L'unica via di uscita, sembra dire il regista e sceneggiatore Kilian Armando Friedrich, è la reale solidarietà fra gli ultimi e la capacità di non dimenticare la propria umanità. Presentato in Panorama al Festival di Berlino.
di Paola Casella
Germania, oggi. Heike è una donna sulla sessantina che supervisiona il lavoro di una squadra di addetti alle pulizie per una ditta che opera nei cantieri come nelle scuole, nelle case di riposo come negli asili, nelle spa come nei centri commerciali. Passa le giornate a correre da uno all'altro di questi luoghi, e ad ascoltare le lamentele dei clienti e i rimbrotti dei superiori. Lei stessa amministra lavate di capo ai suoi dipendenti, per lo più immigrati che lavorano in nero, persone anziane o giovanissime, che spesso puliscono in modo approssimativo e svogliato perché, come dice la stessa Heike, è difficile trovare personale motivato a fronte di un compenso da fame.
Il regista Kilian Armando Friedrich ha 31 anni ma è già alla sua terza regia, e racconta la storia di Heike con un piglio da fratelli Dardenne.
L'unica via di uscita, sembra dire il regista e sceneggiatore, è la reale solidarietà fra gli ultimi e la capacità di non dimenticare la propria umanità - non certo quel socialismo puramente di facciata di cui la Germania si è spesso fregiata.