Cyrano Mon Amour

Film 2018 | Commedia, Film per tutti 109 min.

Regia di Alexis Michalik. Un film Da vedere 2018 con Thomas Solivéres, Olivier Gourmet, Mathilde Seigner, Tom Leeb, Lucie Boujenah. Cast completo Titolo originale: Edmond. Titolo internazionale: Cyrano, My Love. Genere Commedia, - Francia, 2018, durata 109 minuti. Uscita cinema giovedì 18 aprile 2019 distribuito da Officine Ubu. Consigli per la visione di bambini e ragazzi: Film per tutti - MYmonetro 3,30 su 22 recensioni tra critica, pubblico e dizionari.

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Ultimo aggiornamento lunedì 29 aprile 2019

La storia romanzata del drammaturgo Edmond Rostand e delle vicende che ispirarono il suo capolavoro immortale, il Cyrano de Bergerac. Il film ha ottenuto 2 candidature a Cesar, In Italia al Box Office Cyrano Mon Amour ha incassato 314 mila euro .

Consigliato sì!
3,30/5
MYMOVIES 3,00
CRITICA 3,31
PUBBLICO 3,60
CONSIGLIATO SÌ
Teatro e Cinema si fondono in un film che ha la forza rara delle storie belle da piangere.
Recensione di Marzia Gandolfi
lunedì 18 marzo 2019
Recensione di Marzia Gandolfi
lunedì 18 marzo 2019

Edmond Rostand, autore senza successo e senza un soldo, sogna di passare dall'ombra alla luce. Sostenuto da Rosemonde, la sua consorte, e da Sarah Bernhardt, l'attrice più celebre della Belle Époque, deve comporre in tre settimane una commedia per Monsieur Constant Coquelin, divo navigato che vorrebbe rilanciare la sua carriera. L'ispirazione ha il volto di Jeanne, costumista e amica di Léo, attore bello ma senza eloquenza. A prestargliela è Edmond, che avvia un fitto carteggio con Jeanne. Lettera dopo lettera trova le rime e il sentimento per nutrire la pièce e incarnare un guascone filosofo. Il 28 dicembre 1897 al Théâtre de la Porte Saint-Martin andrà finalmente in scena "Cyrano de Bergerac", il testo più recitato della storia del teatro francese.

Nel 1897 Edmond Rostand, poeta inquieto e misconosciuto di ventinove anni, si ispirava liberamente al fantasma di uno scrittore dimenticato, Cyrano de Bergerac, per scrivere un dramma eroico e melanconico che farà la gloria del Théâtre de la Porte Saint-Martin.

Nel 2016, Alexis Michalik, drammaturgo celebre di trentaquattro anni, ricalcava il gesto artistico di Edmond Rostand per realizzare una pochade corale e ottimista che fa (ancora) la gioia del Théâtre du Palais-Royal, cinque Molières vinti e oltre 700.000 spettatori. Making of di «Cyrano de Bergerac», Cyrano Mon Amour è al debutto una sceneggiatura destinata al cinema che l'inerzia dei produttori trasforma in progetto teatrale prima di riconvertirla finalmente in film.

Adattata per lo schermo e nello spirito di Shakespeare in Love, la pièce di Alexis Michalik combina vero e falso e reinventa la storia della scrittura e della creazione di questo monumento del repertorio teatrale francese. "Cyrano de Bergerac" è un testo talmente celebre che la sua reputazione lo precede. Un po' come il naso del guascone poeta, suscettibile, furioso, eccessivo ma mai ridicolo. Risibili sono gli altri, gli avversari. Cyrano è un romantico insolente, un folle colossale dall'animo puro, un innamorato cortese dalla faccia grottesca che nasconde sotto i versi e le rime il suo infinito dolore e la sua straziante solitudine.

Eludendo tutti i rischi del teatro filmato e impiegando a meraviglia lo spazio, questa volta illimitato del cinema, Michalik affonda la spada nel cuore della pièce di cui illustra il processo creativo: dalla crisi all'illuminazione, passando per gli imprevisti tecnici, le riletture caotiche, gli ostacoli burocratici, i capricci dell'ego, gli equivoci da boulevard, i salvataggi in estremo, gli atti di coraggio, il trionfo della prima, le quaranta chiamate alla ribalta.

