Summer

Film 2018 | Biografico 126 min.

Titolo originaleLeto
Anno2018
GenereBiografico
ProduzioneRussia, Francia
Durata126 minuti
Al cinema8 sale cinematografiche
Regia diKirill Serebrennikov
AttoriTeo Yoo, Irina Starshenbaum, Roman Bilyk .
Uscitagiovedì 15 novembre 2018
TagDa vedere 2018
DistribuzioneI Wonder Pictures
MYmonetro 3,00 su 6 recensioni tra critica, pubblico e dizionari.

Regia di Kirill Serebrennikov. Un film Da vedere 2018 con Teo Yoo, Irina Starshenbaum, Roman Bilyk. Titolo originale: Leto. Genere Biografico - Russia, Francia, 2018, durata 126 minuti. Uscita cinema giovedì 15 novembre 2018 distribuito da I Wonder Pictures. Oggi tra i film al cinema in 8 sale cinematografiche - MYmonetro 3,00 su 6 recensioni tra critica, pubblico e dizionari.

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Leningrado, primi Anni Ottanta. Quando la musica rock diventa uno stile di vita rivoluzionario.

Consigliato sì!
3,00/5
MYMOVIES 3,00
CRITICA 3,00
PUBBLICO N.D.
CONSIGLIATO SÌ
Un film impressionista, tra storia e leggenda, energia della musica e romanticismo delle immagini.
Recensione di Marianna Cappi
giovedì 10 maggio 2018
Recensione di Marianna Cappi
giovedì 10 maggio 2018

Viktor incontra la prima volta Mike e Natasha, un giorno d'estate ("leto" in russo). Mike ha già una discreta notorietà come cantante e una passione messianica per la musica rock - Beatles, Iggy Pop, Blondy, Lou Reed, Bowie- che la Russia sovietica cerca di tenere fuori dalla porta. Viktor è meno solare, molto espressivo, già post punk. Mike ne riconosce il talento, trova un nome per la sua band, Garin i giperboloidy, e lo aiuta a registrare e far conoscere la sua musica. Ma il fascino di Viktor colpisce anche Natasha, moglie di Mike e madre di suo figlio.

Kirill Serebrennikov racconta gli esordi di Viktor Coj e dei Kino, la più importante rock band russa degli anni Ottanta, oggetto di un culto vastissimo, per quanto semisconosciuto fuori dall'Unione Sovietica, ed emblema di un periodo di cambiamento e di un'aria di emancipazione che soffiava più forte che mai.

Un periodo e un'aria cui oggi Serebrennikov guarda con nostalgia, e tanto basterebbe per esaurire l'argomento politico del film (finanziato interamente con fondi privati, non governativi, grazie ad una coproduzione francorussa).

Un bianco e nero nouvelle vague e un'interprete che assomiglia ad una giovanissima Anna Karina rendono la temperatura della giovinezza, dell'amicizia e della libertà, propria di un'età, breve e irripetibile, e anche di un'età del cinema, mentre una serie di interventi grafici, di graffi e animazioni pop, punteggiando il film di sequenze-videoclip, di cui non si manca però di sottolineare la natura immaginaria ("questo non è mai successo").

Il triangolo amoroso, composto, oltre che da Irina Starshenbaum, dal cantante Roma Zver e dall'attore tedesco-coreano Teo Yoo, è disteso lungo l'intera durata (non breve) del film, eppure leggero, appena accennato, utile a fornire uno scheletro sentimentale ad un'opera che ha per titolo una stagione e dunque per oggetto una partecipazione collettiva, e nella quale la musica, quella di Coj e quella che ha fatto la storia del rock, ha un ruolo di primo piano.

In questo La la land d'oltre cortina, infatti, il dialogo tra immagine e sonoro è fitto e brillante, anche se non tiene sempre abbastanza conto del pubblico: Serebrennikov sembra a volte procedere per la sua strada, compiaciuto della sua reinvenzione visiva, senza porsi il problema di stare cantando da solo. La consapevolezza che il sipario sta per calare, sui Kino e sul sogno di libertà, getta però sul film un'ombra di malinconia che arricchisce quel dialogo di un sottotesto più amaro e profondo.

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VIDEO RECENSIONE
PUBBLICO
RECENSIONI DALLA PARTE DEL PUBBLICO
lunedì 19 novembre 2018
michelino

      Un nuovo bel film sulla musica rock e la sua potenza rivoluzionaria che oltre a cambiare per sempre le sorti delle  nuove generazioni occidentali, negli anni  ottanta era riuscita (anche se in minima  parte) a filtrare tra le rigide maglie della  censura dell'Unione Sovietica .

FOCUS
FOCUS
domenica 18 novembre 2018
Roy Menarini

La grande domanda del cinema sul rock è sempre la stessa: come filmare la musica? Non è una domanda peregrina, visto che - tra documentario e finzione - le modalità con cui mettere in scena il sentimento musicale e l'esecuzione tecnica sono innumerevoli, e non di rado in contraddizione tra di loro. Nel suo struggente Nico, per esempio, Susanna Nicchiarelli ha intuito che la musica è tutt'uno con il suo performer e i luoghi in cui si esprime. E dunque il malinconico tour europeo della cantante affaticata, in un clima di epoca al tramonto nei territori del comunismo in disfatta, donava note ancora più lancinanti ai pezzi dell'artista tedesca.
Quelle atmosfere non sono troppo lontane da quelle che si respirano in Summer (guarda la video recensione) di Kirill Serebrennikov, ispirato al periodo giovanile del cantante rock russo Viktor Coj. I live con i funzionari di partito a controllare le reazioni degli appassionati, l'orizzonte climatico e urbano grigio e infelice, il rapporto improvviso e inatteso tra le sonorità della new wave e il paesaggio industriale, e così via. Di diverso c'è invece l'età anagrafica dei protagonisti, Mike e lo stesso Viktor, e della formidabile Natasha, ragazza al tempo stesso con la testa a posto (è una giovane madre) e con la passione - anche erotica - dell'antagonista.

