I restanti titoli proposti nella selezione della Sala Web sono titoli di fiction, che disegnano una mappa ideale dei nuovi orizzonti del cinema contemporaneo internazionale. Dall'officina della Biennale College escono l'indiano Hotel Salvation di Shubhashish Bhutiani (venerdì 2 settembre ore 18.30), storia di un uomo che accompagna il vecchio padre a Varanasi, la città sacra sul Gange, in attesa della morte ma anche della salvezza; il venezuelano La Soledad (sabato 3 settembre ore 21.00) di Jorge Thielen-Armand e l'argentino Una hermana (domenica 4 settembre ore 18.30) di Sofia Brokenshire e Verena Kuri, racconti diversi di povertà, speranza e trasformazione.
Dalla seconda sezione principale della Mostra, terreno di sperimentazione per nuovi talenti così come per autori consolidati, arrivano infine otto film, di diverso genere e provenienza. Dal Canada, il primo lungometraggio di finzione dell'artista visivo Karl Lemieux, Maudite Poutine (lunedì 5 settembre ore 21.00), nel quale il ventisettenne Vincent è costretto a lasciare Montreal per tornare al paese della sua infanzia, dove, tra gli altri, ritrova il tormentato fratello Michel, che rappresenta tutto quello da cui ha sempre desiderato fuggire. Dal Belgio, due delle opere più attese: Home (sabato 3 settembre ore 17.00), quarto lungo di Fien Troch, dedicato al divario tra i figli dell'era digitale e gli adulti spaesati da valori che non riconoscono più (cosceneggiato da Nico Leunen, autore del copione di "Lost River" di Ryan Gosling) e King of the Belgians (sabato 3 settembre ore 18.30), la nuova commedia del duo Peter Brosens - Jessica Woodworth, che aveva già affascinato la platea veneziana con la grazia surreale e inquietante de La quinta stagione. Il film immagina che, mentre il sovrano del Belgio si trova in visita di stato a Istanbul, la parte francofona del paese ne approfitti per dichiarare l'indipendenza; il re, a quel punto, vorrebbe rientrare immediatamente ma un'eruzione solare vieta ogni collegamento costringendolo ad un'avventura in incognito attraverso i Balcani, in compagnia di un filmaker inglese e di un gruppo bulgaro di musicisti folk.
E ancora: l'austro-tedesco Die Einsiedler, di Ronny Trocker (venerdì 2 settembre ore 17.00), dramma famigliare ambientato tra montagne e cave di marmo; la fuga in un luogo simbolico degli orfani Ali e Zuhal in Koca Dunya di Reha Erdem (giovedì 8 settembre ore 21.00); un'altra fuga, tra i musicisti di strada, ma mascherata da rapimento in Malaria di Parviz Shahbazi (venerdì 9 settembre ore 21.00), cineasta iraniano ben noto al circuito festivaliero internazionale; l'incursione nella musica di Béla Bartok di Kékszakallu di Gastón Solnicki (mercoledì 7 settembre ore 18.30), ritratto di alcune giovani donne liberamente ispirato all'opera "Il castello di Barbablu" del 1911. L'ottavo film è firmato Tim Sutton, viene dagli Stati Uniti, s'intitola Dark Night (martedì 6 settembre ore 21.00) e rischia di essere tra le opere più sconvolgenti del Festival (di certo è tra i più attesi). Il terzo lungo del regista di Pavillon è infatti il racconto della strage di Aurora del 2012 in cui un ventiquattrenne aprì il fuoco alla prima del film di Nolan, Il cavaliere oscuro (The Dark Knight), uccidendo 12 persone e ferendone 58. Un lavoro che prende le mosse dalla follia della realtà per veleggiare alto verso nuovi "orizzonti".