Infuso il romanticismo di "Cyrano" nella vita intima di Rostand, Michalik dirige il suo primo film con entusiasmo, leggerezza e slancio gioioso, prendendosi delle libertà con la realtà (Rostand non ha scritto "Cyrano" in tre settimane, il "Bolero" di Ravel è stato composto diversi anni dopo) e confrontando fino a confonderlo il fervore di Rostand con quello del suo personaggio.

Thomas Solivérès incarna febbrilmente il ruolo del titolo a cui aggiunge una punta di angoscia perché non ha ancora trent'anni ma ha già due figli e troppe ambasce. A fianco di Olivier Gourmet, che interpreta un gaudente Coquelin, il primo attore a infilare il naso di Cyrano, Solivérès conferisce a questo seducente oggetto di cinema un'urgenza, il desiderio di raccontare la sua storia davanti a un pubblico desideroso di intenderla.

Scritto e montato (a teatro e al cinema) come un vaudeville, con porte che si aprono e si chiudono, personaggi che vanno e vengono, ritmo serrato e apparizioni comiche di Georges Feydeau, Georges Courteline e Anton Čechov in attesa dentro un bordello parigino, Cyrano, Mon Amour allinea il personaggio di Cyrano a quello di Edmond ma con una differenza significativa. La prospettiva di Cyrano è lo scacco (sentimentale). Il fallimento è quello che rende rimarcabile il suo personaggio e la pièce di Rostand. La prospettiva di Edmond e del suo creatore, è invece il successo. Alexis Michalik è così affascinato dal successo al punto da essere condannato ad ottenerlo. Insomma alla fine della licenza lui tocca e riesce in tutto quello che tocca (Le Porteur d'histoire, Le Cercle des illusionnistes).

Ma quale pièce applaude lo spettatore sulla ribalta? Quella che racconta che tutto è possibile o quella di un amore impossibile? Di sicuro Cyrano Mon Amour ha la forza rara delle storie belle da piangere. E il pennacchio.

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RECENSIONI DALLA PARTE DEL PUBBLICO
domenica 21 aprile 2019
Ruger357MgM

tra le parole "t'amo", non necessariamente dirette a Roxanne, ma più in generale al teatro, alla Ville lumiere che fu la Parigi fin de siecle, alla vita bohemienne, è sicuramente questo film ben diretto, ben fotografato, forse anche ben recitato, colpevole lo spettatore che non ha visto la versione in lingua originale. Metateatro, prima ancora che teatro,ci fa percepire [...] Vai alla recensione »

FOCUS
FOCUS
giovedì 18 aprile 2019
Tommaso Tocci

Un grande successo di pubblico, basato su un grande successo di pubblico, che drammatizza un grande successo di pubblico: Cyrano mon amour è un enorme gioco di specchi dentro cui si muove l'interpretazione vincente di un momento culturale attraverso le epoche. Ma a quale costo? Il regista Alexis Michalik, che come il suo Edmond Rostand, un po' vero e un po' fittizio, ha conosciuto il successo come autore teatrale da giovane, non ne fa mistero: l'ispirazione viene da Shakespeare in Love, che sul finire del secolo scorso trovava la chiave più adatta per re-interpretare in chiave pop l'autore di Romeo e Giulietta mescolandolo al suo stesso testo. È l'anacronismo definitivo in un periodo che aveva portato la frizione temporale ai suoi limiti estremi, con Amleto che vaga nei corridoi di un Blockbuster (Hamlet di Almereyda) e Mercuzio che infiamma la notte sulla melodia di Young Hearts Run Free (Romeo + Giulietta di Luhrmann). Come è possibile, si chiede Michalik, che lo stesso trattamento non fosse mai stato riservato a un autore francese? La storia della cultura d'oltralpe, in fondo, ha saputo coniugare la ricchezza artistica con la mitologia delle epoche che l'hanno prodotta come forse nessun'altra nel panorama moderno.

L'occasione di intrecciare la vita personale di un artista, tra pene d'amore e di scrittura, con la dinamica della sua opera più famosa è di certo ghiotta: così nasce la pièce che ha vinto premi e riempito teatri parigini, e così la pièce è diventata il film che si è consacrato al botteghino.

Il film premio Oscar nel 1998, però, nasceva in un contesto anglosassone che storicamente vive l'ambivalenza tra alto e basso, e tra artistico e commerciale, in modo più fluido. La Francia, come del resto l'Italia, ha invece un'identità radicata nelle categorie tipiche della vecchia Europa, che costringe talvolta artisti e pubblico a schierarsi in modo programmatico.

