Die Einsiedler

Film 2016 | Drammatico +13 110 min.

Titolo originaleDie Einsiedler
Anno2016
GenereDrammatico
ProduzioneGermania, Austria
Durata110 minuti
Regia diRonny Trocker
AttoriAndreas Lust, Ingrid Burkhard, Orsi Tóth, Hannes Perkmann, Peter Mitterrutzner Hans Peter Hallwachs, Manfred-Anton Algrang, Florian Eisner, Johan Nikolussi, Georg Kaser, Franz Fulterer.
RatingConsigli per la visione di bambini e ragazzi: +13
MYmonetro Valutazione: 3,00 Stelle, sulla base di 1 recensione.

Regia di Ronny Trocker. Un film con Andreas Lust, Ingrid Burkhard, Orsi Tóth, Hannes Perkmann, Peter Mitterrutzner. Cast completo Titolo originale: Die Einsiedler. Genere Drammatico - Germania, Austria, 2016, durata 110 minuti. Consigli per la visione di bambini e ragazzi: +13 Valutazione: 3,00 Stelle, sulla base di 1 recensione.

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Albert ha qualche problema a relazionarsi con gli altri ma il riscatto potrebbe arrivare da un nuovo lavoro in una cava. Il film ha ottenuto 1 candidatura agli European Film Awards,

Consigliato assolutamente no!
n.d.
MYMOVIES 3,00
CRITICA N.D.
PUBBLICO N.D.
CONSIGLIATO SÌ
Scheda Home
Critica
Cinema
Trailer
Saggio di antropologia visuale sulla vita eremitica arroccata in montagna, Die Einsiedler racconta il naufragio di un mondo antico e la ripresa di un mondo da pensare.
Recensione di Marzia Gandolfi
venerdì 2 settembre 2016
Recensione di Marzia Gandolfi
venerdì 2 settembre 2016

Albert ha quarant’anni e un sentimento inconfessato per Paola, la ragazza addetta alla mensa aziendale. Operaio in una cava di marmo, spende la sua vita tra un appartamento a valle e un maso sulle Alpi altoatesine, dove vivono i suoi anziani genitori. Un incidente domestico uccide il padre e convince Albert a lasciare il suo lavoro per aiutare la madre in montagna. Ma la donna desidera per il figlio un futuro a valle. Il destino le darà ragione.
Saggio di antropologia visuale sulla vita eremitica arroccata in montagna, Die Einsiedler penetra un piccolo mondo senza chiamata al futuro. Un film sulla sostenibilità spirituale e spontanea senza sovrastrutture political-radical-chic-ecologiste, che rifugge dall’artificio e lascia filtrare una comunità che vive una vita di mani e di braccia. Uno ‘scheletro contadino’ che viene da lontano e non sa più dove andare.
Giovane autore bolzanino all’ascolto del disagio del presente, Ronny Trocker emerge l’insostenibilità dalla sostenibilità, attraverso il ritratto di una madre che sogna di allontanare il figlio dalle ‘frane’ esistenziali (e ambientali), le stesse che le hanno già inghiottito due terzi di cuore. A valle, dentro il sistema produttivo occidentale, Albert resiste indeciso tra due mondi e due donne. È lui a portare ‘motore’ e intenzione laddove c’è solo vecchiaia e stanchezza, rassegnazione e attesa. Attesa di una morte che arriva liberatrice e stabilisce il punto di fuga del film.
Film perpendicolare, di cui il protagonista è l’angolo eletto, Die Einsiedler ha uno sguardo nitido ed esatto che evita ogni vagheggiamento lirico-bucolico per concentrarsi non tanto sulla natura ma sulla cultura. Sulla durezza della rinuncia e delle relazioni umane. Ed è lì sul terreno dell’indagine antropologica, e delle mutazioni antropologiche, che Trocker mette in scena, tra movimenti ascensionali e laterali, l’anima di una comunità da ricostruire dopo anni di conflitti intimi e sociali.
Die Einsiedler racconta insieme il naufragio di un mondo antico, abbarbicato alle carcasse di oggetti, di riti, di sentimenti, e la ripresa di un mondo da pensare che riparte da una stazione. Sospeso tra un funerale, celebrato in apertura, e una sepoltura, scavata nell’epilogo, il film di Ronny Trocker trasmette un senso di fine incombente e tuttavia non ha niente di apocalittico. C’è un paesaggio roccioso immerso fuori dal tempo, ci sono echi arcaici che rimbalzano sordi a valle tra le pietre antiche e sui blocchi di marmo, ci sono silenzi, martellate, brusii, versi di animali, sparati o annegati, e l’ultimo ‘anelito’ materno che lascia in dono un ‘daccapo’. Un’altra possibile logica del mondo, tutta da scoprire in fondo a una galleria e dentro un treno lanciato contro l’inerzia. Perché qualche volta l’unica maniera di far (ri)vivere i luoghi è guardarli dal mondo.

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