The Birth of a Nation - Il risveglio di un popolo

Un film di Nate Parker. Con Armie Hammer, Gabrielle Union, Penelope Ann Miller, Aunjanue Ellis, Nate Parker.
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Titolo originale The Birth of a Nation. Biografico, Ratings: Kids+13, durata 117 min. - USA 2016. - 20th Century Fox uscita mercoledì 14 dicembre 2016. MYMONETRO The Birth of a Nation - Il risveglio di un popolo * * 1/2 - - valutazione media: 2,98 su 12 recensioni di critica, pubblico e dizionari.
Consigliato sì!
2,98/5
MYMONETRO®
Indice di gradimento medio del film tra pubblico, critica e dizionari + rapporto incassi/sale (Usa)
 dizionari * * 1/2 - -
 critica * * - - -
 pubblico * * * * -
L'attore Nate Parker esordisce alla regia con la storia dello schiavo rivoluzionario Nat Turner.
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Un'opera ambiziosa e il regista sorprende per l'assoluto coraggio di affrontare temi di vasta portata e di grande attualità
Paola Casella     * * 1/2 - -
Showtime:
domenica 19 novembre 2017 alle ore 9,25 in TV su SKYCINEMA24
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Fin dalla nascita Nat porta sul corpo i segni che, secondo la cultura africana, servono a designare un capo. È il 1909, e Nat vive in una piantagione di cotone in Virginia insieme alla madre e alla nonna, dopo che il padre è dovuto fuggire per aver compiuto un atto di ribellione verso un mercante di schiavi. La proprietaria della piantagione intuisce nel bambino un'intelligenza spiccata e decide di insegnargli a leggere usando come testo la Bibbia. Nat diventerà un predicatore per la comunità degli schiavi della piantagione e gli schiavisti bianchi gli affideranno il compito di predicare l'obbedienza ai sottoposti neri, tenendo a bada ogni loro eventuale velleità di insubordinazione.
The Birth of a Nation è provocatorio fin dal titolo, lo stesso della pietra miliare del cinema muto diretta da D.W. Griffith, che dava largo spazio alla rappresentazione del Ku Klux Klan come controllori di un ordine sociale messo in pericolo dall'integrazione dei neri in America. La "nazione" cui si riferisce invece il titolo del film diretto, scritto, prodotto e interpretato dall'afroamericano Nate Parker quasi cent'anni dopo quello di Griffith, è invece quella costituita dalla comunità nera che acquisisce consapevolezza di sé e si riconosce come comunità politica. Il primo passo nella costruzione di quella "nazione", secondo Parker, è proprio la decisione del primo schiavo ribelle, Nat Turner, di guidare una sanguinosa rivolta contro gli schiavisti che opprimono lui e i suoi fratelli e sorelle neri.
The Birth of a Nation è un'opera ambiziosa e Parker, alla sua prima regia, sorprende per l'assoluto coraggio di affrontare temi di vasta portata e di grande attualità, a cominciare dall'utilizzo opportunistico dei testi religiosi, interpretabili nei modi più divergenti ed utilizzati per supportare le più diverse cause, più o meno nobili. Il potere incendiario delle sacre scritture, così come il loro potenziale utilizzo per mantenere l'ordine (o la diseguaglianza) sociale; la capacità delle religioni di "giustificare o condannare qualsiasi cosa"; e il modo in cui Nat passa dal perpetuare la sottomissione ad incitare alla rivolta usando la parola di Dio come invito all'azione, sono di assoluta rilevanza in questa epoca di fondamentalismi.
Ma il ritratto dei bianchi come invariabilmente corrotti, sadici e violenti (con l'unica eccezione del padrone di Nat, Sam, che è "solo" debole e ubriacone) crea un'escalation di rabbia e rancore che contiene in sé una considerevole pericolosità sociale in un clima già razzialmente polarizzato. Parker fa soprattutto leva sul potere demascolinizzante della schiavitù che ha "spezzato gli uomini" rendendoli imbelli in quanto priv(at)i della loro dignità maschile. E se questa riflessione è storicamente ed eticamente corretta, il suo utilizzo esasperato in un film di largo appeal popolare richiede un'assunzione di responsabilità da parte del suo autore che rischia di fomentare un clima giustizialista già ben presente nella società americana attuale.
La pietra di paragone è evidentemente 12 anni schiavo, ma Parker non ha la capacità di astrazione simbolica di Steve McQueen e i dialoghi, la recitazione, la costruzione delle scene di The Birth of a Nation non hanno la destrezza autoriale del regista britannico. C'è certamente un'energia vitale e una rabbia compressa dietro ogni immagine di The Birth of a Nation e il risultato è un film potente per l'argomento che tratta e per la maniera diretta in cui è raccontato, ma non cinematograficamente innovativo o memorabile.
Tutta la seconda parte del film sembra aderire alla messinscena western, compreso il finale alla Il mucchio selvaggio o alla Butch Cassidy and the Sundance Kid, e l'incessante escalation di violenza e vessazioni prepara il terreno per la ribellione finale non tanto in termini di attendibilità storica quanto di efficacia cinematografica. Una scelta premiante dal punto di vista dell'appeal popolare (tant'è vero che The Birth of a Nation ha vinto il Premio del pubblico al Sundance Film Festival, oltre al Gran premio della giuria), meno da quello del valore storico o artistico.