Lo sa bene lo stesso Michalik, che ha costruito una carriera riempiendo i teatri privati ma restando fuori dalla macchina culturale francese, i cui palcoscenici pubblici esigono (e premiano con i fondi statali) opere più dichiaratamente intellettuali. Proprio questa particolarità emerge appieno in Cyrano mon amour, film di limpido appeal popolare in grado di sintetizzare oltre un secolo di spinose sfumature con grazia e divertimento. E come Rostand, nella sua Parigi immaginifica che si prepara al nuovo secolo, si lascia ispirare dalle parole d'amore indirizzate a Jeanne per popolare i cinque atti del suo Cyrano, Michalik, allo stesso modo, si lascia contagiare dal grande successo della rappresentazione datata 1897 per soddisfare sfacciatamente tutti i quadranti demografici che il cinema del 2019 richiede.

E mentre la commedia degli equivoci si incrocia con il romanticismo, mentre il name-dropping letterario blandisce gli appassionati, Cyrano mon amour riesce perfino a schivare le insidie di una gestione dei personaggi femminili che rischiava di risultare improponibile, aggiornando lo stereotipo di un uomo diviso tra due donne con una riflessione addirittura acuta sulla natura del sentimento amoroso.

FOCUS
lunedì 15 aprile 2019
Pino Farinotti

"Cyrano de Bergerac" è una delle opere più conosciute al mondo ed è, tuttora, la più rappresentata dal teatro francese. Il titolo fa parte, appunto, della memoria popolare così come quella strofa: "E giunto al fin della licenza io tocco". "Licenza" è il lemma magico, che il regista Alexis Michalick, parigino, ha fatto suo nella trasposizione dell'eterna opera di Edmond Rostand (1868 - 1918), Cyrano mon amour.

Cyrano mon amour è un collettore completo di discipline, dalla letteratura, al teatro, al cinema, alla vita reale, a quella immaginata.

Ci sta naturalmente, soprattutto per due ragioni. La prima è il "Cyrano" che già dal 28 dicembre del 1897, alla sua prima rappresentazione al Théâtre de la Porte-Saint-Martin, si annunciò come un'opera che avrebbe avuto più destini. Come in effetti è stato, attraverso tutte le possibili rivisitazioni: l'opera lirica, il musical, il film e cento altre evoluzioni. Rostand, consapevole o meno, aveva dato vita a un lavoro che rappresentava il suo tempo, e questo sarebbe normale, ma anche i tempi futuri. Non accade spesso.

Sopra ho messo in dubbio la consapevolezza dell'artista, ma è un dubbio leggero e strumentale. In realtà la base culturale di Edmond era larga e di qualità. Suo padre era un poeta che traduceva testi latini, e può essere che l'attitudine classica, magari accademica del genitore, dopo aver posto una solida base tradizionale, abbia spinto il figlio ad altre ricerche. Ma con un dato singolare di estrazione classica, diciamo così, i versi. Ormai in quegli anni nessuno più scriveva in versi, salvo i poeti, occorreva una formula particolare, non facile da reperire, che Rostand risolse nel dramma romantico in versi. Per arrivare a quello stadio certo aveva dovuto studiare molto. Lo scrittore poteva così contrastare le cifre drammatiche del realismo romantico e quelle nebulose del simbolismo, correnti allora dominanti, approdando a un risultato felice e importante, divertire facendo cultura. E così Cyrano decollò. Tanto da creare disagio esistenziale al suo inventore, che si sentiva sorpassato, magari fagocitato, in gradimento e popolarità, dalla sua creatura. Disagio che mezzo secolo dopo sarebbe toccato a un altro grande autore-inventore, quel Salinger, in competizione col suo personaggio, Holden Caulfield, il modello perenne di adolescente.

FOCUS
giovedì 4 aprile 2019
Marzia Gandolfi

Da quando il cinema ha intravisto la possibilità di raccontare storie e di metterle in scena si è rivolto al teatro, appropriandosi con disinvoltura di molti dei suoi fondamenti: la recitazione degli attori, la scenografia, il dialogo, la drammaturgia. La costruzione delle prime sale cinematografiche prolunga in fondo l'architettura del teatro. Se la qualifica 'teatrale' applicata a un film ha sovente una connotazione negativa, è in questo rapporto con il teatro che il cinema ha preso coscienza della propria natura singolare, delle sue proprietà estetiche e del suo oscillare tra attrazione del reale e trappola della finzione.

