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Luciana LittizzettoLa 'Lucianina' più amata dagli italiani48 anni, 29 Ottobre 1964 (Scorpione), Torino (Italia) |
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![]() Le donne hanno la cellulite, è un fatto. Se una non ce l'ha, 9 volte su 10 è un travestito... ditelo ai vostri mariti: la mia cellulite ti fa schifo? Mi dispiace amore, sei gay!.
dal film Ravanello pallido (2001)
Luciana Littizzetto è Gemma
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Piccola, sguardo curioso e una spiccata sfrontatezza sarcastica che lascia senza parole. Artista a tutto tondo, ha recitato a teatro, al cinema, in televisione, nei panni di se stessa e in quelli di numerosi personaggi comici che l'hanno resa celebre. È anche autrice di successi editoriali che colpiscono l'ipocrisia degli uomini e inneggiano alla riscoperta della femminilità, con autoironia e un forte senso di sincera indignazione.
Il cabaret degli esordi
Nata e cresciuta a Torino, nel quartiere San Donato, dove i genitori gestivano una latteria, Luciana Littizzetto si diploma in pianoforte nel 1984 presso il conservatorio della città. Comincia poi a insegnare musica in una scuola media della periferia di Torino, scrive per il mensile Gioc, legato al movimento Gioventù Operaia, e si iscrive alla facoltà di Lettere della facoltà di Magistero. Si laurea nel 1990 con una tesi in storia del melodramma e nel frattempo frequenta la scuola di recitazione dell'Istituto d'Arte e Spettacolo al circolo Dravelli di Moncalieri, allora diretta da Arnoldo Foà. Qui inizia a proporre i suoi primi spettacoli di cabaret sui palcoscenici dei teatri locali della provincia di Torino. Si mette alla prova anche come doppiatrice, vince il premio "Ettore Petrolini" del Festival "Bravograzie!" di Aosta e viene finalmente notata anche da Serena Dandini che la vuole nel suo programma "Avanzi", dove ottiene numerosi consensi di pubblico e di critica.
La televisione e l'esordio cinematografico
Da questo momento in poi, inventa personaggi strepitosi che segneranno la consacrazione della Littizzetto come una delle migliori attrici della televisione e del teatro. Nel 1993 mette in scena lo spettacolo "Parlami d'amore Manù", dove presenta una ricca galleria di tipi umani, vittime del consumismo, conformisti in crisi d'identità, tutti costruiti sulla base di un'innata ironia. Nello stesso anno, nei panni di Sabrina (memorabile il tormentone "Minchia Sabbry!"), prende parte alla trasmissione di Raitre "Cielito lindo" dove lavora con Athina Cenci e Claudio Bisio, poi debutta come voce radiofonica al fianco di Piero Chiambretti. Lavora per diverso tempo in Rai, collezionando gag, sketch e numerose scenette comiche che la rendono popolare al pubblico televisivo. Passa poi a Mediaset in "Facciamo Cabaret" e "Ciro", successivamente esordisce al cinema con un piccolo ruolo nella commedia Tutti giù per terra (1997) di Davide Ferrario e soprattutto nello straordinario successo di Tre uomini e una gamba (1997) del trio Aldo, Giovanni e Giacomo.
Mai dire gol e il fortunato incontro con Luca & Paolo
Dopo il debutto cinematografico, la Littizzetto ritorna a dividersi tra televisione, dove la vediamo in numerose puntate di "Mai dire gol" (nei panni della pianista Nives e della ninfomane Lolita), e radio. Nel 1999 ritorna sul set della commedia La grande prugna di Claudio Malaponti e collabora con Ezio Greggio e Mel Brooks in Svitati, oltre che nella parodia prodotta dalla Gialappa's Tutti gli uomini del deficiente di Paolo Costella. La carriera cinematografica cresce di qualità con la commedia degli equivoci E allora mambo! (1999), dove recita insieme a Luca Bizzarri e Paolo Kessisoglu, brillante collaborazione che prosegue anche nel secondo capitolo Tandem (2000).
