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Adèle Haenel, una guerriera che non ha paura di frequentare le zone scomode, al cinema come nella vita

Modella attiva in Ritratto della giovane in fiamme di Céline Sciamma, Adèle Haenel disegna il suo destino con un atto politico, quanto estetico. Miglior Sceneggiatura a Cannes e da giovedì 19 dicembre al cinema.
di Marzia Gandolfi

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Adèle Haenel (31 anni) 1 gennaio 1989, Parigi (Francia) - Capricorno. Interpreta Héloïse nel film di Céline Sciamma Ritratto della giovane in fiamme.
sabato 14 dicembre 2019 - Celebrities

Ritratto della giovane in fiamme parla di uguaglianza. Siamo nel 1770, le donne hanno ancora pochi diritti. Alcune non hanno il diritto di dipingere modelli nudi o di accedere ai ‘grandi soggetti’ (Marianne), altre non hanno il diritto di declinare il matrimonio o di ascoltare altra musica che quella degli organi in chiesa (Héloïse). In un film classico nella forma ma moderno sul fondo, Céline Sciamma incontra (e innamora) Marianne ed Héloïse, una pittrice e la sua modella, disegnando una forma di solidarietà femminile, di sorellanza, di lotta. Adèle Haenel illustra a meraviglia il conflitto interiore di una donna sospesa tra docilità e desiderio di emancipazione. D’altronde nella pittura ritrattistica il soggetto da riprodurre non è mai soggetto passivo. Al contrario, inizia, invita, è un soggetto creatore che collabora intimamente all’elaborazione del suo ritratto. Il ritratto di una combattante (The Fighters - Addestramento di vita) che non ha paura di frequentare le zone scomode, al cinema come nella vita. 
 

Dietro lo sguardo verde limpido, dietro quella maniera di parlare di sé alla terza persona, non perché si prenda per Alain Delon ma perché cerca sempre di comprendersi, Adèle Haenel teorizza molto, impone una riflessione e uno stile: una silhouette elegante ed agile, una voce spezzata, un’aria talvolta ruvida e un sorriso à tomber.
Marzia Gandolfi, MYmovies.it

Con più di venti film al suo attivo, è passata rapidamente da ‘grande speranza’ del cinema francese a certezza senza cedere niente allo star system, polverizzando gli stereotipi di genere con una ‘presenza scenica’ intrepida, combattendo il ruolo della donna-oggetto e procedendo verso un altro immaginario erotico. Apprendista militare in The Fighters, militante Act Up in 120 battiti al minuto (guarda la video recensione), tenente di polizia in Pallottole in libertà (guarda la video recensione), parigina rivoluzionaria in Un peuple et son roi, Euridice che ispira prima di andarsene per sempre in Ritratto della giovane in fiamme, personaggi e titoli dicono tutti la stessa cosa: un’attrice che sfonda le porte e costringe gli autori a creare eroine alla sua altezza.

Anche quando si mette ‘tra parentesi’ è per meglio denunciare l’alienazione femminile come nel film di Bertrand Bonello (L’Apollonide), dove interpreta una prostituta che fa l’imitazione di un automa per compiacere la fantasia di un cliente. In Adèle la passività è sempre simulata, è sempre cosciente. Ed è proprio Ritratto della giovane in fiamme il film che formalizza meglio questa condizione. È piuttosto l’anti-ritratto di una giovane donna che rifiuta di servire da modello e di essere dipinta, che si nega allo sguardo dell’artista in maniera vigorosa e ostinata fino a stringere con lei (Noémie Merlant) una potente relazione di fiducia. 

L’immensa libertà fisica di Adèle Haenel si converte fuori dal ‘quadro’ in libertà politica ed esistenziale. Nel 2013 vince un César come attrice non protagonista nel film di Katell Quillévéré (Suzanne) e dichiara pubblicamente, con parole semplici e sincere, il suo amore a una donna (Céline Sciamma). “Volevo ringraziare Céline perché io l’amo”, così Adèle disarma la sala, così aggira i discorsi convenzionali, rivelando il suo sentimento e facendo facile come respirare il suo coming out.

Il cinema, macchina che produce rappresentazioni sociali, ha bisogno di questa attrice senza civetterie e nessuna smanceria, ha bisogno di questa donna che non ha nessun timore di assumere pubblicamente la propria sessualità, le proprie emozioni, i propri diritti. Proprio come la sua Héloïse, Adèle Haenel non ha la vocazione per ‘decorare’ i margini ma per occupare pienamente il centro della scena.

Se Céline Sciamma, che la dirige per la terza volta, traduce cinematograficamente il ‘lavoro del ritratto’, l’attrice incarna luminosamente un racconto di una potenza tutta femminile in un mondo di uomini. Insieme scrivono una storia d’amore monumentale e unica, rieducando lo sguardo e offrendo allo spettatore la possibilità di guardare il cinema e le donne diversamente.

Ma Adèle Haenel fa di più e un giorno di novembre nello studio televisivo di Mediapart mette sul tavolo l’impossibile: un risveglio collettivo, un cambiamento di direzione. Per la prima volta in Francia la famosa ‘liberazione della parola’ si incarna e rilancia il dialogo. Adele H. è il nome delle grandi eroine francesi: la prima, finzionale e tragica, abitava il cinema di François Truffaut (Adele H. – Una storia d’amore), la seconda, reale e luminosa, è Adèle Haenel, la donna che ha rotto diciotto anni di silenzio rivelando l’aggressione sessuale che avrebbe subito adolescente per mano di Christophe Ruggia nel corso delle riprese del suo primo film (Les Diables). 


RITRATTO DELLA GIOVANE IN FIAMME: VAI ALLA SCHEDA COMPLETA CONTINUA A LEGGERE
In foto una scena del film Ritratto della giovane in fiamme.
In foto una scena del film Ritratto della giovane in fiamme.
In foto una scena del film Ritratto della giovane in fiamme.
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