L'uscita in sala di Cyrano mon amour obbliga a riconsiderare la relazione tra le due arti e più specificamente del teatro al cinema, ovvero l'adattamento di una pièce sullo schermo.

Ma il film di Alexis Michalik, come quello di John Madden prima di lui (Shakespeare in Love), si dedica a un particolare tipo di "storia nella storia", un procedimento narrativo di duplicazione di una sequenza che riproduce su scala ridotta l'intera vicenda alla quale appartiene. Abilmente scritte le sceneggiature coniugano un episodio immaginario della vita sentimentale di Edmond Rostand e William Shakespeare con il contenuto mitico delle rispettive pièce, "Cyrano de Bergerac" e "Romeo e Giulietta". Il dispositivo è completato da un coefficiente umoristico basato su anacronismi disinvolti e una serie di scene sessuali grottesche che permettono di promuovere a commedie le più grandi storie di amore (impossibili) mai raccontate. Fondati sulla genesi di capolavori della letteratura teatrale, Cyrano mon amour (guarda la video recensione) e Shakespeare in Love debuttano con un drammaturgo in ambasce per mancanza di denaro e impasse creativo. Perché prima di essere un successo "Cyrano" e "Romeo e Giulietta" furono un supplizio.

Incalzati dai debiti i nostri giurano ai loro committenti di aver già terminato il lavoro. Ma l'ispirazione non arriva e serve una musa. A incarnarla è una fanciulla che (ri)accende i poeti e fornisce la materia per la ricreazione poetica. Ricreazione che sublima la loro relazione per scrivere versi che tolgono il fiato. Come se l'ispirazione fosse figlia dell'illusione, l'illusione che un uomo sente quando riesce a far brillare gli occhi di una donna. Sono le primizie della seduzione a ravvivare la fiamma della scrittura, in breve: "quando il desiderio è appagato, gli uomini smettono di fare prodezze". L'amante appassionata e il drammaturgo (finalmente) ispirato formano un corpo solo e l'opera in progress un capitolo della movimentata vita di Edmond Rostand e di William Shakespeare. Insomma, come diceva un celebre sonetto shakespeariano, "sia l'amante che il poeta hanno le mani sporche".

Alexis Michalik e John Madden ci introducono nelle quinte della creazione di testi infiniti, concedendosi qualche digressione sulla vera storia e una doppia suspense, finanziaria (la pièce potrà essere rappresentata?) e amorosa (gli amanti si separeranno?). L'intrigo, come la struttura delle pièce, riposa su una tensione che confronta incessantemente la passione dei protagonisti con l'impossibile. Come il sentimento di Cyrano per Rossana e quello di Romeo per Giulietta è contrastato dal destino contrario o dall'odio ancestrale di due famiglie (i Capuleti e i Montecchi), così quello di Edmond per Jeanne e quello di William per Viola è impedito da forze che si oppongono, che si tratti di una moglie gelosa o di un padre tirannico.

FOCUS
venerdì 29 marzo 2019
Ilaria Ravarino

No, Edmond Rostand non scrisse Cyrano de Bergerac in tre settimane, come racconta Alexis Michalik in Cyrano Mon Amour. Ma aveva davvero 29 anni, due figlie e molti guai quando si mise al lavoro per scrivere quell'opera, commissionata dall'attore Coquelin Aîné. Figlio di intellettuali e nipote di musicisti, Rostand fu avvocato mancato prima che scrittore: esordì a soli vent'anni con Il guanto rosso, un piccolo pezzo per il teatro, per passare due anni dopo alla poesia con Gli ozi. Il successo arrivò tra il 1894 e il 1895, anni in cui si consolidò il sodalizio - raccontato nel film - con la grande attrice Sarah Bernhardt.

Nel 1897 Cyrano de Bergerac consacrò Rostand presso critici e pubblico, riscuotendo il plauso del governo e garantendogli l'ingresso nell'Académie Française come il più giovane membro mai ammesso.

