Ancora poche ore e sapremo chi ha vinto gli Oscar 2024. A guardare certi siti americani, sembra di saperlo già.
di Giovanni Bogani
Ancora poche ore e sapremo chi ha vinto gli Oscar 2024. Anzi, a guardare certi siti americani, sembra di saperlo già. Sarà l’anno del trionfo di Oppenheimer, del primo Oscar al suo regista Christopher Nolan, del primo Oscar ad un’attrice nativa americana, Lily Gladstone. Sarà l’Oscar della consacrazione dell’attore irlandese Cillian Murphy – a proposito, si pronuncia “Killian”, con la c dura – o, forse, ed è l’unica incertezza, della celebrazione di Paul Giamatti, che in The Holdovers centra il ruolo di una vita.
E ancora, sarà l’Oscar al miglior film internazionale per La zona d'interesse, la casetta con giardino a due passi dall’Olocausto. Sarà l’Oscar come attrice non protagonista per Da’Vine Joy Randolph, la capocuoca di The Holdovers, terzo elemento di quel magnifico trio di personaggi lasciati indietro dal fiume della vita. Sarà l’Oscar alla sceneggiatura di Anatomia di una caduta, il film di Justine Triet non candidato dalla Francia all’Oscar per il miglior film internazionale per motivi politici. Non dovrebbe vincere quell’Oscar, infine, Io capitano di Matteo Garrone. Ma già essere arrivato nella cinquina, per il film sui migranti scritto dallo stesso Garrone insieme a Massimo Ceccherini, resuscitato dalle tenebre personali in cui era finito, è già un risultato grandioso.
Questo, secondo i siti americani che raccolgono le indicazioni fornite dai premi assegnati fin qui: i Golden Globes, i Bafta – gli Oscar britannici –e i Sag Awards, i premi della guild degli attori. E se non avessero ragione? Vediamo rapidamente, categoria per categoria, chi sono i contendenti.
QUANDO SI SVOLGE LA CERIMONIA
Nella notte fra domenica 10 marzo e lunedì 11 marzo (ora italiana), al Dolby Theatre di Los Angeles. Il red carpet inizia alle 23:30 italiane. Per chi è a Los Angeles è semplicemente primo pomeriggio. La cerimonia vera e propria inizia quest’anno all’una di notte, per finire alle 4:30 ora italiana. Dove è possibile vedere la cerimonia? Su Raiuno e su Raiplay.
CHI VOTA
Sono circa diecimila i membri della Academy of Motion Picture Arts and Sciences che hanno diritto di voto per gli Oscar. Fra di essi ci sono anche molti italiani: tutti quelli che hanno vinto un Oscar in precedenza, come Giuseppe Tornatore, Gabriele Salvatores, Roberto Benigni, ma anche molte personalità del nostro cinema. Registe come Francesca Archibugi, Cristina Comencini, Maria Sole Tognazzi, attori e attrici come Pierfrancesco Favino e Alba Rohrwacher, ma anche i direttori di festival Alberto Barbera – direttore artistico della Mostra del cinema di Venezia – e Carlo Chatrian, che guida la Berlinale. E molte star dei dipartimenti “tecnici”: il costumista Massimo Cantini Parrini, il make up artist Alessandro Bertolazzi, montatori come Francesca Calvelli, compositori come Andrea Guerra.
COME SI VOTA
Per ogni categoria, si vota un solo titolo o un solo talent. Tranne che nella categoria “Miglior film”, nella quale si votano tutti i titoli in ordine di preferenza. Quindi, può vincere la statuetta come Miglior film anche un titolo votato come secondo, o come terzo, da una grande maggioranza di persone, sorpassando un titolo che ha esaltato alcuni, ma indispettito altri.
È la categoria più importante. Il film che vince in questa categoria è “il” film che ha vinto l’Oscar. Il grande favorito è Oppenheimer di Christopher Nolan. Il film ha ricevuto tredici nominations, e ha già vinto cinque Golden Globes, sette premi Bafta e otto Critics’ Choice Awards.
