| Titolo originale | The Room Next Door |
| Anno | 2024 |
| Genere | Drammatico, |
| Produzione | Spagna |
| Durata | 107 minuti |
| Regia di | Pedro Almodóvar |
| Attori | Tilda Swinton, Julianne Moore, John Turturro, Alessandro Nivola, Melina Matthews Vicky Luengo, Juan Diego Botto, Raúl Arévalo, Alex Høgh Andersen, Esther McGregor, Anh Duong, Bobbi Salvör Menuez. |
| Uscita | giovedì 5 dicembre 2024 |
| Tag | Da vedere 2024 |
| Distribuzione | Warner Bros Italia |
| MYmonetro | 3,72 su 32 recensioni tra critica, pubblico e dizionari. |
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Ultimo aggiornamento venerdì 29 novembre 2024
Una donna ha un cancro e, aumentando la probabilità della morte, chiede a una sua amica di starle accanto. Il film è stato premiato a Venezia, ha ottenuto 1 candidatura a Golden Globes, ha ottenuto 4 candidature agli European Film Awards, ha ottenuto 9 candidature e vinto 3 Goya, In Italia al Box Office La stanza accanto ha incassato 2,2 milioni di euro .
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CONSIGLIATO SÌ
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Ingrid e Martha sono amiche da anni, e non si sono mai dette mezze verità. Ingrid è una scrittrice di successo il cui ultimo libro racconta la sua incapacità di capire e accettare la morte. Martha è stata una corrispondente di guerra e ora è affetta da un tumore che potrebbe essere curabile con una terapia sperimentale, ma intanto si è preparata all'idea di morire, e ha già scelto, nel caso, come farlo: con una pillola comprata sul dark web. Ciò che vorrebbe però è non morire sola, e poiché il suo rapporto con la figlia le appare come irrimediabilmente compromesso chiede a Ingrid di soggiornare nella stanza accanto alla sua nel momento in cui dovesse decidere di "abbandonare il party".
Pedro Almodovar, al suo primo lungometraggio in lingua inglese dopo i corti The Human Voice e Strange Way of Life, affronta di petto, ma con grande pudore e una misura di ironia e leggerezza, il tema della nostra impermanenza su questa terra e della nostra possibilità di scelta su come dire basta.
La sua è una partitura nitida e rigorosa che mette a confronto due grandi attrici, Julianne Moore e Tilda Swinton (rispettivamente Ingrid e Martha) facendo leva sulle loro differenze (l'una piccola e tenera, l'altra alta e algida) come sul rispettivo passato cinematografico: Moore ad esempio porta con sé i suoi ruoli nei melodrammi luminosi di Todd Haynes via Dougas Sirk. Ma The Room Next Door è più hitchcockiano che douglasiano, nella scelta di una casa nella foresta che omaggia Frank Lloyd Wright, nelle musiche di Alberto Iglesias ricche di archi ma anche di reiterazioni ossessive, nel quadro di Edward Hopper illuminato dalla stessa luce spietata e bellissima che si posa su Ingrid e Thelma (la magnifica fotografia è di Eduard Grau). The Room Next Door è imbevuto di cultura letteraria, pittorica, musicale, cinematografica, ma resta aderente ai volti umani e vissuti delle sue due protagoniste, grazie a Dio non trasformati dalla chirurgia plastica, e ai respiri di due interpreti sempre in primissimo piano. Nella galleria di Almodovar Martha è una figura che non ha mai aderito al modello di femminilità corrente, andando in guerra "come un uomo" e non facendo ciò che "ci si aspetta da una madre", mentre il padre di sua figlia è stato disposto a gettarsi nel fuoco per correre in soccorso ad una voce: ma è una madre de-genere solo nel senso che non ha aderito ai canoni associati al suo genere.
