Citizen Rosi

Film 2019 | Documentario +13 130 min.

Regia di Didi Gnocchi, Carolina Rosi. Un film Da vedere 2019 con Francesco Rosi, Carolina Rosi, Lirio Abbate, Roberto Andò, Vincenzo Calia. Cast completo Genere Documentario - Italia, 2019, durata 130 minuti. Uscita cinema lunedì 18 novembre 2019 distribuito da Cinecittà Luce. Oggi tra i film al cinema in 3 sale cinematografiche Consigli per la visione di bambini e ragazzi: +13 - MYmonetro 3,75 su 9 recensioni tra critica, pubblico e dizionari.

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Il racconto dell'Italia attraverso lo sguardo e le parole del grande cineasta.

Consigliato assolutamente sì!
3,75/5
MYMOVIES 4,00
CRITICA 3,50
PUBBLICO N.D.
CONSIGLIATO SÌ
Una sintesi puntuale del preziosissimo e pionieristico lavoro investigativo di Francesco Rosi.
Recensione di Raffaella Giancristofaro
venerdì 6 settembre 2019
Recensione di Raffaella Giancristofaro
venerdì 6 settembre 2019

Nel 2012 la Biennale di Venezia conferisce a Francesco Rosi (Napoli, 1922 - Roma, 2015) il Leone d'Oro alla carriera. Nel ritirarlo il regista ricorda con orgoglio che l'anno precedente l'Istituto italiano di Cultura ha organizzato "Citizen Rosi", una selezione dei suoi film. Il riconoscimento della Mostra arriva quindi alla soglia dei suoi 90 anni, dopo cinque decenni di attività, all'inizio come assistente del Visconti neorealista, e almeno quattro tra il primo film diretto, La sfida (1958) e l'ultimo, La tregua (1996). Pur avendo esplorato anche altri generi, il nome di Rosi è sinonimo soprattutto, in tutto il mondo, di un cinema civile rigoroso, che è insieme elegante e popolare, veicolo di secca denuncia e capace di intercettare il dramma intimo, individuale, nella Storia.

A guidare lo spettatore tra i film di Rosi è la voce della figlia Carolina, che fin da piccola ne ha seguito con ammirazione il lavoro e che riprende in mano, nel suo studio, i cospicui dossier giornalistici con cui si preparava al set.

La voce vibrante di Carolina Rosi resta dentro e fuori dal campo, intenzionalmente alta e decisa, per tutto il film. Anche se sulle prime può sembrare un elemento soverchiante, è giusto si mantenga tale, perché l'eredità di "Franco" (come lei lo ha sempre chiamato) arrivi chiara e forte. Citizen Rosi è infatti una sintesi puntuale del preziosissimo e spesso pionieristico lavoro investigativo del regista napoletano: non una rassegna completa né una celebrazione postuma, ma un'inchiesta che mette a fuoco e in fila i fatti esposti in Lucky Luciano, Dimenticare Palermo, Salvatore Giuliano, La sfida, Le mani sulla città, Il caso Mattei, Cadaveri eccellenti, Cristo si è fermato a Eboli, Tre fratelli, Uomini contro, La tregua.

L'obiettivo del documentario è ricordare con che tecnica sistematica e quanto impegno appassionato Rosi abbia dimostrato con le sue pellicole che l'Italia repubblicana è nata sotto il segno di una forte commistione tra politica corrotta e criminalità organizzata. Circostanza che ne ha compromesso l'evolversi in direzione realmente democratica (quella trattativa tra Stato e mafia a cui fa riferimento, con tutt'altra estetica, anche La mafia non è più quella di una volta di Franco Maresco).

Gli accordi tra mafia e servizi segreti americani, la strage di Portella della Ginestra, la progressiva diffusione della malavita dal Sud a tutta la penisola, gli interessi dietro la morte di Enrico Mattei, la rivelazione della P2 e di Gladio, la stagione del terrorismo, delle stragi, dei ricatti, fino alla demitizzazione della Prima guerra mondiale e ai maxiprocessi di mafia: nel citato corpus di Rosi è scritta a caratteri di fuoco tutta la storia del Paese e per fortuna è ancora tutto qui, davanti ai nostri occhi, che quasi urla per essere analizzato, studiato, discusso. Sotto traccia, complementari alle immagini dei film, corre il pensiero di intellettuali come Leonardo Sciascia, Carlo e Primo Levi, Raffaele La Capria. E incastonate tra le immagini dei film, le testimonianze mirate di magistrati, giornalisti e scrittori che con le loro parole hanno scritto parte della storia nazionale, a volte sostituendosi alla politica stessa, che su quei film si sono formati e per i quali restano punti di riferimento e indicazioni di metodo.

