| Anno | 2007 |
| Genere | Biografico, |
| Produzione | USA |
| Durata | 122 minuti |
| Regia di | Anton Corbijn |
| Attori | Sam Riley, Samantha Morton, Alexandra Maria Lara, Joe Anderson, James Anthony Pearson Harry Treadaway, Craig Parkinson, Toby Kebbell, Andrew Sheridan, Robert Shelly, Richard Bremmer, Tanya Myers, Martha Myers Lowe, Matthew McNulty, David Whittington, Margaret Jackman, Mary Jo Randle, Ben Naylor. |
| Uscita | venerdì 24 ottobre 2008 |
| Tag | Da vedere 2007 |
| Distribuzione | Metacinema |
| MYmonetro | 3,36 su 9 recensioni tra critica, pubblico e dizionari. |
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Ultimo aggiornamento giovedì 19 settembre 2013
Tormentata biografia dell'inquieto leader dei Joy Division Ian Curtis, morto suicida a 23 anni. In Italia al Box Office Control ha incassato 83,1 mila euro .
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CONSIGLIATO SÌ
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In Inghilterra, nella metà anni '70, i giovani cercavano la propria identità ascoltando i vinili dei loro miti (Buzzcocks, Sex Pistols, David Bowie). Si vestivano come loro, ne emulavano le movenze e si truccavano davanti allo specchio delle loro camerette tappezzate di poster sognando le luci del palcoscenico. Qualcuno ce la fece. A Macclesfield, a pochi chilometri da Manchester, un Ian Curtis appena ventenne si unì ad altri tre ragazzacci - Peter Hook, Bernard Sumner, Stephen Morris - per formare i Joy Division, band di culto che segnò l'inizio della scena post-punk.
Il fotografo e videomaker Anton Corbijn fa il suo esordio in lungo raccontando la storia di Ian Curtis, morto suicida a soli 23 anni. Il titolo fa riferimento alla canzone dedicata alla vita spezzata di una conoscente del leader dei Joy Division ("She's Lost Control") ma sembra anche descrivere quell'impossibilità di controllare il proprio corpo scosso dalle crisi epilettiche che fecero cadere il musicista in depressione. O, ancora, la mancanza di controllo nella vita affettiva, divisa tra la moglie sposata troppo giovane e l'amante conosciuta nel backstage.
Liberamente tratto dal romanzo autobiografico di Deborah Curtis, "Touching From a Distance", il film di Corbijn non si adagia sulla figura del mito, non ne maschera il vissuto con false apparenze ma ne racconta i limiti e i drammi senza patetismi. Persino di fronte alla sua morte (preannunciata, nei modi, da una semplice inquadratura) preferisce la discrezione dello stacco della macchina da presa mostrando una sensibilità che troppo spesso manca al cinema.
Girato a colori e in seguito trasferito in B/N per mantenere intatto lo spirito e il mood della band (ma va detto che il regista è noto per le sue foto in bianco e nero), Control riesuma un'epoca di grande fermento musicale utilizzando tutto sommato poche canzoni. Se da una parte ci sono i contributi degli stessi Joy Division e delle band in voga in quel periodo, dall'altra ci sono i silenzi e i lievi scricchiolii degli interni inglesi per definire le due anime di Curtis. Il cantante che si dimenava sul palco sotto gli occhi ammirati dei fan, e il ragazzo privato, confuso e straziato dall'improvviso successo.
L'attore inglese Sam Riley offre una delle migliori reincarnazioni di una celebrità riportata in vita al cinema. Il carisma e il tormento del cantante rivivono sul suo volto e nei suoi gesti, resi ancor più reali da un utilizzo della macchina da presa che senza nessun tipo di artificio ci consegna Ian Curtis, nudo e puro.
Artista sensibile Ian Curtis, diviso tra l'amore per due donne. Un amore che dentro di sè sente giusto e possibile. Il punto di vista non è però condiviso dalle due fanciulle. E poi c'è il successo che lo allontana da sè stesso. Si sente un'automa quando si esibisce davanti ad un pubblico che lo sente vicino ma lui non sente più sè stesso. Le medicine per l'epilessia, il successo, la sua emotività [...] Vai alla recensione »
Nel film «Control» il fotografo e regista esordiente Anton Corbijn racconta il dramma di Ian, cantante dei Joy Division. Tenero e indifeso, vittima del suo passato, si suicidò a 23 anni È tenero e indifeso lo Ian Curtis di Control (Gran Bretagna, Usa, Australia e Giappone, 2007, 122'). Lo è nel suo modo d'amare, di soffrire, di fuggir via dalla fatica d'esistere.