Con Davide Ferrario al cinema
Pubblica il libro "L'agenda di Minchia Sabbry" e scrive la sceneggiatura di Ravanello pallido (2001), dove interpreta il modello di donna 'bruttina' in cerca di rivincita sociale, e di Se devo essere sincera (2004) diretta poi dall'amico Davide Ferrario. La vediamo comparire in Natale a casa Deejay (2004), e in Manuale d'amore (2005) dov'è una vigilessa inviperita, ma è soprattutto in libreria a scalare la classifica dei libri più venduti, prima con "Ti amo, bastardo", poi con l'imprevedibile successo editoriale (più di un milione di copie vendute) di "Sola come un gambo di sedano", al quale seguiranno "La principessa sul pisello" e "Col cavolo", tradotti anche all'estero.
Il sodalizio con Fabio Fazio, i film impegnati e le commedie esilaranti
La tv la vuole in numerosissime trasmissioni, da "Stasera pago io" di Fiorello al Festival di Sanremo, dove si lancia in un appassionato bacio con Pippo Baudo, oltre che nella conduzione de "Le iene", assieme a Luca e Paolo. Nel 2006 prende parte del film sul precariato Cover Boy - L'ultima rivoluzione, dopodichè viene confermata come ospite fissa del programma "Che tempo che fa" di Fabio Fazio, dove, per la prima volta, si presenta al pubblico come se stessa, abbandonando i personaggi che l'hanno resa celebre e prodigandosi in lunghi monologhi irriverenti sui temi d'attualità.
Nel 2006 pubblica anche "Rivergination", seguito poi da "La jolanda furiosa" nel 2008, entrambi finiti in pochissimo tempo tra i primi posti dei libri più venduti dell'anno.
Nel 2007 viene ricevuta dal Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano che le consegna il prestigioso premio De Sica, riservato alle personalità più in luce del momento nel mondo dello spettacolo e della cultura. L'anno dopo ritorna al cinema in veste di suora nella commedia musicale Tutta colpa di Giuda - Una commedia con musica di Davide Ferrario e in Matrimoni e altri disastri di Nina Di Majo, ed esordisce in una grossa produzione televisiva di fiction Pinocchio (2008), dov'è il grillo parlante, diretta da Alberto Sironi. Tra il 2010 e il 2011 fa il suo ritorno al cinema, in Genitori & Figli: Agitare bene prima dell'uso di Giovanni Veronesi, nei due capitoli della commedia dei sessi diretta da Fausto Brizzi, Maschi contro Femmine e Femmine contro Maschi e nel sentimentale Il giorno in più, nel quale recita accanto a Fabio Volo e Isabella Ragonese. L'anno successivo viene diretta da Lucio Pellegrini nella commedia È nata una star?, tratta dal romanzo di Nick Hornby dove interpreta una madre che scopre il lavoro segreto del figlio: il pornodivo.
Nel 2013 affianca poi Fabio Fazio nella conduzione del Festival di Sanremo.
Nastri d'Argento 2010
Luciana Littizzetto tornerà sul set a fine estate. Da settembre infatti iniziano le riprese del nuovo film di Lucio Pellegrini che porta al cinema un adattamento del romanzo “E' nata una star?” di Nick Hornby. Nel libro, pubblicato nel 2000, due genitori scoprono nell'imbarazzo più totale che il figlio adolescente è il protagonista di un film porno, trovando nella casella postale una videocassetta. Ad interpretare la madre del ragazzo sarà la Littizzetto, al terzo film con Pellegrini dopo E allora mambo e Tandem. Ad affiancarla nel ruolo del padre ci sarà Rocco Papaleo.
L'attrice è ospite della seconda giornata del Festival di Giffoni, dove oggi terrà una masterclass rivolta agli studenti universitari. Ieri invece si è immersa nel mondo di Harry Potter, assistendo all'anteprima mondiale dell'ultimo capitolo della saga, in compagnia dei due figli. “In realtà non sono appassionatissima di fantasy- ha commentato- Avevo visto solo il primo episodio. Durante la proiezione, ho confuso uno dei personaggi con Brunetta. Meno male che c'erano i ragazzi a spiegarmi tutto”.
