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Cous Cous |
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Un film di Abdel Kechiche.
Con Habib Boufares, Hafsia Herzi, Faridah Benkhetache, Abdelhamid Aktouche, Bouraouïa Marzouk.
continua»
Titolo originale La Graine et le Mulet.
Drammatico,
durata 151 min.
- Francia 2007.
- Lucky Red
uscita venerdì 11 gennaio 2008.
MYMONETRO
Cous Cous
valutazione media:
3,31
su
140
recensioni di critica, pubblico e dizionari.
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Beniji, che lavorava in un porto francese, è stato licenziato. Decide di farsi aiutare dai familiari per aprire un ristorante su un peschereccio. L'impresa li unisce in uno sforzo collettivo.
![]() Abdel Kechiche torna a parlare efficacemente del mondo che conosce meglio |
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Giancarlo Zappoli
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Beiji, 6o anni, lavora alla riparazione delle imbarcazioni nel porto di Sète, vicino a Marsiglia. Poco disposto alla flessibilità che la nuova organizzazione impone, viene licenziato. Beiji è divorziato e ha una nuova compagna ma non ha perso i contatti con la famiglia. Ora l'uomo vuole realizzare un sogno: ristrutturare una vecchia imbarcazione e trasformarla in un ristorante in cui proporre come piatto forte il cuscus al pesce. Nonostante le difficoltà economiche Beiji trova l'aiuto di tutti i familiari e l'impresa pare destinata al successo.
Abdel Kechiche, dopo quel film particolarmente interessante e 'nuovo' che è stato La schivata, torna a parlare del mondo che conosce meglio e cioè di quello degli arabo-francesi integrati da decenni nella società dell'area marsigliese ma comunque, in qualche misura, visti sempre come 'diversi'. Non c'è però alcun pietismo buonista nel suo cinema. C'è piuttosto, in particolare in questo film, la voglia di raccontare le dinamiche familiari in un ambito in cui gli uomini pongono problemi ma non li risolvono. Sono le donne, pur con le loro invidie reciproche e le frustrazioni più o meno espresse, a prendere in mano le situazioni anche nei momenti di maggiore crisi cercando una via d'uscita, talvolta traumatica e talaltra propositiva.
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premi nomination |
Festival di Venezia 1 0 |
Nastri d'Argento 0 1 |
David di Donatello 0 1 |
Il vero protagonista di una trama inconsistente
giovedì 17 gennaio 2008
di dott.ssa R. Langiulli
Splendido ritratto della vita di immigrati più o meno integrati in Francia, Cous-cous più che un film drammatico appare agli occhi dello spettatore come un lungo documentario estremamente realistico la cui macchina da presa più che creare il film all’interno della scena, appare come ospite indiscreto tra i discorsi di una famiglia di origini nordafricane che tra invidie, frustrazioni e tentativo di emergere, conduce la sua vita sullo sfondo di una Marsiglia delineata a squallide pennellate. Il continua » |
Odore di nafta e pesce
giovedì 7 febbraio 2008
di La discarica delle storie
Cous cous tratta della famiglia. E lo fa con stilemi claustrofobici, toni striduli e gracchianti, e chilometri di pellicola. Si sbadiglia, non tutto è chiaro, in certi momenti si prova fastidio fisico per le voci sempre eccessive, per l'ossessiva musica magrebina, per la fronte imperlata di sudore e le imperfezioni del corpo, per il testardo trascorrere dei minuti, per le torrenziali tirate isteriche delle donne. Poi si intuisce una fine tragica. Buio. Titoli di coda. Tutti a casa. E il giorno dopo continua » |
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Il neorealismo del terzo millennio:grande kechiche
lunedì 11 febbraio 2008
di Gaetan 72
Con un occhio a ladri di biciclette di De Sica e l'altro a nuvole in viaggio di Kaurismaki, Kechiche realizza uno dei film più belli e "pieni" degli ultimi anni. L'immigrazione ormai ultradecennale degli algerini in Francia, il trionfo del precariato e del denaro a spese del valore del lavoratore (il licenziamento del protagonista in un inizio film alla Ken Loach); la bellissima e realistica scena del pranzo domenicale(il cous cous mangiato con le mani); le dinamiche familiari con i maschi quasi continua » |
Couscous e la tragedia greca
venerdì 1 febbraio 2008
