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Cliff Robertson: mezzo secolo di cinema

Non c'è più un ottimo attore.
di Pino Farinotti

Cliff Robertson (Clifford Parker Robertson III) 9 settembre 1925, La Jolla (California - USA) - 10 Settembre 2011, New York City (New York - USA).

mercoledì 14 settembre 2011 - Celebrities

Cliff Robertson non è un nome che muova subito la memoria, che evochi, nello spettatore cosiddetto medio, qualcosa di preciso, di inserito nella parte dei ricordi adibita all'evasione, soprattutto al cinema. Se lo spettatore vede la sua faccia dirà "ah sì è quello che...". Nel solito meccanismo della memoria immediata Robertson è il vecchio Ben Parker, lo zio di Peter nella trilogia di Spider Man. Una popolarità recente, ma certo riduttiva. È stato un ottimo attore. Bello ma non bellissimo, bravo, buon appeal. Non era Brando o Newman, anche se aveva la loro età. Era la famosa generazione dell'Actor's Studio, quelli che hanno cambiato il cinema, che sperimentavano ruoli diversi, vicini alla realtà, alla ribellione e al dolore. Veniva da una solida impostazione teatrale che gli giovò. E gli giovò il suo primo ruolo importante, da antagonista, in un grande classico, Picnic, diretto da Joshua Logan, tratto da un lavoro teatrale del grande drammaturgo William Inge. Nella pièce il ruolo di Alan Benson era stato di un Paul Newman quasi agli esordi. E fu proprio Newman a suggerire Robertson alla produzione. Divenne così il rivale di William Holden che faceva Al Carter e che soffiava al ricco Alan la bellissima Kim Novak.
Nel '58 ebbe uno sponsor eccezionale in Norman Mailer, il grande scrittore, che indicò Robertson come protagonista del film tratto dal suo bestseller Il nudo e il morto, un titolo classico della guerra. Cliff era ormai diventato, se non un divo, un nome.
Nel 1962 attirò l'attenzione di un personaggio decisamente importante, John Kennedy. Al Presidente serviva un promemoria, un ritocco di popolarità dopo l'infelice iniziativa della Baia dei porci, il tentativo americano di destabilizzare il regime di Castro. Così l'amministrazione decise di raccontare, magari enfatizzandola un pochino, l'impresa del giovane Kennedy comandante di una torpediniera affondata dai giapponesi nel pacifico. L'ufficiale salvò il suo equipaggio comportandosi eroicamente. Cliff Robertson venne scelto per quel ruolo. Il promemoria funzionò, il gradimento del Presidente tornò ad essere alto. Ma fu nel '68, che il 43enne Cliff si affermò in assoluto conquistando l'Oscar come attore protagonista ne I due mondi di Charlie. Era la storia di un uomo con la patologia di una doppia personalità, che riesce a guarire e diventa un ricercatore. Per l'attore, la consacrazione più alta. Un altro ruolo che lo fa ricordare è quello dell'agente della CIA che si confronta con Robert Redford nel celebre I tre giorni del condor, diretto da Sidney Pollack. Spider Man gli ha dato quella popolarità anomala, che comunque l'attore ha onorato nell'unico modo possibile, per uno che aveva vinto l'Oscar, con l'ironia. Cliff fa dunque parte di diversi momenti del cinema. Alcuni anche alti. Va ricordato.

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