Da Giffoni l'attrice parla del suo rapporto con il cinema. “Adoro lavorare con i registi- ha dichiarato- Per me è sempre un'esperienza nuova. In genere sono abituata a scrivere i miei pezzi: in tv me la canto e me la suono da sola. Quando recito in un film invece mi piace la sensazione di essere nella mani di altri”. E sulla condizione attuale del cinema italiano ha dichiarato: “Le commedie stanno vivendo un periodo di rinascita. La gente è tornata a cinema. Viviamo tempi difficili e il pubblico ha bisogno di divertirsi e pensare ad altro, preferendo questo genere di film. Ed è meglio che vada al cinema o al teatro, anche per vedere spettacoli di comici, piuttosto che rimanere a casa e istupidirsi davanti la tv”.
L'attrice sarà ancora al fianco di Fabio Fazio in “Che tempo che fa” a partire da settembre anche se, ha precisato, “non ho ancora firmato nulla con la Rai”. E alla domanda su un suo possibile passaggio a La 7 ha commentato: “E' sicuramente un'emittente in fermento dove si può sperimentare ancora, cosa che manca sia in Rai che in Mediaset. Tuttavia io ho voglia di restare alla tv pubblica. Ho sempre la sensazione che è quello il posto della gente”.
Eravamo state avvertite, ma non siamo state salvate. Dopo aver messo alla berlina i maschi, il team Brizzi-Martani-Bruno-Pulsatilla mette in luce difetti e principali errori delle femmine, tacciate di essere manipolatrici e accusatrici per partito preso. Il secondo capitolo del dittico, Femmine contro Maschi, esce in sala con il logo Medusa, anche e soprattutto perché vede protagonista di una delle tre storie principali il duo comico Ficarra e Picone, che a Medusa è legato da un rapporto di esclusiva. A loro va il grazie più sentito, per aver portato un po’ di buonumore e di leggerezza dentro una commedia che fa un uso ampio di clichés e di opinioni al limite del pregiudiziale. Tiepido l’applauso della platea all’anteprima stampa. Riscaldano l’atmosfera gli attori presenti, molti dei quali comici, dentro e fuori lo schermo.
Si può chiedere al regista quale dei due film preferisce?
Brizzi: Me lo hanno chiesto tutti, ma non risponderò mai, nemmeno sotto tortura. Come sapete i due film sono stati girati contemporaneamente, con un piano di lavorazione mischiato, uno al mattino e uno al pomeriggio o viceversa, per cui faccio fatica a differenziarli, anche se so che nel risultato sono molto diversi: uno più comico e spettacolare e l’altro più tenero e romantico. Paradossalmente Femmine contro Maschi è finito per primo, ma è uscito per secondo.
Con Ex hai iniziato la tua personale rivisitazione della commedia sentimentale, con questo dittico prosegui sulla stessa strada. Dove vuoi arrivare? Qual è il tuo obiettivo?
Brizzi: Voglio continuare a fare film che mi piacciono, avere una lunga carriera e divertirmi. Non voglio fare film drammatici, perché sono il primo ad annoiarmi quando ne vedo uno.
Alla fine dei conti, chi esce meglio dal confronto?
Brizzi: Le femmine. Pulsatilla, nonostante in fase di sceneggiatura fosse una contro tre di noi, ha azzeccato tutti i nostri difetti, non c’era modo di ribattere.
Bisio: Aggiungerei che mi pare che le donne di questo film siano più vere e tridimensionali delle donne che vediamo sui giornali.
Ficarra: La più grande verità del film è che l’obiettivo delle donne è cambiare gli uomini, se avessero l’uomo perfetto non saprebbero cosa farci.
Littizzetto: In realtà è vero che ci innamoriamo dei difetti degli uomini, dei maschi un po’ stronzi e un po’ pirla, poi però li troviamo fastidiosi e viviamo male. Gli uomini, invece, se ne sbattono, fanno la loro strada, e fanno bene. Siamo noi donne che vogliamo per forza tenere insieme tutto, figli, lavoro, e inseguiamo un ideale impossibile.
