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Michela Cescon

Con Michela Cescon è stato un primo amore

Data nascita: 1971, Treviso (Italia)
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Biografia Filmografia Critica Premi Foto  NEW  Articoli e news Trailer Dvd CD
Michela Cescon
David di Donatello 2004
Nomination miglior attrice per il film Primo amore [7] di Matteo Garrone



Vincere

* * 1/2 - - (mymonetro: 2,95)
Un film di Marco Bellocchio. Con Filippo Timi, Giovanna Mezzogiorno, Fausto Russo Alesi, Michela Cescon, Pier Giorgio Bellocchio.
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Genere Drammatico, - Italia, Francia 2009. Uscita 20/05/2009.

Tutte le donne della mia vita

* * 1/2 - - (mymonetro: 2,52)
Un film di Simona Izzo. Con Luca Zingaretti, Vanessa Incontrada, Michela Cescon, Lisa Gastoni, Rosalinda Celentano.
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Genere Commedia, - Italia 2006. Uscita 13/04/2007.

L'aria salata

* * * 1/2 - (mymonetro: 3,74)
Un film di Alessandro Angelini. Con Giorgio Pasotti, Giorgio Colangeli, Michela Cescon, Katy Louise Saunders.
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Genere Drammatico, - Italia 2006. Uscita 05/01/2007.

Quando sei nato non puoi più nasconderti

* * * - - (mymonetro: 3,03)
Un film di Marco Tullio Giordana. Con Alessio Boni, Michela Cescon, Rodolfo Corsato, Matteo Gadola, Andrea Tidona, Adriana Asti.
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Genere Drammatico, - Italia, Gran Bretagna, Francia 2005. Uscita 13/05/2005.

Non prendere impegni stasera

* * - - - (mymonetro: 2,29)
Un film di Gianluca Maria Tavarelli. Con Luca Zingaretti, Giorgio Tirabassi, Andrea Renzi, Alessandro Gassman.
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Genere Drammatico, - Italia 2006.
Filmografia di Michela Cescon »

venerdì 5 febbraio 2010 - L'impegno sociale torna in prima serata su Raiuno.

C'era una volta la città dei matti: la nascita della legge 180

Alessandra Giannelli cinemanews

C'era una volta la città dei matti: la nascita della legge 180 Quando si parla di Franco Basaglia si pensa subito a colui che fece chiudere i manicomi. La legge 180 del 1978 è, infatti, comunemente definita Legge Basaglia e a questa vicenda la Rai dedica la fiction in onda domenica 7 e lunedì 8 febbraio. Cosa succedeva, realmente, nelle "città dei matti"? Con questo interrogativo è stata presentata C'era una volta la città dei matti, la miniserie prodotta da Rai Fiction e Claudia Mori, per la regia di Marco Turco. Una conferenza-discussione perché ad oggi, dopo più di trent'anni, la legge in questione suscita discussioni e dibattiti. Altra miniserie, la quarta specifica il direttore Fabrizio Del Noce, di grande impegno sociale per Rai Uno, augurandosi un successo di pubblico simile alle precedenti, soprattutto perché il film avrebbe già ottenuto il consenso della critica. Approvata ad ampia maggioranza dall'allora parlamento, la Legge Basaglia ha chiuso la vecchia tipologia dei manicomi, di cui la miniserie documenta la gestione, senza però risolvere la situazione come per la legge Merlin con le "case chiuse" suggerisce Del Noce. Sono, pertanto, rimaste delle zone d'ombra e questa è la parte incompiuta (discussa) della legge, attuale del resto, considerato che il problema legato alla mente è ancora un tabù nel nostro paese e questo non fa che peggiorare la situazione. Un problema sociale dilagante che deve essere affrontato anche perché la struttura pubblica non sempre aiuta a risolvere situazioni familiari gravi. Al di là delle importanti e serie tematiche affrontate nella fiction, Del Noce si sofferma sulla qualità artistica della realizzazione perché ha dei momenti angosciosi, ma racconta, con una trama ininterrotta, gli avvenimenti dei protagonisti e dei non protagonisti del manicomio di allora e del post, mescolando i veri malati con coloro che tali non erano, ma che lì dentro avrebbero perso ogni speranza di cura. Una realizzazione preceduta da un grande studio, come ha raccontato diligentemente il regista: "Siamo partiti alla volta di Trieste, abbiamo contattato Beppe Dell'Acqua (direttore del dipartimento di salute mentale di Trieste e consulente del film) che ha lavorato dieci anni con Basaglia nel manicomio di Trieste. Beppe ci ha aperto tutte le porte, ci ha fatto incontrare tutti gli psichiatri che avevano lavorato con Franco, anche quelli di Gorizia; ma anche tanti infermieri: a Trieste ci sono figure storiche come Mariuccia Giacomini che è stata l'ispirazione per uno dei personaggi della fiction che è Nives, interpretata da Michela Cescon. Un'infermiera, Mariuccia, che all'inizio era uno dei soggetti delle torture inferte ai pazienti come i bagni freddi o la scuffia (la pratica di mettere un lenzuolo sul paziente per far capire che lì non si scherzava). Ma la cosa più importante è stata l'incontro con i pazienti, con quelle persone che avevano vissuto il manicomio prima di Basaglia e poi dopo. Quello che andavamo a raccontare non poteva essere una semplice biografia dello psichiatra, ma un racconto corale perché si trattava di un'esperienza collettiva. L'intento era quello di restituire la realtà, la verità, attraverso le tante storie e i documenti che avevamo appreso, a partire dal racconto di Sergio Zavoli Il giardino di Abele del 1968 quando, d'accordo con Basaglia, l'autore portò le camere da presa all'interno di un manicomio. Un lavoro di sceneggiatura assai approfondito anche con gli attori perché non c'è niente di più rischioso che mettere in scena la malattia mentale, si può fare una caricatura. Abbiamo voluto, anche con grandi difficoltà produttive, girare nei luoghi veri, anche se a Gorizia oggi il vecchio manicomio è stato trasformato. I manicomi erano un insieme di padiglioni, tante piccole città, di qui il nome della fiction. Siamo stati nel manicomio di Imola e di Trieste. I materiali, i letti, i camicioni, le camicie di forza sono quelle reali. Anche la partecipazione sul set ha visto la presenza di tanti operatori e pazienti (a Trieste esiste l'Accademia della follia dove persone con disagi mentali fanno teatro). Un'esperienza di vita per tutti: il confrontarsi con il diverso c'ha fatto capire cosa stavamo facendo".

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