Al massimo ribasso

Film 2017 | Drammatico +13 100 min.

Anno2017
GenereDrammatico
ProduzioneItalia
Durata100 minuti
Regia diRiccardo Jacopino
AttoriMatteo Carlomagno, Viola Sartoretto, Alberto Barbi, Stefano Dell'Accio, Francesco Giorda Marco Affatato, Luciana Littizzetto, Carlo Airola Tavan, Max Liotta, Giorgio Serra.
Uscitagiovedì 7 giugno 2018
DistribuzioneSlow Cinema srl
RatingConsigli per la visione di bambini e ragazzi: +13
MYmonetro Valutazione: 2,50 Stelle, sulla base di -1 recensione.

Regia di Riccardo Jacopino. Un film con Matteo Carlomagno, Viola Sartoretto, Alberto Barbi, Stefano Dell'Accio, Francesco Giorda. Cast completo Genere Drammatico - Italia, 2017, durata 100 minuti. Uscita cinema giovedì 7 giugno 2018 distribuito da Slow Cinema srl. Consigli per la visione di bambini e ragazzi: +13 Valutazione: 2,50 Stelle, sulla base di -1 recensione.

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Nel gioco al ribasso delle gare d'appalto, la malavita organizzata vince sempre grazie all'aiuto di un quarantenne senza scrupoli.

Consigliato assolutamente no!
n.d.
MYMOVIES 2,50
CRITICA N.D.
PUBBLICO N.D.
CONSIGLIATO NÌ
Film portavoce di un problema attuale particolarmente diffuso ma poco discusso.
Recensione di Diana Cardani
giovedì 7 giugno 2018
Recensione di Diana Cardani
giovedì 7 giugno 2018

Diego è un uomo di mezza età che lavora all'ombra di una società mafiosa torinese: grazie alle sue potenzialità riesce a garantire sempre la loro vittoria nelle gare d'appalto guadagnandosi, con soldi sporchi, da vivere. Nasconde un segreto: è capace di leggere nel pensiero. Solo così, infatti, riesce a fornire sempre la cifra esatta a cui varie società edilizie propongono il prezzo del loro lavoro, in modo tale da consentire ai suoi superiori la proposta di un massimo ribasso. D'altra parte, però, l'estenuante pressione che prova quotidianamente sentendo i pensieri di tutti coloro che lo circondano, lo portano ad un punto di rottura: l'incontro con un fisico, poi, lo aiuta a capire che la sua speciale condizione è irreversibile. O si rassegna al suo potere, o può tentare di sottoporsi a continui esami clinici diventando, così, una cavia. Non si allontanerebbe poi molto dalla situazione attuale: inserito, ormai, in un circolo vizioso, quale potrà essere il suo destino?

Proprio come un gatto randagio, che dimostra la sua presenza solo svuotando quotidianamente la ciotola dei croccantini, così funziona la mafia: muovendosi nell'ombra, stando attenta a non fare alcun rumore, studia inosservata il momento opportuno per attaccare.

Sullo sfondo di una Torino buia e irriconoscibile, ritratta nei suoi angoli più trasandati, il film si fa portavoce di un problema attuale particolarmente diffuso ma poco discusso, soprattutto nella cinematografia italiana: il collasso di molte piccole o medie imprese edilizie per mano della malavita che, rinunciando a qualsiasi etica, è in grado di vincere gare d'appalto conquistando il mercato.

Diego si è inserito, non si sa come, in questo meccanismo e ne diventa parte integrante. È l'antieroe per eccellenza: subentrato in un vortice di clandestinità ha, in fondo, un animo buono e cerca di espiare le colpe di un passato di cui conosciamo solo degli accenni. Il suo superpotere, leggere nel pensiero, in molte occasioni gli è di grande aiuto ma, intanto, lo logora dall'interno. "Che ne sai tu del pensiero?", chiede ad un giocatore online; e lo chiede anche a noi che, nonostante le potenzialità di un mezzo (il cinema) che potrebbe permetterci di capire cosa passi nella sua mente, siamo costretti a rimanere fuori dalla sua testa. Non a caso Diego ha lo sguardo spesso rivolto verso il basso, il viso oscurato da ombre nette e vediamo molti primi piani della sua nuca: fino alla fine, non ci è permesso capire il motivo dei suoi gesti.

In qualche modo Riccardo Jacopino, regista del film, in Al Massimo Ribasso concentra l'essenza dei suoi due film precedenti: Noi, Zagor, documentario sul supereroe italiano creato da Sergio Bonelli, e 40% - Le mani libere del destino, commedia a sfondo sociale.

Matteo Carlomagno (Diego) e la sua voce, penetrante e fredda allo stesso tempo, si distinguono da altre interpretazioni abbozzate; con una notevole fotografia, intrigante e molto nera, che cela volutamente con dei giochi di luci e ombre i volti dei diversi personaggi, Al Massimo Ribasso mette in campo tematiche altrettanto oscure inserendo un elemento fantastico (forse non troppo necessario) ad alleggerire l'atmosfera.

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