Il film mette in campo anche la figura della suocera e porta sul grande schermo una protagonista del piccolo: Wilma De Angelis.
Wilma De Angelis: non avevo mai partecipato ad un film prima d’ora. Quando mi hanno chiamato ho accetto per incoscienza, poi mi sono trovata benissimo, mi pareva di sognare. Ad un certo punto ho detto: “Fausto, pizzicami. Così mi sveglio”. Ho visto il film finito per la prima volta ieri sera e ho pianto per l’emozione.
Brizzi: Al nostro primo incontro, pensava che io fossi un inviato di "Scherzi a Parte", che fosse tutto finto, per cui diceva “si” a tutto, ai tempi, ai compensi… Io sono uscito pensando che fosse una pazza, lei si è trovata imbarcata nel progetto.
Il personaggio della Littizzetto “riformatta” le abitudini del marito, approfittando di una sua grave amnesia. Per formattare le donne, invece, cosa ci vorrebbe?
Littizzetto: Non mi piace che delle donne in gamba si dica che hanno “le palle”. Io non ho mai avuto l’invidia del pene. Nostalgia qualche volta, invidia mai.
Solfrizzi: Anch’io penso che seguendo il modello maschile, le donne abbiano perso qualcosa. Gli uomini sono più dediti al gioco, sia esso il calcio o le figurine, ma non credo che per questo debbano essere riformattati. Ci vuole solo più rispetto, che è una cosa che ogni tanto nelle coppie si perde, per colpa del tran-tran quotidiano.
E veniamo a Ficarra e Picone…
Brizzi: La scena del bacio tra Ficarra e la Inaudi è stata girata il primo giorno delle riprese e Ficarra l’ha sbagliata almeno 20 volte, apposta.
Ficarra: Invece Picone con la Autieri ha fatto un solo ciak, buona la prima. E si vantava. Gli ho detto: “ma sei scemo?”
Picone: è vero, ci ho pensato dopo. Sono arrivato impreparato.
Quanto è difficile fare i comici quando la realtà supera la fantasia?
Brizzi: Molto. È per questo, oltre che perché mi interessa di più, che io preferisco parlare di sentimenti piuttosto che di politica o di società.
Picone: Noi registriamo Zelig il martedì e la trasmissione va in onda il venerdì. In quei due giorni in mezzo viviamo nel terrore che la realtà annulli i nostri sforzi.
Littizzetto: Il comico deve ribaltare la realtà, ma se la realtà è già ribaltata devi fare il doppio salto mortale e non sempre ti riesce. Scivolare, diventare offensivi, è un rischio reale, appena dietro l’angolo.
Bisio: Diciamo che la televisione è come fosse un quotidiano e il cinema un libro. Credo che con questo film abbiamo scritto un bel libro.
Nancy Brilli sta diventando un’attrice feticcio di Fausto Brizzi?
Brilli: Ma io dico: la rinascita del cinema italiano non poteva succedere dieci anni fa? Io ho quasi 47 anni e soffro del razzismo verso le attrici della mia età, però Fausto dieci anni fa era in fasce, non si poteva fare. Non so se è così, ma mi piacerebbe molto essere una sua attrice feticcio.
La canzone del film, “Vuoto a perdere”, è stata scritta da Vasco Rossi per Noemi.
Noemi: La canzone dipinge la figura di una donna di grande sostanza, che non ha paura di fare un resoconto della sua vita e dire che, malgrado tutto, l’ha vissuta al massimo. Il video è interpretato da Carla Signoris e Serena Autieri, per la regia di Brizzi stesso.
Medusa e il fatturato record del momento. Reinvestirete? Come?
Letta: Speriamo non sia solo un momento, perché ciè che accade ora è frutto di un impegno cominciato diversi anni fa con gli autori, i produttori, gli attori e le attrici, vale a dire della ricerca di storie di qualità, di un certo tipo e di un certo stile. Da sempre abbiamo reinvestito i risultati principalmente nel cinema italiano e continueremo a farlo. Per avere un listino eterogeneo, che spazi dalla commedia al film di Natale, al film drammatico, dal film comico all’opera prima, quando ci sono dei progetti che ci interessano particolarmente.