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THE BIRTH OF A NATION - IL RISVEGLIO DI UN POPOLO
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Di come sia piccolo l'esser uman specialmn bianco

domenica 16 ottobre 2016 di gaiart

BIRTH OF A NATION   Facce intelligenti, occhi bianchi che si stagliano nell’oscurità del nero, intervallate al bianco del cotone nei campi, anime potenti. Con una fotografia eccellente, un cast scelto con cura fin dal piccolo protagonista Nat, unico in grado di leggere nel profondo sud degli Usa dove si svolge la storia, viene messa in piedi una realtà da molti ignorata, dimenticata, persino dai libri di storia. Parliamo della storia particolare di un uomo, della schiavitù continua »

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Il valore della ribellione

mercoledì 21 dicembre 2016 di Hector Ternaz

The Birth of a Nation è significativo già dal titolo. Parker riprende derisoriamente il titolo della vergognosa pellicola di Griffith sulle “epiche” gesta dei “coraggiosi” incappucciati del Ku Klux Klan, ma soprattutto ci racconta su quali fondamenta è nata l’America, battezzata nel sudore e nel sangue di milioni di esseri umani costretti a perdere la propria umanità. Il film narra la vicenda di Nat Turner, schiavo, predicatore, ribelle. Nonostante qualche imprecisione storica (Nat nella sua vita continua »

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La (ri)nascita di una nazione.

martedì 10 gennaio 2017 di ashtray_bliss

The Birth of A Nation stringe l'occhio al suo omonimo predecessore e in modo totalmente audace e impavido si appropria del titolo e ne ribalta il contenuto, raccontando la storia della rinascita dell'America attravverso le battaglie della popolazione afro-americana in cerca di uguaglianza, riscatto e anche di vendetta. Ma sopra ogni cosa, in cerca di giustizia; quella parola e quel concetto che spesso viene soffocato e annientato con le torture, le sevizie, il calpestamento dei diritti umani. continua »

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Ambizioso

lunedì 19 dicembre 2016 di Luigi Chierico

Mancano pochi decenni dall’inizio della Guerra di Secessione tra il Nord ed il Sud America ed il nero viene distinto dal bianco, ancora come oggi. Nate Parker regista di colore,produttore,scrittore ed interprete del film sottolinea questa diversità mostrando frequentemente il netto contrasto tra i due colori. Un bambino nasce tra un popolo africano a cui viene dato il nome di Nat, Nate è il nome dell’autore ,ricorda Natale e viene nelle nostre sale proprio nel periodo natalizio. Una sedia a dondolo continua »

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FOCUS | Il sadismo di Parker non è l'esagerazione, ma la dimensione pratica, la ricaduta, la natura stessa dello stato di cose politico dell'epoca. Al cinema.

