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Greta Scarano, l'importanza di non essere perfette

«Sono una una mamma, una moglie, una lavoratrice: una persona normale in un momento tormentato della sua esistenza». L'attrice romana racconta a MYmovies il suo personaggio - Anna - in Chiamami ancora amore, miniserie in 6 episodi scritta da Giacomo Bendotti e diretta da Gianluca Maria Tavarelli. I primi due episodi stasera su Rai1.
di Ilaria Ravarino

Chiamami ancora amore

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Greta Scarano (34 anni) 27 agosto 1986, Roma (Italia) - Vergine. Interpreta Anna nel film di Gianluca Maria Tavarelli Chiamami ancora amore.
lunedì 3 maggio 2021 - Incontri

«Anna è una donna in crisi che sta mettendo in discussione la sua vita. È una mamma, una moglie, una lavoratrice: una persona normale che raccontiamo in un momento particolarmente tormentato della sua esistenza». Così Greta Scarano – romana, 34 anni, una carriera solida sbocciata quest’anno con Speravo de morì prima su Sky e un’incisiva apparizione nell’ultimo episodio de Il commissario Montalbano su Rai1 - descrive il suo ruolo in Chiamami ancora amore, la miniserie Rai in 6 puntate che segna la sua seconda collaborazione (dopo la miniserie Mediaset Non Mentire) con il regista torinese Gianluca Maria Tavarelli.

Da stasera su Rai1 con i primi 2 episodi (già disponibili in streaming su Rai Play), Chiamami ancora amore racconta la storia di una “guerra dei Roses” combattuta da due ex coniugi – Anna ed Enrico, interpretato dal romano Simone Liberati – sulla pelle del proprio bambino.  

Lei e Liberati siete estremamente affiatati: come vi siete preparati?
È successo tutto in maniera molto spontanea. Tavarelli non ci ha chiesto di frequentarci prima: io e Simone ci conoscevamo già. Abbiamo fatto delle letture del copione, ci siamo confrontati su alcune dinamiche. Siamo affini. Simone è molto generoso, non è narciso né vanitoso, non si mette mai in competizione. Cosa che con gli attori maschi, devo dire, capita spesso.

Interpretare la maternità senza essere madre è stato difficile?
Io mi sento una persona molto materna, e pur non essendo madre riconosco quel sentimento perché prima di tutto sono figlia. Ho osservato mia sorella, che ha un bambino di un anno e mezzo che ho visto nascere. È il mio primo nipote. Io e lei abbiamo solo 14 mesi di differenza, siamo molto legate. Ho vissuto intensamente la sua gravidanza.

Avete fatto molte prove prima di girare?
No, non tantissime. Siamo partiti con le riprese appena si è potuto. Non avevamo molto tempo. Ma io ero preparata sul testo, perché questo progetto l’ho visto nascere da quando era solo un’idea. Quando sono arrivata sul set mi era già tutto chiaro.


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In foto Greta Scarano e Simone Liberati nel manifesto della prima puntata della serie. In onda stasera su Rai1 alle 21:25.

Avete improvvisato in scena?
Abbiamo avuto molta libertà su un testo che era già meraviglioso di suo. Abbiamo fatto nostre le battute, qua e là le abbiamo sporcate, aggiungendo e togliendo qualcosa. Ma il testo era incredibilmente realistico, come capita di rado. Le battute erano vere, non le sentivi “scritte”.

Tavarelli com’è sul set?
È un regista da milioni di ciak. È faticoso, ma ti offre molte possibilità: ti fa sentire come suonano le battute, ti dà modo di capire quello che devi dire e come, ti mette in condizione di esplorare davvero i sentimenti e le situazioni. Io da lui mi sento come telecomandata: non mi deve dire quasi niente. Non è mai capitato che interpretassi una scena in maniera diversa da come l’aveva immaginata lui.

Che lavoro ha fatto sul suo corpo?
I capelli, i vestiti, il corpo, tutto è stato frutto di lunghi ragionamenti sul personaggio. Nella fase del post gravidanza cercavamo di rendere visibile il disagio di Anna, quel non sentirsi a proprio agio nel suo corpo, che è un sentimento molto poco raccontato. Pur non avendo fatto un figlio è una sensazione che conosco e che ho visto accadere. Per me è stato interessante raccontarla. Spero che offra anche agli spettatori uomini la possibilità di riflettere su quel tipo di sentimenti.

La scena più impegnativa da girare?
Quella che mi ha letteralmente spezzato il cuore è la scena in cui Anna soccorre una donna che si è suicidata. È stato complicatissimo, perché dovevo unire la professionalità dell’infermiera a un profondo turbamento emotivo. Ho chiesto aiuto a mia madre, che è infermiera. Le ho domandato come ci si comporta quando si presta aiuto a una persona la cui condizione, per qualche motivo, mette a disagio il soccorritore.

La scena più appagante?
Quando Enrico legge i miei messaggi privati davanti al giudice, nel primo episodio. Simone era incredibile mentre recitava: mi faceva sentire male. Un uomo così dolce era diventato improvvisamente capace di tirar fuori un mostro.

Avete avuto problemi con il Covid?
No, abbiamo girato durante la pandemia e abbiamo finito tre mesi fa. Siamo andati lisci, un solo allarme ma rientrato. Non ci siamo mai fermati.

Anche in Italia sta cambiando il modo con cui la tv racconta le donne?
Qualcosa si sta muovendo. Per quanto mi riguarda sono soddisfatta del mio percorso: ho scelto bene. Credo che oggi ci sia più attenzione al mondo femminile e a come raccontarlo. Adesso non c’è più un solo ruolo disponibile, quello della moglie perfettina. Ma la strada è ancora molto, molto lunga.


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