Il prossimo progetto di Fausto Brizzi è Sex 3D. Credi davvero nel futuro di questa tecnologia?
Brizzi: Sì, io credo che il 3D tra poco sarà lo standard. Ho appena girato un videoclip e sono entusiasta del risultato. Quello che conta in un film continuerà ad essere la sceneggiatura, il 3D non salva un film che non funziona, ma non ha nemmeno più bisogno di contenuti ad hoc, sarà sempre meno invasivo. Vedremo il cinema che ora vediamo in 2D girato e proiettato in 3D semplicemente perché l’effetto è più bello.
Il mondo scolastico torna sotto i riflettori, ma stavolta non si tratta di cortei di studenti. Dopo Immaturi, film attualmente in sala in cui un gruppo di 40enni è costretto a ridare l’esame di stato, compiti in classe e zaini carichi di libri irrompono anche sul piccolo schermo con la fiction Fuori classe, serie in 12 puntate che Rai 1 manderà in onda a partire da domenica 23 gennaio in prima serata. Diretta da Riccardo Donna e liberamente ispirata ai libri scritti da Domenico Starnone, la fiction è interpreta da Luciana Littizzetto, Neri Marcorè, Ninni Bruschetta e Roberto Citran, oltre ad un manipolo di giovani attori più o meno agli esordi.
Littizzetto docente al liceo
La comica di "Che tempo che fa" veste i panni di un’insegnante del liceo classico Caravaggio di Torino ed è il perno di tutta la storia: brava insegnante di lettere, la donna è appena stata lasciata dal marito (Neri Marcorè) per una più giovane con cui l’uomo è scappato per un’isola tropicale, lasciandola da sola a gestire tradimento e figlio (Lorenzo Vavassori), un 14enne in procinto di iniziare il liceo. Non vanno meglio le cose a scuola dove si vede sfuggire l’elezione a vice preside per due voti, in questo modo il Caravaggio sarà gestito per un altro anno da quel lavativo di Lobascio (Ninni Bruschetta) che per di più, a elezioni concluse, le ha promesso vendetta.
Il difficile compito degli insegnanti
Prodotta da Rai Fiction con la Itc Movie di Beppe Caschetto, Fuori classe affronta il mondo scolastico senza schierarsi o dare giudizi, ma mostrando come sia difficile ogni giorno vestire i panni di insegnanti e studenti divisi tra frustrazioni, preoccupazioni o voglia di leggerezza. Un microcosmo che la Littizzetto conosce bene visto che per 9 anni ha insegnato sia alle elementari che alle medie (intervenuta telefonicamente alla conferenza stampa di oggi a Roma, perché trattenuta da una questione familiare a Torino, l’attrice ha detto): “In Italia quello che manca è la voglia di cambiare perciò non si dà ascolto agli studenti che protestano, è più comodo raccontare sempre che le cose non vanno, mostrare solo la parte più deleteria dell’Italia che lavora invece di dire che la scuola è piena di professori motivati come la mia Isa Passamaglia che continuano a mettere passione nel loro lavoro nonostante tutto”.
D’accordo sull’immobilità della scuola anche Riccardo Donna, il regista della fiction che ha ammesso di essersi divertito a tornare sui banchi di scuola della sua città anche se la lavorazione di Fuori classe è stata complessa con le riprese effettuate in quasi due anni per non intralciare il lavoro didattico del liceo Cavour, storico istituto che ha fatto da set alla vicenda: “Ho avuto l’impressione di ripiombare nell’incubo di essere studente – ha detto Donna – in 40 anni mi è parso che la scuola non sia cambiata affatto: le cose vanno avanti malgrado tutto solo grazie all’impegno di alcune persone. L’unica differenza ero io che stavolta all’ottica dello studente dell’ultimo banco volevo provare ad aggiungere quella del professore”.
