Originale a ogni costo, come modella prima e come attrice poi. Una bellezza non convenzionale e un approccio eclettico alla recitazione, in cui ama nascondersi nei personaggi, mascherare la propria allure e assecondare il regista anche nelle richieste più bizzarre.
Per molti cinefili occidentali quello di Bae Doona - nata a Seoul 44 anni fa – è stato il volto femminile attraverso cui sono entrati in contatto con il cinema sudcoreano. Figlia d’arte – la madre recitava a teatro – sostiene di aver appreso poco in termini di tecnica dalla famiglia: “Mi è stato detto che per recitare devi aprire il tuo cuore, ma non mi è stato detto niente su come farlo. Quando ho chiesto qualcosa a mia madre si è sempre rifiutata di rispondermi. L’unico consiglio che mi ha dato è: «se vuoi essere una buona attrice non devi temere le scene di nudo» e questo mi ha aiutato a essere più disinvolta di fronte a certi ruoli”.
Sono di Bae Doona, infatti, alcuni dei ruoli più audaci del cinema dell’Estremo oriente degli ultimi decenni: la bambola gonfiabile che diviene carne di Air Doll (2009), ad esempio, uno dei film più inconsueti e dimenticati di Hirokazu Kore-eda, prima della beatificazione da parte dei festival occidentali.

