|
Condividi
|
Ultimo aggiornamento venerdì 11 marzo 2016
Eddie Mannix è il protagonista di una commedia nera ambientata nella Hollywood degli anni Cinquanta. Il film ha ottenuto 1 candidatura a Premi Oscar, 1 candidatura a BAFTA, 1 candidatura a Critics Choice Award, In Italia al Box Office Ave, Cesare! ha incassato nelle prime 2 settimane di programmazione 2,1 milioni di euro e 991 mila euro nel primo weekend.
Ave, Cesare! è disponibile a Noleggio e in Digital Download
su TROVA STREAMING
e in DVD
e Blu-Ray
Compra subito
|
CONSIGLIATO SÌ
|
Mentre sull'atollo di Bikini gli Stati Uniti sono impegnati con gli esperimenti sulla bomba H, a Hollywood Eddie Mannix si deve occupare di trovare una soluzione ad un altro tipo di problemi. Eddie è un fixer, cioè colui che deve tenere lontani dagli scandali in cui si vanno a ficcare le star che stanno lavorando ai film di un grande Studio. Deve quindi far sparire foto osé e cercare di camuffare gravidanze fuori dal matrimonio. Quando poi accade che scompaia il protagonista di un film su Gesù, nei panni di un centurione romano, la situazione si complica. Anche perché costui è stato rapito da un gruppo di ferventi comunisti.
Sono davvero pochi i registi in attività forniti di una solida conoscenza di tutti i generi cinematografici e della loro evoluzione nel corso della storia del cinema. I fratelli Coen fanno di diritto parte di questa ristretta cerchia. Il loro pregio ulteriore è quello di saperli declinare secondo letture che vanno dal dramma di impianto intellettuale alla commedia più brillante.
Nell'ormai lontano 1991 (datazione che ci offre la misura della loro tenuta) la vicenda hollywodiana dello sceneggiatore Barton Fink finiva tra fiamme allucinatorie. Oggi il fil rouge di critica allo star system si è affinato grazie ad un'ironia che non nasconde l'amore per il cinema del passato ma lo depura da qualsiasi sospetto di nostalgia rétro. Le vicende del cattolicissimo Eddie Mannix (che confessa anche quante sigarette fuma di nascosto) ci fanno entrare in un mondo che ci ricorda ciò che affermava un vero sceneggiatore, Ben Hetch: "Io odio gli attori!". Qui sono tutti adatti a un ruolo ma goffi e incapaci di vivere o di accettare possibili mutamenti di caratterizzazione. Su tutti emerge il Baird Whitlock di George Clooney tanto abile sul set (anche se con qualche fondamentale defaillance) quanto capace di farsi incantare da abili mistificatori.
Tra fondali finti e improbabili farm del West, i Coen ci ricordano anche come la fabbrica della finzione si nutra di un pubblico che ha fame di affabulazioni che stanno dentro e fuori dallo schermo. A quelle 'fuori' pensano le due gemelle giornaliste, interpretate da Tilda Swinton, sempre a caccia di quegli scandali che Eddie deve coprire per contratto. Così i due fratelli ci spingono a considerare quanto siano cambiati i costumi: oggi gli scandali delle star del mondo dello spettacolo non si nascondono, si creano ad arte. Sanno però fare anche molto di più: chi pensava di non poter assistere nella vita a un dibattito teologico e/o a uno sul materialismo dialettico senza annoiarsi profondamente sarà costretto a ricredersi. Anche perché se nel film precedente (A proposito di Davis) il gatto la faceva da padrone qui, davanti a un cane che si chiama Engels, non si può fare a meno di divertirsi sapendo che, come sempre con i Coen, non si sta smettendo di pensare.
I fratelli Coen tornano alla commedia e ai loro inguaribili idioti. Nonostante George Clooney avesse più volte detto che non avrebbe più interpretato un idiota per loro, sono riusciti a convincerlo un'altra volta. Ave, Cesare! incrocia la passione per il caos (è la storia di un uomo che risolve i problemi per conto di una produzione) con la satira hollywoodiana (è là che si svolge tutto).
Si racconta la storia di Eddie Mannix, un uomo che lavora per gli studios e protegge l'immagine pulita delle star che sono sotto il suo contratto. Questo significa impedire che accadano storie scandalose provocate da sesso, droga, guida in stato di ebrezza. A quel tempo le minacce dovevano essere gestite in qualsiasi modo.
Joel ed Ethan Coen, i registi quattro volte premi Oscar® (Non è un paese per vecchi, Il grinta, Fargo) hanno scritto e diretto Ave, Cesare!, un film con un cast stellare ambientato durante gli ultimi anni dell'età dell'oro di Hollywood. Con Josh Brolin (Milk, Il grinta, Everest), il premio Oscar George Clooney (Good Night, and Good Luck, Syriana, Tra le nuvole, Le idi di marzo), Ralph Fiennes (The Reader - A voce alta, Grand Budapest Hotel, A Bigger Splash), il premio Oscar Tilda Swinton (Michael Clayton, Io sono l'amore, Solo gli amanti sopravvivono), Channing Tatum (Magic Mike, Foxcatcher), Scarlett Johansson (Vicky Cristina Barcelona, Lucy, Avengers: Age of Ultron) e Jonah Hill (Django Unchained, The Wolf of Wall Street) Ave, Cesare! racconta di una giornata nella vita di un "fixer", ovvero di un faccendiere di uno studio cinematografico alle prese con numerosi problemi da risolvere.
La commedia è stata prodotta dai fratelli Cohen attraverso la loro casa di produzione Mike Zoss, insieme ad Eric Fellner e Tim Bevan di Working Title Films.
