Un omaggio alla prima cineasta donna che è stata candidata al premio Oscar. Espandi ▽
Giancarlo Giannini, a bordo di un'auto anni Settanta guidata da un autista che pare uscito dal passato, torna in Sicilia cinquant'anni dopo aver girato lì Mimì metallurgico ferito nell'onore. L'idea è quella di ripercorrere le tappe del viaggio attraverso l'isola che fece Giannini prima di girare il film, armato di un registratore per catturare le voci e i dialetti dei siciliani e di una cinepresa super-8 per riprenderne i movimenti e la gestualità, soprattutto "il gesto della sigaretta, che sembra nulla, ma quando lo fai ti cambia l'atteggiamento, il portamento".
Un viaggio per incontrare Mimì è un docufilm sui generis. Siamo di fronte a un racconto-testimonianza curioso che si colloca a metà fra la fotografia romantica della Sicilia, il ritratto di un attore in egual misura avventuroso e goloso di cibo e di vita, e una lectio magistralis di recitazione.
L'amore di Giancarlo Giannini per la Sicilia è evidente, come lo è quello del regista, al netto di una visione folkloristica che comprende carretti, pupi siciliani e persino un'esecuzione da ristorante di "Vitti na crozza".