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Toni Servillo, quando recita al cinema lo devi andare a vedere

Una carriera di 'grandi caratteri', l'attore napoletano è il protagonista della commedia Lasciati andare. Al cinema.
di Pino Farinotti

Lasciati andare

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Toni Servillo (59 anni) 25 gennaio 1959, Afragola (Italia) - Acquario. Interpreta Elia Venezia nel film di Francesco Amato Lasciati andare.
domenica 23 aprile 2017 - Celebrities

Lasciati andare è il film di Francesco Amato, con Toni Servillo. L'attore napoletano -sì, è di Afragola, ma è napoletano- negli anni si è guadagnato una franchigia che è di pochi: quando arriva nella sale lo vai a vedere. Un privilegio che apparteneva a gente come Sordi, Gassman, Mastroianni e pochi altri. E a Totò naturalmente. Nell'età dell'oro del cinema italiano. E mi piace iniziare proprio con un contrappasso, di arte e di tempo, fra Totò e Servillo, un riconoscimento che li unisce al livello più alto, che per la gente di cinema è molto raro, una laurea honoris causa in "Discipline della musica e del teatro". A Totò è stata consegnata dopo che era morto da cinquant'anni e in questi giorni, scrivendo del "principe", ho cercato di indovinare le sue parole alla notizia della laurea "Ci ho messo un secolo a prenderla, sono lo studente più fuoricorso del mondo".

Servillo ha sempre tenuto alla sua "napoletanità", omologandosi a un altro gigante, facendo Eduardo nelle "Voci dentro" di Eduardo.
Pino Farinotti

Chi ha visto la commedia al "Piccolo", faceva fatica a distinguere il vecchio dal giovane, definiamoli così. Che Servillo possa rappresentare, al livello più alto, il teatro e il cinema è un altro segnale che appartiene a pochi.
In Lasciati andare Servillo è Elia, uno psicanalista che sarebbe invece un perfetto paziente in quel senso, sdraiato a esternare, invece che seduto ad ascoltare. È un pigro radicale, di soldi, di affetti, di tutto. Vive con una moglie, e non può essere che separato in casa, alla quale concede solo... pigrizia, appunto. Quando arrivano problemi di salute e occorre fare qualcosa, Elia si vede costretto a fare esercizio fisico. E così irrompe nella sua vita Claudia, personal trainer spagnola, iperattiva e matta al punto giusto. L'opposto del dottore nel carattere e nel ruolo: lui esperto di mente e lei di corpo. E il "corpo" diventa strumento di recitazione: non è facile passare da soggetto lento e bolso a reattivo e scattante. Come quando rincorre Claudia lungo una scalinata ripida senza perdere terreno.


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Una scena del film.
Una scena del film.
Una scena del film.

Il regista Amato ha costruito il film addosso a Servillo, che è sempre una buona idea. Nell'era recente il codice è sempre stato quello, e ha pagato. Nei primi anni novanta a cogliere l'attitudine squisitamente anomala dell'attore era stato Mario Martone, altra magnifica, anomala intelligenza napoletana. Il film era Morte di un matematico napoletano, titolo non da box office ma dall'ottima accoglienza critica. Di film in film, l'attore arriva a La ragazza del lago, dove rientra in un ruolo e in un registro che parrebbero convenzionali. Dove comunque ci mette del suo rivelando qualcosa di diverso rimanendo comunque tra le righe del genere. Da allora cominciano i grandi "caratteri" che hanno fatto di Servillo, Servillo.

Un anno decisivo è il 2008 dove offre performance da antologia del cinema. È Franco in Gomorra, il film firmato da Matteo Garrone tratto dal bestseller di Roberto Saviano. E poi Il divo, di Sorrentino, dove fa di Giulio Andreotti un soggetto di "animazione vera" rilanciando i tic del politico che parve non sgradire quel personaggio. In Noi credevamo, di Martone, Servillo è Giuseppe Mazzini e ne fa una figura tormentata e problematica.
Pino Farinotti

Mai convenzionale, l'attore. Voglio ricordare anche È stato il figlio, di Ciprì, dove l'ossessione, la solita, di Servillo riguarda una lussuosa Mercedes che stride con la vita, povera, della famiglia e porterà alla rovina. Infine Jep Gambardella, il mito. Il romano pigro, intelligente e deluso della vita cittadina. Ma sempre pronto a rifare esperienze anche se andranno, impietosamente deluse. Davvero grande personaggio. Ho già scritto che il premio Oscar a La grande bellezza appartiene a Servillo e a... Fellini almeno quanto appartenga al regista Sorrentino.


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