Attingendo con intelligenza al ricco archivio del regista, oggi donato al Museo del Cinema di Torino, e alle competenze di cineasti come Roberto Andò (che ha dedicato a Rosi il documentario Il cineasta e il labirinto) e Giuseppe Tornatore (co-protagonista del libro-intervista di Rosi 'Io lo chiamo cinematografo', Mondadori) Citizen Rosi si rivela un formidabile stimolo a scoprirne o rileggerne l'opera. Al tempo stesso richiama chi guarda a riflettere sul diritto/dovere di impegnarsi ad essere "cittadino" (che è qualcosa di molto diverso dall'essere "suddito", come ricorda il magistrato Gherardo Colombo), vale a dire civis consapevole, informato del reale. Perché tutti i film di Rosi ("a tenuta stagna", secondo la definizione di Tornatore) sono un invito, attualissimo, a formulare delle ipotesi, formarsi delle idee, delle opinioni, solo dopo essersi documentati.

Quei film non hanno mai smesso di rinnovare quell'invito, attraverso la forza dei volti (ovviamente Gian Maria Volonté, ma anche Rod Steiger, Lino Ventura, Jim Belushi, John Turturro) e dello stile classico di un regista dotato di straordinario coraggio e autentico desiderio di confronto dialettico, per quanto difficile possa essere, col pubblico (anche al punto di entrare col suo corpo "dentro" Il caso Mattei). Come ricorda l'intervistato Costa-Gavras, esiste una complementarietà diretta tra arte e democrazia e Citizen Rosi lo dimostra ad ogni inquadratura.

Oltre a ciò il film getta una luce sulla necessità - finita quella stagione di cinema, che è diventata un'impresa sempre più costosa e meno libera di andare in cerca della verità - di un giornalismo che sia cane da guardia del potere e sentinella dei valori democratici, mai pienamente garantiti ma frutto di continui tentativi. Ecco perché, in aggiunta alle sale, la scuola sarebbe la sede più naturale per ospitare e far circolare uno sforzo così diligente di ricapitolazione dei misteri italiani e difesa dei principi costituzionali.

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FOCUS
INCONTRI
mercoledì 20 novembre 2019
Alessandra Vitali

Nel 2012 la Biennale di Venezia conferisce a Francesco Rosi (Napoli, 1922 - Roma, 2015) il Leone d'Oro alla carriera. Nel ritirarlo il regista ricorda con orgoglio che l'anno precedente l'Istituto italiano di Cultura ha organizzato "Citizen Rosi", una selezione dei suoi film. Il riconoscimento della Mostra arriva quindi alla soglia dei suoi 90 anni, dopo cinque decenni di attività, all'inizio come assistente del Visconti neorealista, e almeno quattro tra il primo film diretto, La sfida (1958) e l'ultimo, La tregua (1996). Pur avendo esplorato anche altri generi, il nome di Rosi è sinonimo soprattutto, in tutto il mondo, di un cinema civile rigoroso, che è insieme elegante e popolare, veicolo di secca denuncia e capace di intercettare il dramma intimo, individuale, nella Storia.

A guidare lo spettatore tra i film di Rosi è la voce della figlia Carolina, che fin da piccola ne ha seguito con ammirazione il lavoro e che riprende in mano, nel suo studio, i cospicui dossier giornalistici con cui si preparava al set.

In occasione dell'uscita al cinema di Citizen Rosi, documentario presentato all'ultima Mostra del Cinema di Venezia e in sala dal 18 al 20 novembre, Carolina Rosi racconta l'idea dietro al progetto del film.

