Giulio Andreotti affronta quasi da lontano e come spettatore il suo curriculum di uomo di cinema. Espandi ▽
Dopo l'immersione del primo capitolo nel rapporto con la censura cinematografica, Andreotti affronta quasi da lontano e come spettatore il suo curriculum di uomo di cinema. Un curriculum di prim'ordine, che contempla la partecipazione alla Festa de' Noantri e la claque per Dina Galli, il suo primo discorso e l'uso amichevole ma elettorale della Pampanini e di Aldo Fabrizi. Ma anche un'amicizia duratura con Federico Fellini, l'organizzazione delle Olimpiadi di Roma, incontri e opinioni su De Sica, Rossellini, Visconti (e sui casi Montesi e Salvatore Giuliano). Con una passione sincera, e mai esibita, per il cinema come industria e come piacere, all'insegna di uno dei suoi tanti aforismi: «il Quo Vadis fece per l'Italia più del Piano Marshall».