| Anno | 2021 |
| Genere | Thriller, |
| Produzione | Italia |
| Durata | 90 minuti |
| Regia di | Damiano D'Innocenzo, Fabio D'Innocenzo |
| Attori | Elio Germano, Astrid Casali, Sara Ciocca, Maurizio Lastrico, Carlotta Gamba Federica Pala, Filippo Dini, Massimo Wertmüller. |
| Uscita | giovedì 13 gennaio 2022 |
| Tag | Da vedere 2021 |
| Distribuzione | Vision Distribution |
| Rating | Consigli per la visione di bambini e ragazzi: V.M. 14 |
| MYmonetro | 3,40 su 37 recensioni tra critica, pubblico e dizionari. |
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Ultimo aggiornamento martedì 11 gennaio 2022
Una storia d'amore e come tutte le storie d'amore quindi un thriller. Il film ha ottenuto 2 candidature e vinto un premio ai Nastri d'Argento, 3 candidature a David di Donatello, In Italia al Box Office America Latina ha incassato 652 mila euro .
Passaggio in TV
mercoledì 25 febbraio 2026 ore 6,35 su SKYCINEMASUSPENSE
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CONSIGLIATO SÌ
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Latina oggi. Massimo Sisti è un dentista molto professionale sia con i pazienti che con le sue collaboratrici. Ha una bella famiglia (moglie e due figlie che sono al centro della sua vita), una villa molto ampia e immersa nel silenzio. In definitiva è un uomo socialmente arrivato grazie al proprio senso del lavoro e della serietà. In questo contesto, in un giorno qualsiasi, Massimo scende nel suo grande scantinato in cui incontra l'assurdo.
I fratelli D'Innocenzo sanno fare cinema. Con questo assunto si intende sottolineare che gli Autori (e loro lo stanno, film dopo film, diventando) sono quelli che non si adagiano su schemi ripetibili ma si impegnano nello spiazzare non solo il pubblico ma anche se stessi.
In questo film, di cui non andrebbe conosciuta una riga in più di trama di quelle scritte sopra, continuano a perseguire il percorso iniziato con La terra dell'abbastanza in cui mettevano a nudo l'appiattimento delle coscienze per proseguire poi con il pluripremiato Favolacce al cui centro c'era un maschio alfa interpretato da Elio Germano.
Il quale torna per dare corpo (e fiato) a un personaggio opposto, tutto regolatezza e comportamenti socialmente accettati ed accettabili. L'attore gli dà fiato nel senso che il suo respiro, che diviene man mano sempre più teso, si amplifica rimanendo sempre auditivamente in primo piano mentre la macchina da presa ne esplora da distanza più che ravvicinata le espressioni. La cantina, che come la soffitta è un luogo deputato (e spesso scontato) dell'horror, qui assume la dimensione dell'interiorità, del lato nascosto e in ombra di una personalità apparentemente strutturata e non scalfibile.
Quello spazio fa parte di una casa che è emblema di uno status symbol, nonché di centro di affetti, nella quale possiamo osservare Massimo guardandolo da fuori, quasi che quelle vetrate lo potessero proteggere da quell'anima nera che, una volta emersa, non potrà consentirgli di fingere che non ci sia.
I D'Innocenzo partono dal buio di una coscienza per esplorare se vi sia la possibilità che una luce possa farvi breccia. Non danno però (come non hanno mai preteso di dare) delle risposte, chiedendo (ma anche qui non imponendo) ad ognuno una decodifica di una storia che ha l'innegabile pregio di suscitare reazioni, evitando quindi il maggiore pericolo di un'opera dell'ingegno: lasciare indifferenti.
Film claustrofobico, alienante, inquadrature aguzze, taglienti, dialoghi scarnificati all'estremo, primissimi piani invasivi, soffocanti, da apnea. Manca il respiro tra il non detto e il dettaglio, è un viaggio scomodo nella mente del protagonista, disgregata, dissociata, una discesa inesorabile e sconcertante, un tunnel nel quale si agogna di intravedere una luce.
Dopo il realismo del loro film d’esordio, La terra dell’abbastanza (guarda la video recensione), e dopo essersi avventurati nei sentieri di una fiaba nera come Favolacce (guarda la video recensione), Damiano e Fabio D’Innocenzo firmano la loro terza opera, America Latina, disponibile in streaming su CHILI - un film che ha il pregio di interrogarsi, e di mettersi in discussione, su molteplici piani di riflessione.
Massimo Sisti è un dentista estremamente professionale e cordiale. Vive in una grande villa con la moglie Alessandra e le due figlie, Ilenia e Laura. La sua sembra una vita tranquilla, perfettamente bilanciata tra la soddisfazione di una notevole carriera e l’amore per la sua famiglia. Proprio come sarebbe impossibile prevedere lo scoppio di una lampadina, Massimo non può immaginare quello che sta per succedere quando un giorno, nella cantina della sua bellissima casa, fa una scoperta sconcertante che stravolge la sua vita.
Nella locandina di America Latina, che invita all’interpretazione e stimola l’opinione, si potrebbe leggere un elemento sostanziale di ciò che il film vuole osservare: una rottura. Quando il protagonista scende in cantina, qualcosa nella sua mente si rompe, come una parete che si tinge di crepe e di fessure. Simile a uno squarcio che segna irrimediabilmente un vaso, quello che scava la mente del protagonista è uno strappo che fa emergere una personalità instabile e lacerata, sospesa tra due individualità che si allontanano l’una dall’altra. Massimo Sisti vede la sua immagine riflessa e sembra non riconoscerla, a tratti la ignora e arriva persino a disprezzarla. Su questo aspetto la regia agisce efficacemente sulla percezione del pubblico così come su quella del protagonista, in un gioco di specchi angosciante e opprimente.
La casa di Massimo, una villa appariscente che si eleva a simbolo di una vita agiata e benestante, cambia fin dalle sue fondamenta, arrivando a rappresentare ciò che più si avvicina alla coscienza del suo proprietario. Se esistono un soggiorno e una camera da letto, esiste anche un luogo, la cantina, nel quale dimora la parte più intimamente oscura e indecifrabile del protagonista, un territorio poco familiare e buio ma inevitabilmente vicino. Quello che il film mostra è una sorta di non luogo nel quale, come in una favola dell’orrore, ogni cosa non appare mai per quello che è realmente, dove anche la quotidianità resta sospesa tra sogno e realtà, tra tempo e spazio irreali e onirici, in un’interessante fusione di genere, principi e caratteristiche tecniche e artistiche.
Se in America Latina ad emergere è il tema del doppio, e ad apparire è il suo significato più psicologicamente intimo e destabilizzante, buona parte del merito è del protagonista, un Elio Germano perfetto interprete di un’instabilità crescente, capace di comunicare con le sensazioni del pubblico anche solo attraverso uno sguardo o un gesto. Buone anche le interpretazioni di Astrid Casali, di una giovanissima Sara Ciocca, di Massimo Wertmüller nei panni del padre di Massimo e di Maurizio Lastrico, fuori dai confini della commedia ma ugualmente a suo agio.
Una moglie e due figlie di splendente bellezza, la villa gigantesca stile narcotrafficante, uno studio dentistico dall' atmosfera celestiale, l' amico indebitato praticamente suo sosia e quel padre sprezzante che lo fa imprecare e piangere. L' odontoiatra Massimo Sisti (Elio Germano) sembra già sull' orlo dell' esaurimento nervoso quando trova qualcosa, o meglio qualcuno, di sconvolgente in cantina. [...] Vai alla recensione »