniano e autoriale, anche il catalogo di un immaginario popolare molto meno elitario di quanto si creda. Il modello quello della Smorfia napoletana, dove l'intera attivit onirica viene classificata secondo precise equivalenze nella vita reale, dando vita a un dizionario di corrispondenze tra allegoria e letteralit che nutre il folclore campano (e non solo). Cercando dunque di invertire il cannocchiale, e dunque di spostare l'ingombrante stile sorrentiano dall'autorialit ermetica al cinema schiettamente popolare, forse si spiega qualcosa dell'ottimo rapporto con il pubblico che il regista ha sviluppato negli anni, decisamente pi solido e soddisfacente di quello di tanti altri colleghi che praticano una produzione esclusiva. Anche in Loro 1 (che certamente ingiudicabile senza la sua seconda parte) la sovrastruttura immaginaria la fa da padrone, e appare sempre pi chiara l'ironia, se non l'autoironia, con cui ormai Sorrentino mette in scena il suo arsenale visionario quasi a giocare con quello che la gente si aspetta - pecorelle e rinoceronti, freak e escort, burattini, macchiette e orientalismi, e cos via.

Una lettura retrospettiva di The Young Pope di Sorrentino, le due puntate della serie presentate alla Mostra del Cinema di Venezia.

Il papa di Sorrentino, trasgressivo ma anche reazionario

domenica 18 settembre 2016 - Pino Farinotti da FOCUS

Il papa di Sorrentino, trasgressivo ma anche reazionario

Alice Rohrwacher premiata a Cannes: un bel segnale.

ONDA&FUORIONDA

domenica 1 giugno 2014 - Pino Farinotti da FOCUS

ONDA&FUORIONDA Il film Le meraviglie diretto da Alice Rohrwacher ha dunque vinto il Grand prix della giuria al festival di Cannes. Il trofeo viene considerato il secondo in ordine di importanza, dopo la Palma d'oro. Il riconoscimento un bel segnale, che riallaccia il filo d'oro dell'Oscar, attribuito alla Grande bellezza di Sorrentino. Ed recente anche il Leone d'oro attribuito a Gianfranco Rosi col suo Sacro Gra, lo scorso settembre al festival di Venezia. Non vincevamo il "Leone" dal 1998 (Cos ridevano di Amelio) e l'Oscar dal '99 (La vita bella di Benigni) e continuiamo a non vincere la Palma dal 2001 (La stanza del figlio di Moretti). Continua

   

Road to the Oscars.