Il contrasto tra il mondo sovietico, malinconico e privo di attrattive, e la vitalità della ricerca musicale, con tutte le influenze rock che si mescolano con le radici locali in maniera talvolta sorprendente, fa sì che anche Summer trovi un suo mood inedito.

Non importa che la fotografia richiami Control di Anton Corbijn (dedicato a Ian Curtis e ai Joy Division attraverso un bianco e nero simile ma più metallico), o che fin troppo apertamente Serebrennikov attui una versione light degli stilemi Nouvelle Vague - o che alcuni siparietti grafici gravitino in maniera un po' sospetta nelle zone oleografiche di Julien Temple o di Across the Universe di Julie Taymor. Quel che conta, come in fondo accade con tanti album rock magari non perfettamente riusciti o tecnicamente rivedibili, è il "tiro" e la capacità di rendere credibili cose, personaggi, ambienti.
Inoltre, la cultura musicale di Serebrennikov mostra una competenza divulgativa adeguata, così come lo scandaglio sul trapasso tra sonorità anni Settanta e nuovi stili degli anni Ottanta. E qui forse diventa suggestivo tracciare per Summer una diagnosi differenziale.
Gli anni Ottanta sono da qualche tempo oggetto di una forte riconsiderazione storica. Da decennio del riflusso ideologico e dell'addio alle utopie - secondo una lettura storiografica troppo legata al decennio precedente - quello ottantesco è divenuto un periodo di dense riflessioni. Se prima prevaleva una linea "discontinuista" (gli anni Ottanta come funerale dei Settanta e momento di cesura netta), ora si riguarda con più serenità alle forme di continuità col passato e alle metamorfosi culturali.

STAMPA
RECENSIONI DELLA CRITICA
sabato 17 novembre 2018
Mariarosa Mancuso
Il Foglio

Accorciate, accorciate. Woody Allen stava sull'ora e mezza (con i titoli di testa all'inizio del film, lette-e bianche su fondo nero: quanto ci manca!). Pensate alla meraviglia: per superare i 90 minuti serve un permesso speciale. Per superare le due ore -come fa questo film, e non è l'unico di questi tempi, sarà mica il cattivo esempio delle serie? - va dimostrato che era impossibile tagliare (tranquilli, [...] Vai alla recensione »

giovedì 15 novembre 2018
Maurizio Acerbi
Il Giornale

Mike, acclamato cantante underground, conosce Viktor e ne intuisce le doti musicali. Tra loro, Natasha, moglie del primo e attratta dal secondo. Il film racconta gli esordi di Viktor Coj e dei Kino, rock band di Leningrado degli inizi anni Ottanta, venerati come i Beatles dai loro coetanei russi. Una pellicola particolare che rappresenta bene il sogno di quella generazione di trasformare la società [...] Vai alla recensione »

giovedì 15 novembre 2018
Cristina Piccino
Il Manifesto

Kirill Serebrennikov allo scorso Festival Cannes, dove il suo nuovo film Leto era in concorso, non c'era; accanto al nome annunciato sul foglietto della conferenza stampa si leggeva, «sedia vuota», mentre gli attori e l'equipe del film, salendo le «Marches», avevano innalzato uno striscione chiedendone la liberazione. Serebrennikov è agli arresti domiciliari per un'accusa di frode dall'agosto del 2017, [...] Vai alla recensione »

giovedì 15 novembre 2018
Emiliano Morreale
La Repubblica

L'ultimo film di Serebrennikov è stato presentato al Festival Cannes con gran clamore, perché il suo autore, oppositore di Putin, era agli arresti domiciliari in patria, con accuse molto sospette di malversazioni di fondi (il processo è cominciato finalmente una settimana fa). Il film però non parla del presente, bensì del crepuscolo del regime comunista, attraverso la storia vera della band degli [...] Vai alla recensione »

NEWS
VIDEO RECENSIONE
mercoledì 14 novembre 2018
A cura della redazione

Mike ha una discreta notorietà come cantante e una passione per la musica rock che la Russia sovietica cerca di tenere fuori dalla porta. Viktor è meno solare, già post punk. Mike ne riconosce il talento e lo aiuta a far conoscere la sua musica.

NEWS
martedì 6 novembre 2018
 

Viktor incontra la prima volta Mike e Natasha, un giorno d'estate ("leto" in russo). Mike ha già una discreta notorietà come cantante e una passione messianica per la musica rock - Beatles, Iggy Pop, Blondy, Lou Reed, Bowie- che la Russia sovietica cerca [...]

TRAILER
venerdì 9 novembre 2018
 

Viktor incontra la prima volta Mike e Natasha, un giorno d'estate ("leto" in russo). Mike ha già una discreta notorietà come cantante e una passione messianica per la musica rock - Beatles, Iggy Pop, Blondy, Lou Reed, Bowie- che la Russia sovietica cerca [...]

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