Ingrid e Martha sono incastonate in uno schema visivo geometrico e una palette di colori che, come ci ha abituato Almodovar, dicono molto sui personaggi e sul mondo che hanno scelto di abitare. Sono due donne che cercano il contatto fisico censurato dalla contemporaneità in quello che Almodovar, per loro voce, descrive come "un mondo orrendo e disumano in cui non si vede parvenza di miglioramento", e che sanno che il sesso tiene lontana la morte del corpo e dello spirito più di tante parole. Il regista, basandosi sul romanzo "Attraverso la vita" della scrittrice newyorkese Sigrid Nunez, lascia che sia Ingrid (il cui nome ricorda sia quello della scrittrice che quello della Bergman, così come Martha ha nel nome un'eco di "muerte") a dare voce ad una speranza che non cede ai (pur legittimi) catastrofismi, a ricordare a tutti di non essere troppo duri verso noi stessi e a non indietreggiare nemmeno rispetto alle paure più grandi, pur di non lasciare sola un'amica. Come i fratelli Marx nel finale di Hannah e le sue sorelle, qui tocca a Buster Keaton far tornare la risata - la risata, perché il semplice sorriso certe volte non basta - sulle bocche di due persone che si vogliono bene, e ci ricorda che "ci sono molti modi di vivere dentro una tragedia". "È giorno e siamo vivi", dice Ingrid, e di questo, dice Pedro, dobbiamo ogni giorno ricordarci.
A Pedro Almodovar vogliamo un mondo di bene: nei suoi quasi cinquanta anni di attività artistica ha raccontato, come forse mai nessuno prima, storie in cui persone all'apparenza normali (quelle che trovi nella sala d'aspetto di un ufficio postale o di un medico) facevano cose “fuori di testa”. Questa volta, però, racconta la storia di una persona ricchissima che ritiene di fare una cosa tutto sommato [...] Vai alla recensione »
Con La stanza accanto, suo primo lungometraggio in lingua in inglese (girato in parte a New York e in parte in Spagna), Pedro Almodóvar, a ormai 75 anni, ha finalmente vinto il Leone d’oro per un suo film, dopo quello per la carriera nel 2019 e soprattutto dopo decenni di frequentazione in concorso dei massimi festival (soprattutto Cannes) e solamente, si fa per dire, una Palma d’argento alla regia per Tutto su mia madre (1999), poi premiato anche con un Oscar per il miglior film in lingua straniera.
Mancava dunque la consacrazione definitiva, ed è significativo che questa sia arrivata con il film della maturità, o forse, meglio ancora, con il suo film stilisticamente meno “almodovariano”, specie dopo la resa dei conti personale di Dolor y gloria (guarda la video recensione), dove la parte del regista ormai anziano e piagato dal dolore fisico era interpretata da uno dei suoi attori prediletti, Antonio Banderas.
La stanza accanto, che ha una coppia di attrici meravigliose, Tilda Swinton e Julianne Moore, più una piccola partecipazione di John Turturro, è sobrio, essenziale, asciutto, tutto il contrario dell’idea che ancora oggi si ha del cinema di Almodóvar, che nell’immaginario è colorato, con gli interni pop, gli incroci sentimentali, i destini segnati, i corpi posseduti, sostituiti, replicati e spesso piene di film citati, scritti o da scrivere, girati o da girare… A Venezia c’è stato pure qualcuno che l’ha scambiato per un film freddo, tutto di testa, addirittura visivamente piatto, laddove al contrario la sua messinscena è di una tale limpidezza da rendere ancora più chiaro e scioccante il tema di fondo: che è, come in molti altri film del regista spagnolo (Tutto su mia madre, Parla con lei, Volver – verrebbe da dire i suoi migliori), la morte.
Protagoniste sono la scrittrice Ingrid (Moore), che ha da poco pubblicato un libro in cui racconta il suo timore per la morte, e la giornalista ed ex reporter di guerra Martha (Swinton), malata terminale: amiche ai tempi dell’università, poi separate dalle rispettive carriere, le due donne si rincontrano all’inizio del film, dopo che la prima ha saputo delle condizioni della seconda ed è andata a farle visita in ospedale a New York. Da qui la rinascita del loro rapporto, che almeno inizialmente ripercorre le tappe di un tipico racconto almodovariano, al limite fra realtà e fiction, passato e sua rielaborazione creativa, vista la professione delle protagoniste e le aperture del racconto – come possibili altri film dentro il film – al passato di Martha e ai suoi incontri negli scenari bellici documentati, tra il thriller e il melodramma.
Colpisce duramente al cuore quest'ultimo lungometraggio di Pedro Almodóvar. Il suo ventesimo per esattezza, La stanza accanto, il cui titolo originale è The Room Next Door, presentato alla 81°Mostra Internazionale d'Arte Cinematografica di Venezia, a tre anni di distanza da Madres paralelas (con il quale aveva aperto la 78° edizione di Venezia). È il primo lungometraggio in lingua inglese, dopo la [...] Vai alla recensione »