Il cinema in movimento

luned 20 gennaio 2014 - Roy Menarini da APPROFONDIMENTI

Il cinema in movimento Una volta assegnati i Golden Globe, e annunciate le candidature agli Academy Awards (con magno gaudio del nostro Paolo Sorrentino), si pu dire che ci avviciniamo alla conclusione di quel lungo percorso che la stampa americana definisce come la "strada verso gli Oscar". La differenza rispetto a un periodo ormai lontano (ma recente nel ricordo) che il numero, e il novero, di premi attribuiti in questo bimestre impressionante. Facciamo un breve elenco, peraltro incompleto: Screen Actors Guild Award, Critics Choice Award, Independent Spirit Award, Directors Guild of America Award, American Cinema Editors Award, AFI Awards e altri; poi in Europa Bafta Award, European Film Awards, British Independent Film Awards...
Aggiungiamo ora le organizzazioni ufficiali di critici e le societ di giornalisti che hanno a loro volta attribuito premi, sebbene puramente virtuali e senza alcuna statuetta da consegnare. Tra di esse, solo in America si trovano Online Film Critics Society, Alliance of Women Film Journalists, Prix Louis-Delluc, National Board of Review, National Society of Film Critics, Women Film Critics Cycle, African-American Film Critics Association, e tutte le organizzazioni di critici di ogni singola citt statunitense e canadese (Boston Society of Film Critics, Chicago Film Critics Association, ecc., e poi ci lamentiamo che ci siano troppi critici in Italia).
Infine, con un flashback di qualche settimana, giusto ricordare che a fine 2013 furono le principali riviste cartacee e online a proporre le proprie liste dei migliori, in alcuni casi frutto del voto dei redattori, in altri casi dei lettori, in altri ancora di entrambi: in Italia storicamente svolge il compito Ciak, ma se allarghiamo lo sguardo all'editoria internazionale, troviamo le classifiche di Artforum, Cahiers du Cinma, Film Comment, Guardian, Independent, Indiewire, Les Inrockuptibles, Sight and Sound, Time, Time Out, Variety, Village Voice, e mille altri. Last but not least, anche alcuni cineasti e autori hanno voluto rendere pubbliche le loro classifiche, per cui ora sappiamo che tra i migliori film 2013 di Quentin Tarantino c' a sorpresa The Lone Ranger di Gore Verbinski, che Pedro Almodovar premia The Act of Killing come primo e La grande bellezza come secondo, e cos via.
Tutte queste informazioni, facilmente recuperabili sul web, offrono l'idea che ci siano pi premi che film, pi liste che titoli, pi classifiche che vere e proprie nozioni di gusto. Tuttavia, se si mette da parte lo sconcerto e - come si suol dire - si "sta al gioco", allora forse comprendiamo meglio come il cinema oggi vada anche considerato un frutto della societ ludica. Da qualche tempo, infatti, storici e sociologi parlano di "gamification", ovvero di una ludicizzazione della cultura contemporanea, non solo attraverso i veri e propri giochi (videogame, quiz, test, app, sondaggi, poll, ecc.) ma anche nell'offrire un aspetto giocoso e sportivo a forme artistiche pi seriose.
Questa pioggia di premi e premietti, insomma, ha tutta l'aria di soddisfare la nostra esigenza un po' infantile al divertimento e alla gara, al gioco e al cimento, iniettando anche nel cinema - negli anni della sua avvenuta istituzionalizzazione - quell'aspetto ludico che permette di prendersi sul serio senza esagerare. La seconda esigenza che le liste soddisfano quella di archiviare e fissare per sempre un magma di film, prodotti audiovisivi e titoli che superano abbondantemente ci che ciascuno di noi pu guardare in un anno. Cos che in futuro sapremo - o penseremo di sapere - che cosa valeva la pena vedere in quel determinato anno.

   

Sorrentino verso l'Oscar con alleati sicuri: Fellini e Roma.

ONDA&FUORIONDA

luned 20 gennaio 2014 - Pino Farinotti da FOCUS

ONDA&FUORIONDA La grande bellezza di Paolo Sorrentino ha dunque ottenuto il Golden Globe come migliore film straniero. un riconoscimento importante anche se non fa la storia come l'Oscar, Cannes e Venezia. regola, ed quasi assunto, che chi vince il "Globe", molto probabilmente si ripete agli "Oscar". Accade spesso. successo negli ultimi tre anni: In un mondo migliore (2011), Una separazione (2012), Amour (2013), si sono, appunto, ripetuti. Il premio della Hollywood Foreign Press Association non mai stato amico del cinema italiano. Si registrano solo tre riconoscimenti. Il primo appartiene a De Sica, con La ciociara, del 1962. Un film che viene identificato soprattutto con la protagonista Sophia Loren, che ottenne poi l'Oscar personale. Nel 1978 fu la volta di Scola, con Una giornata particolare, e anche quella volta c'era di mezzo la Loren. Nell'era recente ecco Nuovo cinema Paradiso, di Tornatore, che poi vinse anche l'Oscar. Continua

   

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Loro 1

Silvio Berlusconi secondo Paolo Sorrentino
Data uscita: 24/04/2018
Regia di Paolo Sorrentino. Genere Biografico, produzione Italia, 2018.

Imprenditori, cortigiane, politici corrotti, giullari, acrobate: il circo intorno a Silvio Berlusconi, nella rielaborazione messa in scena da Paolo Sorrentino.
Loro 1

Loro 2

L'uso della luce ancora il linguaggio narrativo pi efficace
Data uscita: 10/05/2018
Regia di Paolo Sorrentino. Genere Biografico, produzione Italia, 2018.

La conclusione del rapporto tra Silvio e Veronica, sempre pi distanti e sempre pi soli, nello splendore allucinato di Villa Certosa.
Loro 2

The New Pope

Paolo Sorrentino e la nuova serie televisiva su un giovane Papa
Regia di Paolo Sorrentino. Genere Drammatico, produzione USA, Italia, 2018.
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