El Alamein - La linea del fuoco

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Un film di Enzo Monteleone. Con Paolo Briguglia, Pierfrancesco Favino, Emilio Solfrizzi, Silvio Orlando, Giuseppe Cederna.
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Guerra, Ratings: Kids+16, durata 117 min. - Italia 2002. MYMONETRO El Alamein - La linea del fuoco * * * 1/2 - valutazione media: 3,60 su 25 recensioni di critica, pubblico e dizionari.
Consigliato sì!
3,60/5
MYMONETRO®
Indice di gradimento medio del film tra pubblico, critica e dizionari + rapporto incassi/sale (n.d.)
 dizionari * * * 1/2 -
 critican.d.
 pubblico * * * - -
   
   
Un grande film italiano. Italiano buono per il mondo. Era tempo. Monteleone si è informato per anni e poi ha centrato tutte le misure, della vita in trincea, dei discorsi, del dolore.
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primo piano
Un grande film italiano
Pino Farinotti     * * * * -
Locandina El Alamein - La linea del fuoco

Nell'ottobre del 1942 l'esercito italiano è bloccato presso El Alamein a un centinaio di chilometri da Alessandria. L'avanzata dell'Asse è stata fermata dalla depressione di El-Qattara, una striscia desertica che si è rivelata insuperabile. La storia segue le vicende di alcuni soldati della divisione Pavia ed è narrata in una sorta di diario, dal soldato Serra, un V.U., volontario universitario, che è partito entusiasta di vedere l'Africa e convinto che la vittoria fosse una formalità. Sappiamo invece che El Alamein fu una disfatta e determinò, con Stalingrado, l'inversione di tendenza della guerra. Seguiamo le vicende quotidiane del tenente Fiore, del sergente Rizzo e di due soldati: il quotidiano, la noia, la mancanza d'acqua e di tutto, la dissenteria, e improvvisamente la battaglia furibonda, i cannoni i carri e gli aerei (degli altri). El Alamein significa sconfitta eroica con gravi perdite inflitte al nemico, con soldati che affrontarono i carri armati con le bottiglie incendiarie. Significa anche divisione Folgore, diventata leggendaria e citata in questo contesto solo casualmente. Al regista non sta a cuore il mito, ma la povera gente portata via da casa per andare nel deserto. Il sergente veneto dice "che mi manca sono i prati dietro casa mia" e lo dice bene, senza banalità e retorica, come lo diceva un contadino veneto. Nel momento dello sbando il gruppo cammina e cammina, non si sa per dove. Poi arrivano gli inglesi, motivati e organizzati. Dopo la battaglia notturna siamo ai giorni nostri, nel cimitero di El Alamein, con migliaia di nomi e di "ignoto" sulle tombe. Per un momento si intravede un uomo di spalle. Probabilmente è Serra, sopravvissuto. Un grande film italiano. Italiano buono per il mondo. Era tempo. Monteleone si è informato per anni e poi ha centrato tutte le misure, della vita in trincea, dei discorsi, del dolore. I reduci che hanno visto il film piangevano, dicevano "era proprio così". E questo è l'unico avvallo che conta davvero. E anche gli attori: straordinari. Ma c'è di più, ed è incoraggiante: il film è stato finanziato dal Ministero.

Premi e nomination El Alamein - La linea del fuoco MYmovies
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Premi e nomination El Alamein - La linea del fuoco

premi
nomination
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Pessimo film

domenica 19 agosto 2007 di Enrico

La scena del cavallo di Mussolini e del lucido da scarpe è il nocciolo, l'emblema di questo film mediocre e scarso, dove la gloriosa "Folgore" funge solo da comparsa, quando invece è stata la divisione protagonista della battaglia che da niente di meno che il titolo al film. Tutti allineati e coperti nel dipingere i soldati italiani come straccioni e demotivati come, del resto,la storiografia ufficiale li ha sempre descritti, non a caso la data di uscita del film è di poco antecedente al 60°anniversario continua »

* * - - -

Una buona occasione persa

lunedì 11 novembre 2002 di mark

Che gli italiani non fossero bravi a girare film di guerra è risaputo, ma chissà perchè stavolta pensavo che ne avrebbero fatto uno decente, e invece sono stato puntualmente smentito. Troppo poca azione pochi scontri e combattimenti (che, secondo me, in un film di guerra sono determinanti). Il regista si sofferma troppo sul fattore psicologico dei soldati e trascura i dettagli della battaglia. Un film tuttosommato buonista e antimilitarista. Peccato un'altra buona occasione persa. continua »

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Un segno di maturità per il cinema italiano

sabato 22 giugno 2013 di JackSkeletron

El Alamein - La line di fuoco è la dimostrazione che il cinema italiano può ancora stupire; da troppo oramai ci si era abituati solo ed esclusivamente a generi come la commedia ed il drammatico (con risultati spesso scadenti) ma con questo film Monteleone ha cercato di rinnovare il cinema italiano tirando su una pellicola che riesce a non cadere nel ridicolo e a intrattenere e a far pensare sulle condizioni dei nostri militi in Africa. Il punto di forza di questo film è l'evitare continua »

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SOUNDTRACK | El Alamein - La linea del fuoco

La colonna sonora del film * * * * -

Cover CD El Alamein - La linea del fuoco È disponibile in tutti i negozi la colonna sonora del film El Alamein - La linea del fuoco del regista. Enzo Monteleone Distribuita da I dischi dell'espleta.

di Emanuela Martini Film TV

Credo che El Alamein di Enzo Monteleone vada valutato prima di tutto come film di guerra, un genere che, neorealismo a parte, il nostro cinema ha praticato poco, e quasi sempre nascondendo un vago imbarazzo dietro la commedia (infatti è dalla commedia che abbiamo avuto i film di guerra più umani, a partire da La grande guerra). Forse perché, da quando esiste il cinema, nelle grandi guerre siamo sempre stati dalla parte sbagliata, che significa, come minimo, dalla parte degli sconfitti. Non credo perciò che si debba sottoporre El Alamein al dibattito su quello che il film non dice (che si trattava di un’invasione colonialista, ingiusta anche alla luce dell’oggi e nonostante l’attuale modaiolo revisionimo storico) non perché Monteleone non se ne preoccupi, ma (credo) semplicemente perché lui sta facendo un altro film: un film minimalista e di trincea su ufficiali subalterni e soldati semplici, gente che beve acqua avanata e si lava con la sabbia, che salta per aria sulle mine degli inglesi e si ritira a piedi attraverso un deserto senza fine, verso linee difensive inesistenti, che, finiti i tre miracoli che ha a disposizione, muore, male, stringendo la mano di un compagno e fingendo di illudersi che sta tornando a casa Erano fascisti? Chissà. »

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