Grande spazio anche all’onda giovane dell’Asia che vede in prima linea Nick Cheuk: classe 1988, gavetta d’alta scuola con Dante Lam e Wilson Yip. La sua opera prima, Time Still Turns the Pages, rappresenta il coronamento di un sogno e racconta di quanto sia difficile per un bambino affrontare la competizione in famiglia, a scuola, nella vita.È una giovane autrice anche Zhang Yudi, che vive a Pechino, ha studiato negli Stati Uniti e scrive e dirige assieme a un team di sole donne. The Midsummer's Voice è un film dove si racconta, delicatamente, la storia di un ragazzino innamorato dell’opera cinese.
Punta invece sui colori dei sentimenti e della nostalgia il romantic drama 18x2 Beyond Youthful Days, sorprendente coproduzione fra Taiwan e Giappone. A proposito di sentimenti, strizza l’occhio a tanto cinema francese l’opera prima Mimang del coreano Kim Taeyang: i dialoghi e le battute rendono le strade di Seoul romantiche quasi quanto le strade di Parigi! C’è ben poco romanticismo, invece, nel futuro distopico di Motion Picture: Choke, il primo (e unico) film muto giapponese di fantascienza prodotto finora!
Com’è successo in Italia con la micidiale sequenza Barbie-Oppenheimer-C’è ancora domani, il cinema ha bisogno di grandi incassi per lasciarsi dietro le spalle l’incubo della pandemia. Emblematico, in questo senso, il caso della Corea del Sud. Nonostante un pessimismo che sfiorava il disfattismo, ha portato due titoli a superare i 10 milioni di spettatori: 12.12: The Day di Kim Sung-su, thriller politico ambientato sullo sfondo del golpe militare del 1979, e un eccezionale horror con demoni, Exhuma, interpretato dal grandissimo Choi Min-sik. Entrambi i film saranno presentati al FEFF e al FEFF ritorneranno anche entrambi i registi!
Graditissimi ritorni saranno anche quello di Shiraishi Kazuya, con lo spettacolare samurai movie Goban-giri, quello di Jun Lana, con la divertente commedia degli equivoci LGBT filippina Becky & Badette, quello di Norris Wong, con il film musicale The Lyricist Wanna Be, e quello di Nick Cheung, l’inimitabile attore hongkonghese alla sua seconda regia: Peg O'My Heart, affascinante e anarchico horror-thriller sulle strade dell’ex colonia britannica.
Restando ancora sulle strade di Hong Kong, ecco il mago Herman Yau, a Udine con due action: Moscow Mission (cinesi e russi decidono di allearsi per annientare un banda di ladri sulla Transiberiana!) e Raid of the Lethal Zone, dove gli interventi della polizia vengono complicati da una violenta e spettacolare alluvione.
E poi? E poi non dimentichiamo l’epica reunion di Tony Leung Chiu-wai e Andy Lau! Se Infernal Affairs è il cult che tutti veneriamo, e che il FEFF ha regalato al suo pubblico nel 2003, adesso è tempo di sognare ancora: ecco The Goldfinger, splendido crime thriller che porta la firma di Felix Chong.
Altro grande protagonista sarà Don Lee, la cui consacrazione è arrivata con una saga poliziesca aperta nel 2017 con The Outlaws di Kang Yun-sung, presentato a Udine nel 2018, e che ha poi generato tre capitoli pullulanti di cazzotti e di fragore action: The Roundup (2022), The Roundup: No Way Out (2023) e, adesso, The Roundup: Punishment, prontissimo ad affrontare il pubblico del FEFF 26. Ma non è tutto: per la gioia del fandom italiano, infatti, la Tucker Film ha deciso di acquistare l’intera quadrilogia.
Far East Film Festival 26 ha inoltre scelto di portare avanti Greatest Hits from ‘80s e ‘90s, un appassionante racconto iniziato l’anno scorso. Cos’e successo in Oriente tra la fine degli anni Ottanta e l’alba del nuovo millennio? Com’era, al tempo, lo scenario del cinema coreano, oggi cosi amato e frequentato dal pubblico occidentale? Come ha preso forma il terreno fertile da cui sono germogliati i filmmaker giapponesi? Insomma: com’era il FEFF prima del FEFF? La retrospettiva messa a punto per la ventiseiesima edizione risponderà a tutte le domande attraverso una selezione di 14 titoli.