Fu un successo anche l'opera che segui Cyrano, il dramma in sei atti L'Aiglon sulla vita del figlio di Napoleone - interpretato da Bernhardt e adattato per il cinema nel 1913 e nel 1931 da Émile Chautard e Viktor Turzanskij. Per i dieci anni successivi Rostand si dedicò al titanico lavoro su Chantecler, pièce-mostro in quattro atti con 70 personaggi e quasi 200 costumi: una satira di costume con un gallo protagonista che avrebbe dovuto interpretare, ancora una volta, Coquelin (ma morì durante le prove).

Di salute cagionevole, dopo aver sposato a 22 anni la poetessa Rosemonde Gérard, da cui ebbe i due figli Maurice e Jean, Rostand trasferì la sua residenza lontano da Parigi. Lasciò la moglie a 45 anni, poco prima della morte per polmonite, per il suo grande amore Mary Maquet. Cyrano de Bergerac, che debuttò nel 1897 al Théâtre de la Porte Saint-Martin, ebbe talmente tanto successo da eclissare la fama di Rostand, del quale fino al 2003 non è esistita una sola biografia completa in inglese. La pièce è stata portata in scena, in più di 120 anni, innumerevoli volte: solo in Italia, a teatro, si sono cimentati con il celebre personaggio attori come Gigi Proietti, Franco Branciaroli, Massimo Popolizio, Alessandro Preziosi e Anna Mazzamauro, unica donna a calarsi nei panni del romantico scrittore.

Anche il cinema ha guardato spesso a Cyrano, in pellicola già dal 1900 e nel 1908 in Italia, con un film firmato dal pioniere Ernesto Maria Pasquali. Nel 1950 José Ferrer vinse il suo primo Oscar proprio con il Cyrano di Bergerac di Michael Gordon, cui seguì il remake del 1990 interpretato da Gerard Depardieu. In Italia Cyrano è ricomparso al cinema, sia pure "sullo sfondo" di una commedia, nel film ldi Aldo, Giovanni e Giacomo Chiedimi se sono felice.

Frasi
Un poeta con un enorme... naso...
Una frase di Edmond Rostand (Thomas Solivéres)
dal film Cyrano Mon Amour - a cura di MYmovies.it
STAMPA
RECENSIONI DELLA CRITICA
martedì 16 aprile 2019
Paola Zonca
La Repubblica

La commedia Cyrano de Bergerac è il testo francese di maggior successo nel mondo e ancora oggi resta, a distanza di 122 anni, un cult. Pure il cinema si è lasciato affascinare molte volte dalla storia dello spadaccino, scrittore e poeta dal naso mostruoso, l'irresistibile vitalità, il disprezzo per i potenti e i prepotenti, l'animo gentile nascosto sotto gli atteggiamenti guasconi: sono da citare il [...] Vai alla recensione »

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giovedì 19 settembre 2019
 

Edmond Rostand, autore senza successo e senza un soldo, sogna di passare dall'ombra alla luce. Sostenuto da Rosemonde, la sua consorte, e da Sarah Bernhardt, l'attrice più celebre della Belle Époque, deve comporre in tre settimane una commedia per Monsieur [...]

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martedì 9 aprile 2019
 

Dicembre 1897, Parigi. Edmond Rostand è un giovane drammaturgo dal talento geniale, ma sfortunatamente tutto ciò che ha scritto finora è stato un flop e da due anni a questa parte è afflitto dal blocco dello scrittore.

VIDEO RECENSIONE
martedì 9 aprile 2019
A cura della redazione

Autore di talento, Edmond Rostand sogna di passare dall'ombra alla luce. L'occasione arriva da Constant Coquelin, divo navigato per il quale Rostand dovrà scrivere una commedia in tre settimane. Il 28 dicembre del 1897 al Théâtre de la Porte Saint-Martin [...]

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venerdì 22 marzo 2019
 

Dicembre 1897, Parigi. Edmond Rostand è un giovane drammaturgo dal talento geniale, ma sfortunatamente tutto ciò che ha scritto finora è stato un flop e da due anni a questa parte è afflitto dal blocco dello scrittore.

POSTER
martedì 5 marzo 2019
 

Dicembre 1897, Parigi. Edmond Rostand è un giovane drammaturgo dal talento geniale, ma sfortunatamente tutto ciò che ha scritto finora è stato un flop e da due anni a questa parte è afflitto dal blocco dello scrittore.

Lucie Boujenah nella parte di Jeanne
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