Un film per famiglie diretto da Berardo Carboni e con un cast importante. Espandi ▽
Al centro della storia c’è Greta, una bambina di dieci anni che guarda il mondo con occhi limpidi e determinati. Ispirata dalle battaglie ambientaliste di Greta Thunberg, decide che non basta più osservare: bisogna agire. Così, insieme all’amico Sauro, libera un cucciolo di orso polare tenuto prigioniero da due bracconieri. È un gesto istintivo, quasi ingenuo, ma destinato a cambiare tutto. Scoperti e braccati, i due bambini scelgono di non tornare indietro e si lanciano in un’impresa impossibile: riportare l’animale al Polo Nord. Da quel momento prende forma un viaggio che è insieme avventura e percorso di crescita, fatto di ostacoli, incontri e scelte che mettono continuamente alla prova il loro coraggio.
per il cinema italiano che non sperimenta mai molto su questa strada. I produttori poi ce l’hanno messa tutta nel dare al film una confezione molto curata anche nella fotografia (Sandro Chessa, Tani Canevari) e nel montaggio (Benni Atria, Marco Spoletini) oltre che nelle musiche (il cantautore Alessio Bonomo). Così il regista Berardo Carboni, l’autore degli interessanti Shooting Silvio e Youtopia, cambia completamente genere e scrive, con Fabio Di Ranno e Valeria Giasi, un film che è insieme favola e fiaba rivolta ai più piccoli con un messaggio preciso legato alle cause ambientaliste di Greta Thunberg. Il tentativo è, in qualche modo, coraggioso perché prevede l’utilizzo narrativo di un’insieme di tecniche che difficilmente stanno insieme in un lungometraggio narrativo classico. Al netto di una scrittura troppo legata alla dittatura messaggio che si vuole mandare,
Greta e le favole vere ha un’anima autentica e molto naïf cosa che, in questo caso, non ha un’accezione negativa.