La terra dell'abbondanza

Film 2004 | Drammatico +16 114 min.

Titolo originaleLand of plenty
Anno2004
GenereDrammatico
ProduzioneUSA
Durata114 minuti
Regia diWim Wenders
AttoriMichelle Williams, John Diehl, Richard Edson, Yuri Elvin, Burt Young, Bernard White Shaun Toub.
Uscitavenerdì 10 settembre 2004
RatingConsigli per la visione di bambini e ragazzi: +16
MYmonetro 1,78 su 24 recensioni tra critica, pubblico e dizionari.

Regia di Wim Wenders. Un film con Michelle Williams, John Diehl, Richard Edson, Yuri Elvin, Burt Young, Bernard White. Cast completo Titolo originale: Land of plenty. Genere Drammatico - USA, 2004, durata 114 minuti. Uscita cinema venerdì 10 settembre 2004Consigli per la visione di bambini e ragazzi: +16 - MYmonetro 1,78 su 24 recensioni tra critica, pubblico e dizionari.

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Gli USA visti da due prospettive diverse: attraverso gli occhi di un veterano del Vietnam e dal punto di vista di una giovane americana. L'ex marine Paul è ossessionato dall'idea di proteggere la "Terra degli uomini liberi". In Italia al Box Office La terra dell'abbondanza ha incassato nelle prime 9 settimane di programmazione 398 mila euro e 64,1 mila euro nel primo weekend.

Consigliato assolutamente no!
1,78/5
MYMOVIES 2,00
CRITICA N.D.
PUBBLICO 2,67
CONSIGLIATO NÌ
L'America vista da Wenders.
Recensione di Mattia Nicoletti
Recensione di Mattia Nicoletti

Los Angeles, 2003. Paul è un reduce del Vietnam e fa parte di un corpo speciale per la sicurezza e la difesa contro gli attentati; Lana, figlia di un missionario, ha vissuto in Africa e torna dopo lungo tempo nel suo paese, a lavorare per una comunità di senzatetto. Entrambi hanno però qualcosa in comune. Paul è lo zio della ragazza, con la quale ha perso i contatti da molti anni.
Incontratisi nuovamente, sono testimoni della morte di un uomo mediorientale, che consentirà loro di avvicinarsi l'un l'altro e di esprimere opposte visioni del mondo.
Wim Wenders, da Così lontano, così vicino, ha percorso e sviluppato stile, tecniche e temi specifici, diventando un regista riconoscibile in ogni suo film. Se questo aspetto, in alcuni casi, può essere considerato un marchio di fabbrica, per il cineasta tedesco sembra poter essere un vincolo. L'utilizzo delle riprese video, il tema dell'occhio che guarda e racconta, il viaggio all'interno della società attuale, hanno subito una lenta involuzione che, in Land of plenty, sfocia irrimediabilmente nella retorica, amplificata dal voler affrontare e dire la propria sui fatti dell 11 settembre.
La visionarietà viene dunque meno, e la personificazione degli opposti che finiscono per toccarsi (l'agente di sicurezza rappresenta l'America di Bush; la giovane Lana identifica il mondo sommerso di chi non ha ed è solamente vittima degli eventi), si inseriscono in un tunnel di ovvietà e di manierismi che stridono con le immagini video di una Los Angeles lunare, idea del reale estremo. Ciò che Wenders vorrebbe descrivere è un microcosmo, con i suoi legami personali, all'interno di una situazione più generale, che appiattisce le relazioni umane lasciando poche vie d'uscita, forse nessuna. L'approccio utilizzato, non convince, sia per il tono grottesco delle situazioni, sempre sopra le righe ed esageratamente gridate (l'ossessione di Paul per gli incubi Vietnam-Twin towers sono il massimo del didascalico), che per gli stereotipi del caso, come il linguaggio militare di Paul o l'apparente fragilità di Lana, anche se sfruttati con ironia.
Il retorico finale su Ground Zero ci lascia intravedere una speranza. True Wenders Someday.
Molto bella la colonna sonora.

