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Consulta on line la Biblioteca del cinema. Tutti i film dal 1895 a oggi:
lunedì 1 maggio 2017

Totò

Nome: Antonio de Curtis
Altri nomi: Antonio de Curtis
Data nascita: 15 Febbraio 1898 (Acquario), Napoli (Italia)

Data morte: 15 Aprile 1967 (69 anni), Roma (Italia)
occhiello
Totò: Dunque un modo per aprirla è quello della dinamite. Sistema che usava il famoso fu Cimin.
Mastroianni: Fu Chi Min? Chi è, un cinese?
Totò: Ma che cinese! Veneziano era! “Fu” sarebbe che morì, Cimin è il cognome, no?!

dal film I soliti ignoti (1958) Totò è Dante Cruciani
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Totò
Nastri d'Argento 1967
Premio miglior attore per il film Uccellacci e uccellini di Pier Paolo Pasolini

Nastri d'Argento 1967
Nomination miglior attore per il film Uccellacci e uccellini di Pier Paolo Pasolini

Nastri d'Argento 1952
Premio miglior attore per il film Guardie e ladri di Steno, Mario Monicelli

Nastri d'Argento 1952
Nomination miglior attore per il film Guardie e ladri di Steno, Mario Monicelli



Parodie tra cinema e web.

Il cinema in movimento

lunedì 12 maggio 2014 - Roy Menarini cinemanews

Il cinema in movimento L'uscita di Ghost Movie 2 conferma la fortuna della parodia nel cinema contemporaneo. Anche in Italia ci fu un periodo d'oro per questo genere, specie negli anni Cinquanta e Sessanta, grazie a Totò e molti altri protagonisti della comicità. Nel loro caso la parodia possedeva un doppio scopo: quello di sfruttare l'enorme successo del titolo preso di mira (e trarne, come dire, un "indotto") e quello di restituire alla cultura popolare le opere che potevano sembrare o troppo raffinate (Fellini, Antonioni..) o economicamente inarrivabili (i kolossal hollywoodiani). Senza la parodia, per esempio, in Italia non sarebbe mai nato lo spaghetti western. Continua »

   

La statua rimossa del genio comico.

Totò: l'ho voluto io

martedì 16 agosto 2011 - Antonio De Curtis cinemanews

Totò: l'ho voluto io Se ne parla tanto. La statua di Totò è stata rimossa da una piazza di Alassio. Il sindaco l'ha sostituita con quella di un personaggio locale benemerito. Apriti cielo,e il cielo si è aperto. Tutti a protestare, tutti a volere la statua. Si è mosso, napoletano risentito, anche un grande scrittore, Raffaele La Capria. E tutto nasce da una cattiva interpretazione del personaggio, dell'eroe Totò. Come se fosse "semplicemente" un napoletano. Ed è vero che lì dov'era, quella statua... non era felice. Dalla sua postazione ce lo racconta lo stesso principe De Curtis. In arte Totò.

   

Risate di gioia

* * * 1/2 -
(mymonetro: 3,54)
Un film di Mario Monicelli. Con Totò, Anna Magnani, Ben Gazzara, Fred Clark, Gina Rovere.
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Genere Commedia, - Italia 1960. Uscita 09/12/2013.

I soliti ignoti

* * * * 1/2
(mymonetro: 4,77)
Un film di Mario Monicelli. Con Vittorio Gassman, Marcello Mastroianni, Renato Salvatori, Totò, Carla Gravina.
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Genere Commedia, - Italia 1958.

Signori si nasce

* * * - -
(mymonetro: 3,36)
Un film di Mario Mattoli. Con Totò, Delia Scala, Peppino De Filippo, Liana Orfei, Luigi Pavese.
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Genere Commedia, - Italia 1960.

L'oro di Napoli

* * * 1/2 -
(mymonetro: 3,75)
Un film di Vittorio De Sica. Con Eduardo De Filippo, Totò, Sophia Loren, Paolo Stoppa, Silvana Mangano.
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Genere Commedia, - Italia 1954.

