1965: Jim Morrison, poeta ribelle, incontra Manzarek e fonda i Doors, tra psichedelia, provocazione e musica destinata a conquistare Sunset Strip. Espandi ▽
1965: all’Università della California, l’insegnante di cinema proietta in aula il film sperimentale in bianco e nero di Jim Morrison. È una prova grezza, audace, che molti fischiano, mentre un altro studente, Ray Manzarek, lo incoraggia. Nascono così i The Doors. Il
flower power è alle porte, Morrison incanta con allitterazioni e movenze seducenti, cerca vie laterali, sia nel canto che nella performance, vira verso l’erotismo e l’indicibile, l’osceno, l’orgiastico. Grazie alla chimica con Manzarek alle tastiere e basso Rhodes, John Densmore alla batteria, e Robby Krieger alla chitarra, la band trova subito qualche pezzo vincente. A dispetto del titolo, Stone punta la sua macchina da presa quasi solo sul frontman per dirci che mentre per Manzarek, Densmore e Krieger quel successo è un regalo inaspettato, per Morrison la musica è un modo per cambiare il mondo, sfondare le apparenze, rovesciare l’ordine dello stile di vita americano. Il meccanismo al lavoro in
The Doors, che più che completa biografia musicale è un musical in linea cronologica, è una partitura fluida e organica tra suono e immagine. Un metodo che lo consacra ad archetipo del genere.