di Paisiello
La recensione riportata, presa dal Manifesto, credo che sia una delle migliori lette. Ciònonostante non ho trovato né in questa né in altre, alcuna considerazione su quello che a me è sembrato quasi subito evidente, tanto che ho seria paura di sbagliarmi. Anche se è sempre vero quello che diceva Borges che ogni opera esiste perché viene letta e quindi il contenuto dipende dalla creatività del lettore. Ogni capolavoro è come una treccia di molti capi, ed in questo film uno riconduce, così mi sembra, continua » |
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DVD | Cous CousUscita in DVD
Disponibile on line da venerdì 25 gennaio 2013
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INTERVISTE | Hafsia Herzi racconta, intimidita, il percorso che l'ha portata al premio di Venezia.La mia dieta speciale per
giovedì 3 gennaio 2008 - Claudia Resta
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di Mariarosa Mancuso Il Foglio
Se certe scene vi sembran lunghe, sappiate che nel primo montaggio erano ancora più lunghe. Venti minuti sono stati tagliati, prima di presentare il film a Venezia, dove la giuria ha indecentemente preferito a Bechiche "Lussuria" di Ang Lee. Mai nella vita abbiamo avuto voglia di vedere un director's cut con le scene eliminate. Fa eccezione finora soltanto Orson Welles. "Cous cous" merita una seconda eccezione, per sapere fino a dove riesce a spingersi un regista geniale, capace di mettere in scena un pranzo che dura venti minuti (e cinquanta pagine di copione: tutto è scritto, tutti parlano contemporaneamente attorno al tavolo, alzando i toni per farsi sentire, due macchine da presa non si perdono neanche una lisca di pesce tra i denti) o una chiacchiera sullo scandaloso prezzo raggiunto sui pannolini, con vasino in primo piano e moccioso a culetto nudo. » |
«Cous cous», l'Europa rinasce dal Maghreb
di Dario Zonta L'Unità
Cous cous, del regista franco tunisino Abdellatiffe Kechiche, è uno dei film più sorprendenti degli ultimi anni. Visto a Venezia, ha lasciato un segno indelebile e un ricordo vivo. La novità dell'opera (la terza, dopo Tutta colpa di Voltaire e La schivata) sta nel riscoprire il «segreto» del cinema, ovvero (citando Godard) che «nella vita, come nel cinema, non c'è nulla di segreto, nulla da chiarire, bisogna solo vivere e filmare». Sembra facile a dirsi. Ci vuole il tempo di una vita, quella di Kechiche e della sua famiglia, e il tempo per prenderne le distanze e trasformare quella vita in qualcosa di romanzesco, e cinematografico. » |
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Quanta fatica di vivere mangiando cuscus
di Piera Detassis Panorama
Il porto di Sète nel sud della Francia, il sogno di un vecchio barcone, La source (La sorgente), trasformato in ristorante di cuscus al pesce (semola e cefalo, come recita il titolo originale), la vita difficile eppure mai depressa di Slimane, sessantenne stretto fra due famiglie, quella formata da moglie e figli e quella con la nuova compagna. Il regista francese Abdellatif Kechiche ha già all'attivo un piccolo capolavoro, La schivata, e sa bene come correre sul filo sottile che separa il realismo puro dallo scatto fantastico. » |
Aggiungi un posto a tavola
di Luisa Cotta Ramosino Il Domenicale
Il franco-tunisimo Kechiche, che si era creato un piccolo seguito di ammiratori con il precedente, La schivata, racconta nel suo nuovo film una saga familiare capace di rievocare la forza espressiva del nostro neorealismo; con cui condivide il rigore di una messa in scena essenziale, dove movimenti di macchina e scelta delle inquadrature esaltano volti e gesti dei personaggi, facce segnate e vere, lontane da ogni pittoresco gusto di una rappresentazione di maniera. Senza ricorrere a facili patetismi, ma seguendo le mosse dell'anziano e tenace Slimane (immigrato nordafricano che dopo anni di lavoro nei cantieri di una cittadina portuale vicino a Marsiglia viene licenziato) il regista ci fa entrare nella povera vita quotidiana di questi francesi d'adozione ancora ben lontani da una piena integrazione (ne è prova la diffidenza delle istituzioni nei confronti dell'iniziativa di Slimane, che cerca di reinventarsi ristoratore). » |
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