| Titolo internazionale | Pure Hearts |
| Anno | 2017 |
| Genere | Drammatico, |
| Produzione | Italia |
| Durata | 114 minuti |
| Regia di | Roberto De Paolis |
| Attori | Selene Caramazza, Simone Liberati, Barbora Bobulova, Stefano Fresi, Edoardo Pesce Antonella Attili, Federico Pacifici, Isabella Delle Monache, Francesco Primavera, Ruben Anello, Sara Borsarelli, Susanna Bugatti, Andrea Giannini, Alexia Murray, Daniele Muzi, Daniele Natali, Ivano Negri, Liam Nicolosi, Nick Nicolosi, Denise Priscilla Sciacca, Romano Talevi. |
| Uscita | mercoledì 24 maggio 2017 |
| Tag | Da vedere 2017 |
| Distribuzione | Cinema |
| Rating | Consigli per la visione di bambini e ragazzi: |
| MYmonetro | 3,56 su 8 recensioni tra critica, pubblico e dizionari. |
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Ultimo aggiornamento martedì 5 aprile 2022
Loro sono Agnese e Stefano. Lei ha quasi 18 anni, lui 25. Quando si incontrano nasce un sentimento vero, fatto di momenti rubati e di reciproco aiuto. Il film ha ottenuto 3 candidature ai Nastri d'Argento, 1 candidatura a David di Donatello, In Italia al Box Office Cuori puri ha incassato 210 mila euro .
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CONSIGLIATO SÌ
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Agnese compie i diciotto anni mentre vive con una madre molto devota e frequenta la parrocchia locale dove sta per compiere una promessa di castità fino al giorno delle nozze. Stefano ha venticinque anni, un passato difficile e un presente in cui deve cercare di conservare l'incarico di custode di un parcheggio che confina con un campo rom. La sua famiglia sta per essere sfrattata e ha bisogno del suo aiuto. Il loro incontro farà nascere un sentimento speciale che implica delle scelte importanti, in particolare per Agnese.
Era da tempo che non compariva sugli schermi un'opera prima così intensa e così carica di un realismo che si fa cinema ad ogni inquadratura.
A partire dall'inseguimento iniziale: una corsa in cui Stefano, addetto al controllo in un centro commerciale, insegue Agnese che ha rubato un cellulare di scarso valore. È il loro primo incontro ma non è l'inizio di un idillio. È solo il prologo di un percorso irto di ostacoli. Perché il microcosmo che li circonda non è loro di aiuto. De Paolis si libera da tutti i presunti doveri del politically correct, quelli per intendersi, che fanno gridare allo scandalo gli ipocriti che vorrebbero dipingere la realtà così come non è. In questo film i rom non sono tutti buoni così come gli sfrattati non sono solo vittime e le buone intenzioni non necessariamente conducono a quella Verità che potrebbe farci liberi.
Agnese è chiusa in una gabbia che non ha pareti ma che, grazie a una madre ossessionata da una religiosità pervasiva, la rinchiude apparentemente senza via di scampo. Questo senza che ci sia la necessità di rappresentare l'ambito parrocchiale come un luogo retrogrado e conservatore. Don Luca è un sacerdote che crede sinceramente a ciò che propone ai ragazzi, ne conosce le difficoltà in senso generale ma non entra mai in una dinamica di comprensione del singolo se non per una reprimenda sul furto.
D'altro canto le sirene del sottobosco malavitoso fanno ancora sentire il loro richiamo a Stefano. I due però hanno la forza (e la straordinaria interpretazione di Selene Caramazza e Simone Liberati ce ne offre con grande adesione ogni minima sfaccettatura) di conservare quella pulizia interiore che va oltre la conservazione di una verginità fisica. I loro sono cuori puri perché hanno già sperimentato gli ostacoli di una società che, con una metafora efficace anche sul piano visivo, vorrebbe 'parcheggiarli' al limine di una società complessa e potenzialmente pericolosa. Agnese guardata a vista da una gentile ma ferrea carceriera e Stefano costretto a fare la guardia mentre chi gli si propone come amico lo vorrebbe ladro. De Paolis li segue con uno sguardo partecipe illuminando lo schermo con squarci di vita.
Si entra nel film in punta di piedi per non disturbare i bellissimi dialoghi e soprattutto gli sguardi di un realistico impressionate,l'intensità sprigionata dall'andamento lento ma profondo della sceneggiatura proietta lo spettatore ad una riflessione di che cosa la vita può offrire,siamo nell'estrema periferia di una Roma abbandonata tra un campo rom e la quotidianità [...] Vai alla recensione »
Il film di Roberto De Paolis, figlio del fondatore di BIM e di Cinema, Valerio, sembra affermare alcune verità. Una di queste è la negazione del principio per cui guardiamo con sospetto ai "figli d'arte" come privilegiati. In questo caso, ci troviamo di fronte a una situazione particolare, poiché il papà non è un regista o uno sceneggiatore, bensì un distributore. Magari qualcuno potrà eccepire sulle opportunità che una persona dell'ambiente riceve in avvio di carriera, ma sul talento e sulle capacità personali di Roberto De Paolis c'è poco da discutere.
La seconda verità è che ormai possiamo contare su un gruppo di registi italiani giovani e innovativi in grado di proporre opere all'altezza degli standard - tutt'altro che semplici da raggiungere - del cinema d'autore internazionale e da festival.
La recente ondata di premi, da Berlino a Cannes, da Venezia a Locarno, testimonia di un periodo - quello del secondo decennio degli anni Duemila - particolarmente fertile. Sarebbe però altrettanto sbagliato pensare che si tratti di pellicole basate esclusivamente sul talento personale dell'autore e non replicabili. Sta accadendo l'esatto contrario. Con il cinema di Alice Rohrwacher, Francesco Munzi, Saverio Costanzo, Claudio Giovannesi, Leonardo Di Costanzo, Gianfranco Rosi e molti altri - tra cui le nuove leve come Marco Danieli o Andrea De Sica (a proposito di figli) - ci siamo rimessi a parlare l'esperanto del linguaggio cinefilo trasversale e multietnico.
I cuori sono Agnese e Stefano, 18 e 25 anni, tra un quartiere popolare e un parcheggio periferico, vincolati ciascuno a un mondo di clausura: Lei nei dettami religiosi verso la promessa di castità fino al matrimonio, lui guardiano precario in guerriglia con un campo rom, borderline tra spaccio e amicizie razziste. Si piacciono come animali feriti da regole che non hanno scelto, si perdono tra i poteri [...] Vai alla recensione »