Totò, Peppino e... la malafemmina

* * * * -
(mymonetro: 4,21)
Un film di Camillo Mastrocinque. Con Totò, Peppino De Filippo, Dorian Gray, Teddy Reno, Vittoria Crispo.
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Genere Comico, - Italia 1956.
Filmografia di Totò »

domenica 23 aprile 2017 - Una carriera di 'grandi caratteri', l'attore napoletano è il protagonista della commedia Lasciati andare. Al cinema.

Toni Servillo, quando recita al cinema lo devi andare a vedere

Pino Farinotti cinemanews

Toni Servillo, quando recita al cinema lo devi andare a vedere Lasciati andare è il film di Francesco Amato, con Toni Servillo. L'attore napoletano -sì, è di Afragola, ma è napoletano- negli anni si è guadagnato una franchigia che è di pochi: quando arriva nella sale lo vai a vedere. Un privilegio che apparteneva a gente come Sordi, Gassman, Mastroianni e pochi altri. E a Totò naturalmente. Nell'età dell'oro del cinema italiano. E mi piace iniziare proprio con un contrappasso, di arte e di tempo, fra Totò e Servillo, un riconoscimento che li unisce al livello più alto, che per la gente di cinema è molto raro, una laurea honoris causa in "Discipline della musica e del teatro". A Totò è stata consegnata dopo che era morto da cinquant'anni e in questi giorni, scrivendo del "principe", ho cercato di indovinare le sue parole alla notizia della laurea "Ci ho messo un secolo a prenderla, sono lo studente più fuoricorso del mondo". Servillo ha sempre tenuto alla sua "napoletanità", omologandosi a un altro gigante, facendo Eduardo nelle "Voci dentro" di Eduardo. Chi ha visto la commedia al "Piccolo", faceva fatica a distinguere il vecchio dal giovane, definiamoli così. Che Servillo possa rappresentare, al livello più alto, il teatro e il cinema è un altro segnale che appartiene a pochi.
In Lasciati andare Servillo è Elia, uno psicanalista che sarebbe invece un perfetto paziente in quel senso, sdraiato a esternare, invece che seduto ad ascoltare. È un pigro radicale, di soldi, di affetti, di tutto. Vive con una moglie, e non può essere che separato in casa, alla quale concede solo... pigrizia, appunto. Quando arrivano problemi di salute e occorre fare qualcosa, Elia si vede costretto a fare esercizio fisico. E così irrompe nella sua vita Claudia, personal trainer spagnola, iperattiva e matta al punto giusto. L'opposto del dottore nel carattere e nel ruolo: lui esperto di mente e lei di corpo. E il "corpo" diventa strumento di recitazione: non è facile passare da soggetto lento e bolso a reattivo e scattante. Come quando rincorre Claudia lungo una scalinata ripida senza perdere terreno.

mercoledì 12 aprile 2017 - L'artista napoletano ha ricevuto la laurea honoris causa post mortem. Ma per quanto ha fatto, a lui si deve non un mare, ma un oceano.

L'analisi di Totò? Che stupidaggine!

Pino Farinotti cinemanews

L'analisi di Totò? Che stupidaggine! Quello che è successo lo sappiamo. Una volta morto, Totò è diventato un altro. Sociologi, specialisti, scrittori, analisti, critici ci hanno spiegato che Totò... non era Totò. Certo hanno aspettato che morisse, perché altrimenti si sarebbe arrabbiato. Tutto può essere analizzato. Puoi studiare Marx e Joyce, persino De Filippi e D'Urso. Eco studiò Mike Bongiorno. Ma Totò va visto e rivisto. Fa sorridere, ridere e fa stare meglio. E che tutto si fermi lì. Ho voluto estremizzare il concetto, nel quale comunque credo. Una volta che l'attore, uomo marionetta, mimo snodato, canzonettista, battutista a braccio, è stato rubricato verso l'alto, verso la cultura e il sociale, protagonista e vittima di una revisione che avrebbe dovuto essere nobile ma era solo superflua, allora, gli stessi "analisti" detti sopra hanno ri-corretto la revisione, cercando di riportare il genio napoletano nella sua dimensione, quella popolare, sentimentale e semplice. Potenza della semplicità. Quella utile nel quotidiano, quel deterrente rispetto ai colleghi comici contemporanei, tristi, complicati e volgari che fanno sorridere per cinque secondi, quando ci riescono, poi tutto si dimentica.

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