Il film di Nolan, che esplora vita e tormenti del fisico nucleare padre della bomba atomica interpretato da Cillian Murphy, ha un solo serio concorrente: Povere creature! di Yorgos Lanthimos, che ha vinto lo scorso settembre il Leone d’oro a Venezia, e ha proseguito il suo cammino vincendo cinque premi Bafta e due Golden Globes. Non paragonabili gli incassi delle due pellicole: circa un milione di dollari al box office mondiale per Oppenheimer, centomila dollari – un decimo – per Povere creature!.
Fra i dieci titoli della categoria più importante ci sono enormi successi commerciali, ultime zampate del cinema d’autore, film formalmente rivoluzionari, outsider amati dalla critica. Fra i molti titoli eleggibili, forse rappresentano uno specchio adeguato della stagione cinematografica internazionale, le sue highlights.
The Holdovers – Lezioni di vita di Alexander Payne rappresenta forse il miglior film di questo autore, capace di raccontare le vite ai margini, i rimpianti per quello che non si è fatto. Ha già portato il Golden Globe come miglior attore a Paul Giamatti, e il Globe, il Bafta, il Sag Award a Da’Vine Joy Randolph.
Sul versante cinema d’autore/grandi maestri, Killers of the Flower Moon di Martin Scorsese è un enorme affresco sulla ferocia dei bianchi nei confronti dei nativi americani. È valso alla protagonista Lily Gladstone il Golden Globe come miglior attrice in un film drammatico e il Sag Award.
La zona d'interesse di Jonathan Glazer è candidato sia nella categoria “Miglior film” che in quella per il miglior film internazionale – è parlato in tedesco. Racconta l’orrore della Storia con un punto di vista assolutamente inedito: quello del comandante del lager di Auschwitz e della sua famiglia, che finge di non vedere che cosa accade di là dal muro. Fingere di non vedere è la vera grande tragedia dei nostri tempi. Il cinema gelido e chirurgico di Glazer la mette in evidenza.
Barbie di Greta Gerwig sembra aver perduto la battaglia con Oppenheimer che si profilava all’inizio della stagione. Ma ha vinto la battaglia del botteghino: gli incassi nel mondo sono di 1 miliardo e 445 milioni di dollari, il quattordicesimo film con maggiori incassi di tutta la storia del cinema. Agli Oscar vincerà per la miglior canzone originale.
Anatomia di una caduta di Justine Triet porta agli Oscar una storia di donna forte, in un thriller nel quale viene messa sotto accusa a causa della sua ambizione, della sua forza mentale, del suo successo. Un ritratto di donna forte, che ci dice che la narrazione sulle donne sta cambiando. Palma d’oro a Cannes, César – l’Oscar francese – per il miglior film e due European Film Awards.
American Fiction di Cord Jefferson ha vinto il premio del pubblico al Toronto Film Festival, ed è il vero outsider della competizione. Una strepitosa commedia che attacca le ipocrisie e gli stereotipi del politicamente corretto, e in particolare l’ossessione dell’industria audiovisiva di trasformare il dolore dei neri in oggetto di consumo. Una intelligente polemica sull’apparato culturale americano.
Maestro di Bradley Cooper, su vita e tormenti del direttore d’orchestra Leonard Bernstein, è un biopic molto poco convenzionale, con tratti di sperimentalismo visuale – sequenze in bianco e nero quasi surreali – e con almeno una sequenza memorabile, quella in cui Cooper/Bernstein dirige in una cattedrale. Bradley afferma di averla preparata per sei anni, e gli crediamo.
L’altro outsider è Past Lives di Celine Song, un film sulle vite non vissute, una grande storia di rimpianti, di occasioni mancate, di sliding doors, di ferite interiori brucianti e invisibili al mondo. Fra la Corea e una New York inedita. Piovosa come la Bretagna d’inverno. Sottile, sofisticato e insieme diretto, il film dell’esordiente Celine Song è una delle sorprese della stagione. È candidato anche all’Oscar per la miglior sceneggiatura originale.