La Hollywood degli anni ’50 con il kitch colossal-biblico di Cecil B. deMille, il varietà atletico dei balletti di Gene Kelly, le impeccabili coreografie di Busby Berkeley a contenuto zero, le pirouette acquatiche e il sorriso indelebile di Esther Williams, gli eroi western dalla camminata dondolante e dal lazo infallibile sono rievocati con perfetta mimesi e spirito più divertito che caustico in questo [...] Vai alla recensione »
Sono decine i film in cui il cinema racconta se stesso e il racconto non è mai felice. Estraggo tre titoli, grandi classici, in questo senso: Viale del tramonto, Il bruto e la bella, I protagonisti. La critica rispetto all'ambiente è abrasiva e impietosa, ma mai assoluta o finale. Anche perché i signori autori è grazie al cinema che sono diventati Wilder, Minnelli e Altman; è dunque bene portarsi al limite del suicidio, puntare l'arma alla tempia, ma averla caricata con una pallottola a salve.
Pochi al mondo conoscono tutte le parabole del cinema come i fratelli Ethan e Joel Coen: i vari rapporti col mercato e con le arti, le nevrosi e i fantasmi dei cineasti e le patologie che fanno parte di un lavoro sempre al limite fra ciò che è reale e ciò che è fantasia.
Il protagonista di Ave, Cesare! è un produttore, Mannix, che deve sempre risolvere situazioni estreme: un regista che vuole disfarsi di un attore cane, una divetta incinta alla quale occorre trovare un marito, e così via. Ma il nodo più complicato sta nella produzione di un film su Gesù. La prima sequenza vede Mannix nel confessionale, stravolto da una colpa orribile: non ha osato dire a sua moglie che ha fumato tre sigarette mentre le aveva giurato che si sarebbe fermato a due quotidiane. Dunque un cattolico radicale che deve gestire nientemeno che dio. E qui i Coen, ebrei, cominciano a divertirsi alla loro maniera, con intelligenza, cultura e ironia. Si assiste a un dibattito fra un rabbino, un cattolico e un paio di protestanti. I religiosi si rivelano primedonne peggio dei cineasti. Con pazienza infinita Mannix scioglie il nodo. Irrompe Baird Whitlock (Clooney), che sta per interpretare un centurione che dovrà vedersela con Gesù.
Molti penseranno che Ave, Cesare! parli della grande Hollywood classica e invece fotografa il luccicante mondo californiano sull'orlo del precipizio, quando il pubblico sta cambiando, la televisione sta per imporsi, il sistema degli studios in procinto di indebolirsi e la crisi pronta a mordere. Solo così si possono comprendere i dialoghi tra il protagonista Mannix e la compagnia aerea che gli offre un importante lavoro di manager, a patto che abbandoni presto la nave dei folli di Hollywood. Ma Hollywood è una droga, e rinunciarvi - non importa con quale compenso - pressoché impossibile.
I Coen dunque girano una commedia con venature farsesche per dire che Hollywood è una cosa seria: un'industria piena di stravaganti cialtroni e al tempo stesso di professionalità straordinarie; di ipocriti legulei e di geniali organizzatori; di vaccari promossi al ruolo di star e di ballerini straordinari. Tutto e il contrario di tutto, pur di elevare a sistema un capitalismo fiabesco, osteggiato al massimo da un gruppuscolo di sceneggiatori comunisti.
La verità, per i Coen, è una pia illusione a Hollywood, e allora tanto vale raccontarsi delle storie e tenere in piedi un mondo che, per quanto corrotto e fanfarone, realizza pur sempre la nostra materia preferita dell'immaginario, i film.
E proprio da quest'ultimo espediente narrativo bisognerebbe partire per far sorgere qualche dubbio sull'operazione, comunque cinefila e documentata, di Joel e Ethan Coen. I due fratelli ci hanno abituato a un sarcasmo ineffabile e a continui rivolgimenti sull'oggetto del loro humour ebraico. Pur tuttavia, nella filologica restituzione di figure e fatti reali (i nomi sono spesso cambiati, ma è facile per lo storico riconoscere quel che realmente avvenne a Hollywood in quegli anni), i Coen per esempio decidono di ignorare il maccartismo, macchina impietosa di denuncia, delazione e umiliazione che colpì il fior fiore degli scrittori per il cinema proprio in quegli anni. Conoscendo quella vergogna incivile, è più difficile farsi matte risate sugli stupidotti che credono a Marcuse e sul sommergibile sovietico che emerge dalle acque su cui si specchia la sontuosa villa del miliardario marxista.
Ovviamente, a farsi certi scrupoli, si fa la figura degli ingenui, quelli che non conoscono quanto può essere urticante e onnicomprensivo lo scherno dei Coen, visto che nessuna ideologia (nemmeno religiosa, come si nota dal dibattito tra ministri della fede in una scena del film) esce senza almeno qualche osso ammaccato. La verità, per i Coen, è una pia illusione a Hollywood, e allora tanto vale raccontarsi delle storie e tenere in piedi un mondo che, per quanto corrotto e fanfarone, realizza pur sempre la nostra materia preferita dell'immaginario, i film. E aver scelto proprio una industria in declino e in trasformazione può dare qualche indicazione, forse, sul fatto che Ave, Cesare! è un manifesto di poetica, o - se non questo - almeno un'indicazione dei propri rapporti controversi con Hollywood.
Il nuovo atteso film di Joel e Ethan Coen è la versione buffa e parodistica del da poco uscito L'ultima parola, biografia seria e storicamente accreditata dello sceneggiatore Dalton Trumbo, illustre vittima dell'isterica campagna che tra fine anni 40 e inizio 50 sconvolse Hollywood in una paranoica caccia alla penetrazione comunista. E forse non sarà un risultato all'altezza dei più memorabili messi [...] Vai alla recensione »