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Cyrano mon amour, la genesi di un'opera inedita e imprevedibile

Il film di Michalik racconta tutto: le invenzioni, i trucchi, gli intrighi e l'angoscia latente per un destino che non poteva essere previsto. Dal 18 aprile al cinema.
di Pino Farinotti

Cyrano Mon Amour

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Thomas Solivéres . Interpreta Edmond Rostand nel film di Alexis Michalik Cyrano Mon Amour. Al cinema da giovedì 18 aprile 2019.
lunedì 15 aprile 2019 - Focus

"Cyrano de Bergerac" è una delle opere più conosciute al mondo ed è, tuttora, la più rappresentata dal teatro francese. Il titolo fa parte, appunto, della memoria popolare così come quella strofa: "E giunto al fin della licenza io tocco". "Licenza" è il lemma magico, che il regista Alexis Michalick, parigino, ha fatto suo nella trasposizione dell'eterna opera di Edmond Rostand (1868 - 1918), Cyrano mon amour.

Cyrano mon amour è un collettore completo di discipline, dalla letteratura, al teatro, al cinema, alla vita reale, a quella immaginata.
Pino Farinotti

Ci sta naturalmente, soprattutto per due ragioni. La prima è il "Cyrano" che già dal 28 dicembre del 1897, alla sua prima rappresentazione al Théâtre de la Porte-Saint-Martin, si annunciò come un'opera che avrebbe avuto più destini. Come in effetti è stato, attraverso tutte le possibili rivisitazioni: l'opera lirica, il musical, il film e cento altre evoluzioni. Rostand, consapevole o meno, aveva dato vita a un lavoro che rappresentava il suo tempo, e questo sarebbe normale, ma anche i tempi futuri. Non accade spesso.

Sopra ho messo in dubbio la consapevolezza dell'artista, ma è un dubbio leggero e strumentale. In realtà la base culturale di Edmond era larga e di qualità. Suo padre era un poeta che traduceva testi latini, e può essere che l'attitudine classica, magari accademica del genitore, dopo aver posto una solida base tradizionale, abbia spinto il figlio ad altre ricerche. Ma con un dato singolare di estrazione classica, diciamo così, i versi. Ormai in quegli anni nessuno più scriveva in versi, salvo i poeti, occorreva una formula particolare, non facile da reperire, che Rostand risolse nel dramma romantico in versi. Per arrivare a quello stadio certo aveva dovuto studiare molto. Lo scrittore poteva così contrastare le cifre drammatiche del realismo romantico e quelle nebulose del simbolismo, correnti allora dominanti, approdando a un risultato felice e importante, divertire facendo cultura. E così Cyrano decollò. Tanto da creare disagio esistenziale al suo inventore, che si sentiva sorpassato, magari fagocitato, in gradimento e popolarità, dalla sua creatura. Disagio che mezzo secolo dopo sarebbe toccato a un altro grande autore-inventore, quel Salinger, in competizione col suo personaggio, Holden Caulfield, il modello perenne di adolescente.


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In foto una scena del film Cyrano mon amour.
In foto una scena del film Cyrano mon amour.
In foto una scena del film Cyrano mon amour.

Nella sua narrazione Michalik propone la formula della fiction che si combina con la realtà, reinventando la vicenda. Ci sta, la licenza è una prerogativa imbattibile del cinema, al quale non interessa la verità. Se sai gestire il trucco può nascere un'opera di qualità. Un riferimento, certo di discreta nobiltà, può essere Shakespeare in Love, dove il Bardo vive una doppia vita, privata e di finzione. Un altro richiamo è un film di Vincente Minnelli, Madame Bovary, dove l'autore Flaubert diventa co-protagonista del suo personaggio, l'infelice Emma, in un processo intentato per immoralità. Ripeto, inserti "impossibili" privilegio del cinema. Cyrano mon amour racconta tutto, le invenzioni, i trucchi e gli intrighi, e l'angoscia latente per un'opera inedita e strana di cui non si poteva prevedere il destino.

Il "Cyrano" non poteva non diventare preda del cinema. Sono decine le edizioni fedeli o spurie del racconto. Fra i ricordabili c'è un titolo del nostro Augusto Genina, un "muto" del 1923. L'edizione del 1950 di Michael Gordon, con José Ferrer, è probabilmente il classico più "classico". Di qualità anche il Cyrano di Jean-Paul Rappeneau, del 1990, con Gérard Depardieu. Titolo di squisite inventiva e licenza è il Cyrano contro D'Artagnan (1963) dove il maestro Abel Gance immagina che i due più popolari spadaccini di Francia uniscano le forze in nome dell'odio per Richelieu. Titolo "scherzoso" è Roxanne, di Fred Schepisi, del 1987, con Steve Martin nella parte di un pompiere innamorato della bella Rossana. Ma non ha speranze, oppresso dal quel suo enorme naso.

La trama: Cyrano, poeta e spadaccino ama Rossana, ma non osa pronunciarsi afflitto dal suo naso. Rossana ama invece Cristiano, bello ma banale. Il cuore della vicenda sta nelle magnifiche e poetiche parole di Cyrano, che la giovane attribuisce a Cristiano. In un gioco di equivoci, di luci e di ombre, Rossana capirà, alla fine, di aver amato la sensibilità di Cyrano attraverso la bellezza di Cristiano.

La citazione di "Madame Bovary" può valere come contrappasso scritto sopra: il romanzo di Flaubert, oltre ad essere uno dei testi fondamentali della letteratura francese e del mondo, è un campione del realismo romantico, dolente, al quale Rostand reagì. Flaubert diceva "la Bovary sono io", anche Rostand lo diceva del suo personaggio. Emma Bovary e Gustave Flaubert erano la Francia e i francesi, così come Rostand e Cyrano sono la Francia e i francesi. In chiavi diverse. Il suicidio tragico di Emma rimane lì, segnale immobile di scrittura e di società. Anche Cyrano, alla fine muore. Ma forse ti aspetti che possa riaprire gli occhi e rialzarsi. È stato uno scherzo. E se la letteratura, certo arte molto seria, non se lo può permettere, il cinema, in virtù delle famose licenze, lo può fare. Comunque la targa che segue è verità vera. Non è licenza, non è invenzione.

CYRANO DE BERGERAC di Edmond Rostand.
Commedia eroica in cinque atti.
È all'anima di Cyrano che avrei voluto dedicare questo poema, ma poiché essa è passata in voi, Coquelin, è a voi che lo dedico.
(Dedica dell'autore all'attore Coquelin, primo interprete del ruolo di Cyrano al Theatre de la Porte Saint-Manin il 28 dicembre 1897)


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