Nella violenza il discorso più sostanziale del film

sabato 17 dicembre 2016 - Roy Menarini

The Birth of a Nation, nella violenza il discorso più sostanziale del film Questo 2016 verrà ricordato dalla cultura e dalla società americana come un anno di sconvolgimenti drammatici. Non si tratta solamente della vittoria di un Presidente destinato a dividere seccamente gli elettori e i cittadini, come Donald Trump, ma di un periodo dove si sono riaffacciate in maniera imprevista e violenta le divisioni razziali. I due temi sono ovviamente intrecciati, se è vero che l'eredità di Obama - per quanto positiva - non riguarda la pacificazione etnica dell'America (che, anzi, è divenuta ancora una volta una pura utopia), e che solo una bassissima percentuale di elettori afroamericani ha concesso il suo voto a Trump.

Il Braveheart degli schiavi

di Alessandra Levantesi La Stampa

Cento anni dopo La nascita di una nazione di D.W. Griffith, pietra miliare del cinema Usa e al contempo esecrabile pamphlet razzista, l'attore nero Nate Parker compie il gesto audace di trasferire quel titolo a un'opera d'esordio che rivisita la Storia in un'opposta prospettiva afroamericana, raccontando della rivolta contro i latifondisti capeggiata nel 1831 in Virginia dallo schiavo Nat Turner, controversa figura di ispirato predicatore e sanguinario giustiziere. Vincitore del Sundance, forte dell'interesse del tema e anche del riverbero della polemica sugli Oscar troppo «white» del 2016, il film aveva un buon potenziale, ma - a parte la dubbia faccenda di una causa per stupro del 1999 che ha alienato al neoregista parecchie simpatie - a non convincere del tutto è la scelta di indulgere su un viscerale registro di violenza, a scapito della complessità del quadro. »

La rivolta di Nat Turner schiavo e predicatore

di Fabio Ferzetti Il Messaggero

Una controstoria dello schiavismo raccontata dal punto di vista "afro". Ma girata con stile truce e irruento alla Mel Glbson. Il tutto per evocare la figura storica e assai più controversa dl quanto non sembri qui, di Nat Turaer (Nate Parken protagonista e regista). Uno schiavo che grazie ai suoi padroni benevoli imparò a leggere e scrivere, diventò un appassionato predicatore, quindi scopri gli orrori riservati alla sua gente nelle piantagioni confinanti. E nel 1831 guidò una sanguinosa rivolta in Vlrginia dettagliata in episodi raccapriccianti. »

Remake troppo sanguinario

di Valerio Caprara Il Mattino

Francamente sembrava a priori assai azzardato l'intento di rovesciare il background politico del capolavoro del maestro del muto David W. Griffith di "The Birth of a Nation". Lo sceneggiatore, produttore, regista e interprete dell'odierno anti-remake Parker ha il merito di non nascondersi dietro un dito e di piazzarlo sotto un ideale cartello di denuncia dell'odio e il pregiudizio mai sopiti in Usa contro i neri: dispiace, però, che la ricostruzione delle gesta dell'ex schiavo ed eroe popolare Nat Turner corrisponda a una sventagliata di spettacolarità fragorosa e sanguinaria, a cui mancano del tutto il corrosivo sarcasmo e la suprema abilità di un Tarantino. »

di Anna Maria Pasetti Il Fatto Quotidiano

Predestinato dalla nascita al comando secondo l'antica tradizione africana, il piccolo Nat cresce da schiavo protegée e istruito in una piantagione della Virginia agli inizi del 1800. Quando padron Sam lo esibisce da predicatore - guadagnandoci - per sopire i germogli di ribellione dei fratelli neri ridotti in stato bestiale, il giovane si scopre più ribelle di tutti, e guida la prima sommossa incendiaria contro i bianchi nella storia americana. Rovesciando l'opera omonima di D. W. Griffith, Nate Parker esordisce in regia con l'ambizione di riscrivere la fondazione degli Usa dal punto di vista del popolo nero. »

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