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Simone Liberati, l'amore difficile e la naturalezza da mattatore

«In questa serie si ride anche molto. Non ne facciamo un racconto drammatico o esasperato». L'attore romano racconta a MYmovies il suo personaggio - Enrico - in Chiamami ancora amore, miniserie in 6 episodi scritta da Giacomo Bendotti e diretta da Gianluca Maria Tavarelli. Il terzo e il quarto episodio stasera su Rai1.
di Ilaria Ravarino

Chiamami ancora amore

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Simone Liberati . Interpreta Enrico nel film di Gianluca Maria Tavarelli Chiamami ancora amore.
lunedì 10 maggio 2021 - Incontri

Un amore che si trasforma in odio e travolge ogni cosa, anche il buon senso. Una slavina di risentimento e rabbia, umiliazione e rancore, che cala fatalmente su tutto ciò che è stata una relazione: se questo è il tema della miniserie Chiamami ancora amore di Gianluca Maria Tavarelli (stasera su Rai1 il terzo e il quarto episodio), è a Simone Liberati, Enrico nel film, che tocca il ruolo di chi, quella valanga, la innesca.

E l’attore romano, sbocciato nel 2017 con Cuori puri (guarda la video recensione), tornato al cinema nel 2018 con La profezia dell’armadillo (guarda la video recensione) e presto nella serie A casa tutti bene di Gabriele Muccino, dimostra di sapersi prendere sulle spalle un personaggio difficile, sofferente e danneggiato, per portarlo sullo schermo con una naturalezza da mattatore. 

Come descriverebbe Enrico?
Un ragazzotto che decide di costruire una famiglia con una donna conosciuta casualmente lungo il lago di Bracciano. Una compagna con cui ha un rapporto non equilibrato, che nel corso del tempo si frattura fino a rompersi del tutto. Rendendo la coppia incapace di ascoltarsi e comprendersi. 

Quando Tavarelli le ha spiegato il personaggio, cos'era importante per lui?
Il fatto che Enrico fosse ancora innamorato di Anna (l’attrice Greta Scarano, ndr). Anzi innamoratissimo, dall'inizio alla fine, anche quando la rabbia cieca prende il sopravvento. Purtroppo, però, la sua ferita è profonda e irreparabile. 


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In foto Claudia Pandolfi nel manifesto della seconda puntata della serie. In onda stasera su Rai1 alle 21:25.

Fotografate una situazione comune a tante coppie “scoppiate” durante il lockdown: non temete di toccare un nervo scoperto?
Ma in questa serie si ride anche molto. Non ne facciamo un racconto drammatico o esasperato: la nostra è una narrazione asciutta, leggera. E poi c’è una nota di mistero. Enrico e Anna affrontano un problema che degenera nel momento in cui viene rivelato un segreto che era la ragione fondante della loro unione. È da quel momento in poi, che la situazione deflagra.

Come ha costruito la giusta alchimia con Scarano? 
Abbiamo avuto la fortuna di trovare una sintonia spontanea, che Tavarelli ha saputo cogliere immediatamente. Non abbiamo quasi mai improvvisato, preferendo rimanere vicini a quello che ci è sembrato fin dall’inizio uno splendido testo. Non mi capita spesso di leggere il copione tutto d’un fiato.

Come ha lavorato sul suo corpo? 
Dal punto di vista del cambiamento fisico, soprattutto per l’invecchiamento e il ringiovanimento, gran parte del merito è stato di Giuseppe Puccio Desiato, che è un grandissimo truccatore italiano. Non avete idea di come sia bravo a far apparire e sparire la barba.

Che regista è Tavarelli sul set?
Molto pacato, tranquillo. A un certo punto non dovevamo dirci più nulla: per me era diventato un libro aperto. Avevo capito cosa voleva e come desiderava raccontare la nostra storia.

Qual è stata per lei la sequenza più impegnativa? 
La lunga sequenza della festa a Bracciano, quando sparisce il figlio della coppia, Pietro. Giravamo di notte, in un locale sul lago. Era una scena per me emotivamente fortissima, composta da sequenze molto complesse: c’erano tante comparse, molti passaggi da curare, i bambini sul set. Quando l’abbiamo finita abbiamo tirato tutti un sospiro di sollievo. E siamo andati a festeggiare sul lago, come una piccola famiglia.


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