STAMPA
RECENSIONI DELLA CRITICA
martedì 19 novembre 2019
Davide Turrini
Il Fatto Quotidiano

Un documentario su Francesco Rosi più grande della vita. Inzuppatevi pure e godetene tutti di Citizen Rosi. Una meraviglia di ricordi, frammenti, sequenze e parole che la figlia Carolina (assieme a Didi Gnocchi) ha ricomposto e montato con energia e devozione verso il suo papà "Franco". Se il cinema di Rosi ci ha indicato senso e strada da percorrere per capire la verità politica del nostro paese, [...] Vai alla recensione »

lunedì 18 novembre 2019
Roberta Loriga
Sentieri Selvaggi

"Il ciak serve per mettere in sincrono la macchina da presa con il suono." Inizia così il viaggio nel cinema di Francesco Rosi, raccontato dalla figlia Carolina Rosi e dalla regista Didi Gnocchi. "Questo non è un documentario su di te", dice la figlia a 'Franco', così come preferiva chiamarlo, mentre seduti su un divano rievocano la memoria di tutti i film che avevano vissuto insieme.

giovedì 14 novembre 2019
Gabriele Porro
Cult Week

Sono parecchi i motivi di interesse per vedere Citizen Rosi, l'affettuoso e intelligente documentario diretto da Didi Gnocchi e ideato da Carolina Rosi, figlia del regista di Salvatore Giuliano e Le mani sulla città, attrice di valore a teatro, nei grandi classici di Eduardo De Filippo in primo luogo, ma anche protagonista di due film di Franco ("io lo chiamavo così", dice lei all'inizio nel film, [...] Vai alla recensione »

martedì 12 novembre 2019
Matteo Marelli
Film TV

Comincia male Citizen Rosi, con le parole di Carolina, secondogenita di "Franco", come lei era abituata a chiamare il padre, che sembrano comporre un'oleografia celebrativa del genitore e per quanto insista a ripetere «questo non è un documentario su di te» si fa fatica a crederle: ad aprire il film, infatti, è una presentazione del regista, fatta dalla figlia, che lo racconta così: «Era alto, maestoso, [...] Vai alla recensione »

sabato 7 settembre 2019
Roberta Loriga
Sentieri Selvaggi

"Che cos'è il ciak?" "Il ciak serve per mettere in sincrono la macchina da presa con il suono." Inizia così il viaggio nel cinema di Francesco Rosi, raccontato dalla figlia Carolina Rosi e dalla regista Didi Gnocchi. "Questo non è un documentario su di te", dice la figlia a 'Franco', così come preferiva chiamarlo, mentre seduti su un divano rievocano la memoria di tutti i film che avevano vissuto [...] Vai alla recensione »

giovedì 5 settembre 2019
Alessandro Aniballi
Quinlan

Rosi ha inventato un nuovo stile narrativo per un cinema che prima di lui non esisteva. I suoi film nascevano da ricerche e inchieste sulla realtà del Paese: lavorava sui documenti, su "ciò che era noto". Ha raccontato il 'potere' che corrompe e si corrompe quando si mischia alla criminalità. Il racconto si snoda attraverso i film di Rosi messi in fila non nell'ordine in cui sono stati girati; ma in [...] Vai alla recensione »

giovedì 5 settembre 2019
Valerio Sammarco
La Rivista del Cinematografo

Se si pensa al grande cinema d'impegno civile, al cinema "d'inchiesta", il primo nome che viene in mente è quello di Francesco Rosi. Scomparso quattro anni fa (a gennaio 2015), il regista di Salvatore Giuliano, Lucky Luciano, Le mani sulla città, Il caso Mattei, Cadaveri eccellenti e via discorrendo, venne omaggiato nel 2011 con una retrospettiva a New York: "Quando mi arrivò l'invito per parteciparvi [...] Vai alla recensione »

giovedì 5 settembre 2019
Massimo Lastrucci
Ciak

Come raccontare Francesco Rosi (che familiari e amici chiamavano Franco)? La strada scelta dalla figlia e sua assidua collaboratrice Carolina è certamente interessante. «Ho cercato di essere presente nella realtà del mio Paese» e «rincorrere e ricostruire la realtà»: da queste due dichiarazioni del cineasta, la scelta del documentario (codiretto da Didi Gnocchi) è stata quella di ripercorrerne la carriera [...] Vai alla recensione »

NEWS
NEWS
mercoledì 30 ottobre 2019
 

Il racconto dell'Italia attraverso lo sguardo e le parole del grande cineasta. Vai all'articolo »

MOSTRA DI VENEZIA
venerdì 6 settembre 2019
Raffaella Giancristofaro

A Venezia 76 una sintesi del prezioso lavoro investigativo del regista. Vai all'articolo »

TRAILER
giovedì 5 settembre 2019
 

Regia di Didi Gnocchi, Carolina Rosi. Un film con Francesco Rosi, Carolina Rosi, Roberto Andò, Costa-Gavras, Marco Tullio Giordana. Prossimamente al cinema. Guarda il trailer »

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