Un prodotto leggero e ben curato
Leggero ma ben ritmato, Fuori classe non è un prodotto innovativo né nelle dinamiche tra personaggi né per l’ambientazione scolastica ma ha il pregio, non indifferente di questi tempi, di essere realizzato con cura in ogni aspetto, specie nella scrittura firmata da nomi importanti quali Francesco Piccolo, Doriana Leondeff e Federico Starnone. Certo la Littizzetto qui fa la parte del leone, e ne ha motivo per bravura e tempi comici, l’impressione però è che la si sia lasciata a briglia troppo sciolta finendo per trasformare la sua professoressa Passamaglia in una poco realistica docente, troppo simile alla vera Littizzetto incline com’è all’ironia tagliente e alla battuta sempre pronta.
Esaurita la vena dei film “a episodi”, Giovanni Veronesi affronta una commedia “organica” che suo malgrado tradisce e svolge due storie. Storie che finiscono per confluire nel tema assegnato alla protagonista adolescente da un padre (e professore) in crisi col figlio diciottenne e deciso a partecipare alle selezioni per il Grande Fratello. Col sorriso e un cast in stato di grazia, Genitori & figli affronta l’eterno confronto e le immancabili incomprensioni che da sempre vedono schierati e contrari genitori e figli. A Roma per presentare il suo film, Giovanni Veronesi racconta la sua idea di famiglia e confessa l’amore per i suoi attori “accordati”.
Le fiabe sono fatte per essere raccontate e per trovare a ogni nuova lettura un senso ulteriore che le renda universali e senza tempo. "Le avventure di Pinocchio" di Carlo Collodi godono di questo fascino eterno grazie a una serie di personaggi e di situazioni eternamente rinnovabili in base allo spirito del tempo, a cominciare dalla straordinaria figura protagonista: un bambino di legno vivace e curioso che impara, attraverso prove dure e incredibili, come si sta al mondo.
Pinocchio come favola dell'infanzia e della maturità, capace di affascinare tanto i lettori italiani di fine Ottocento che gli spettatori televisivi dell'era contemporanea, e di passare attraverso trasposizioni e riletture differenti. Dalla più celebre versione a cartoni animati del 1940 firmata Walt Disney, fino alla magniloquente quanto controversa rilettura ad opera di Roberto Benigni, certamente una delle trasposizioni che il grande pubblico in Italia maggiormente ricorda è quella realizzata nel 1971 da Luigi Comencini per la RAI. A quel progetto, uno degli sceneggiati di maggior successo della televisione nazionale, si ispira la nuova versione concepita da Alberto Sironi, anche grazie alla continuità apportata dalla Lux Vide e dalla presenza di Ettore Bernabei.
Come fu per quello di trentacinque anni fa, il nuovo Pinocchio utilizza volti popolari (al tempo Nino Manfredi, Gina Lollobrigida, Franco Franchi e Ciccio Ingrassia; adesso Bob Hoskins, Luciana Littizzetto, Margherita Buy, Violante Placido e Alessandro Gassman) e una location suggestiva (la regione del viterbese per Comencini, il borgo di Civita di Bagnoregio per Sironi), per dare nuova lettura al mito che non muore di Pinocchio e alle sue strette e rinnovabili somiglianze con l'epoca contemporanea.
Ore 8.30. Milano. Bastioni di Porta Venezia. Un pulmino attende un gruppo di critici e di operatori nell'ambito del cinema. Destinazione: la Casa Circondariale "Lorusso e Cutugno" di Torino. In parole povere: il carcere. L'occasione è fornita dall'anteprima di Tutta colpa di Giuda di Davide Ferrario che ha come set proprio la VI sezione, blocco A della casa di detenzione.
Si parte e, dopo le inevitabili battute sul fatto che ci lascino o meno uscire dopo la proiezione, si comincia a parlare di cinema e di vita. Ma sullo sfondo permane una leggera sensazione di aspettativa ma anche di disagio. Nessuno dei presenti ha mai varcato la soglia di un penitenziario e cosa si provi quando il portone si chiude alle tue spalle.
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