Sei d'accordo con Mattia Nicoletti?
Su MYmovies il Dizionario completo dei film di Laura, Luisa e Morando Morandini

Dopo aver vissuto in Africa e Palestina col padre missionario, la ventenne Lana rimpatria. A Los Angeles entra in una Missione protestante per i senzatetto e cerca lo zio materno Paul che, reduce dal Vietnam avvelenato da diossina, dopo l'11 settembre 2001 gira su un furgone attrezzato con le più moderne tecnologie di videocontrollo per scovare terroristi arabi. Li riunisce l'uccisione di un povero pakistano sulla quale indagano. Scritto dal regista con Scott Derrickson e Michael Meredith, è il 3° e il più riuscito capitolo di un'ideale trilogia ( Crimini invisibili , The Million Dollar Hotel ) sul degrado etico-sociale dell'impero americano. Prodotto a basso costo, descrive una desolata Los Angeles periferica pullulante di immigrati homeless che abitano in roulotte, baracche, case diroccate. Lo schematismo programmatico dei due protagonisti, metafora bifronte delle due Americhe contrapposte, è evidente come il senso politico del discorso: bisogna che le cose cambino. Wenders, però, si sottrae alla gabbia del film a tesi: dà vita a personaggi credibili, gira benissimo, ritrova il senso degli spazi e la capacità di trasformare i luoghi in metafore, si serve di una suggestiva colonna musicale di Thom & Nackt. È assente nella sua analisi la dimensione economica, ma sarebbe sciocco chiedere a un apocalittico cristiano un po' millenarista come lui quel che non sa e non vuole dare.

Tutte le recensioni de ilMorandini
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PUBBLICO
RECENSIONI DALLA PARTE DEL PUBBLICO
venerdì 31 luglio 2015
IuriV

Wenders prova a raccontare la sua versione dell'America post 11 settembre attraverso l'avventura di un reduce del Vietnam fissato con il pericolo del terrorismo e della giovane nipote missionaria. Però l'impressione è che il messaggio scavalchi la narrazione, relegando la storia a semplice sfondo. Probabilmente ciò è dovuto alla eccessiva caratterizzazione [...] Vai alla recensione »

martedì 5 agosto 2014
Giorgio Postiglione Giorpost

Wim Wenders non è un regista qualsiasi, appartiene a quella categoria di cineasti visionari, poetici e sognatori, ma non sempre ha centrato l’ obiettivo e questo, notoriamente, capita anche ai grandi. Nella sua filmografia c’è un nugolo di pellicole ambientate e girate negli Stati Uniti, tra i quali spiccano Paris, Texas e Million dollar Hotel, ai quali è seguito nel [...] Vai alla recensione »

martedì 17 gennaio 2012
fedeleto

Dopo la tragedia dell 11 settembre,Paul e' un uomo alla ricerca di vendetta,e passa le sue giornate all'interno di un camion dove ha messo un sistema di sicurezza che sorveglia le strade.Nel frattempo sua nipote torna da Tel Aviv e vorrebbe reincontrarlo e aiutarlo,ma solo dopo varie delusioni e soprattutto dopo un caso di omicidio scoprira' che in realta' non c''e' questa [...] Vai alla recensione »

lunedì 4 giugno 2012
bdmet

bello!! c'è poco da dire

STAMPA
RECENSIONI DELLA CRITICA
Gian Luigi Rondi
Il Tempo

Un rapporto familiare anche per Wim Wenders, fra uno zio e una nipote. Che gli serve soprattutto per fare il punto sull’America di oggi e le contraddizioni di quel «sogno americano» cui commentato, nel finale, da una canzone in cui appunto si parla di «terra dell’abbondanza». Lo zio, reduce dal Vietnam, specie dopo l’11 settembre si batte rigido per proteggere le libertà americane, la nipote, che ha [...] Vai alla recensione »

Paola Zanuttini
Il Venerdì di Repubblica

La terra dell’abbondanza è il film più politico di Wim Wenders: dice che l’ha voluto girare nella Down Town di Los Angeles, perché è la capitale mondiale della fame. Doveva avere un altro titolo: Rabbia e alienazione in America, poi regista e produzione, che si chiama Indigent (acronimo fortemente programmatico di Independent Digital Entertainment), hanno pensato non fosse di grandissimo richiamo, [...] Vai alla recensione »

Valerio Caprara
Il Mattino

In quanto a Wim Wenders, «La terra dell'abbondanza» conferma come l'autore di tanti cult-movies abbia perso da tempo le qualità carismatiche. Volendo essere spicci, gli sono restate la capacità di estrarre visioni arcane dai paesaggi più insoliti e quella di raccordarle alla pertinenza degli inserti rock (in questo caso la raffinatezza di David Bowie e Leonard Cohen si fonde mirabilmente con la rabbia [...] Vai alla recensione »

Bruno Ugolini
L'Unità

Non è solo un film, è un evento. E’ l’Europa che parla all’America, con rispetto e dolore. Un’opera grandiosa, bella ed emozionante. Stiamo parlando di “Land of plenty” (tradotto: “Il Paese dell’abbondanza”). Il regista è un tedesco, Wim Wenders, e forse proprio per questa provenienza traccia un quadro così lucido della tragedia americana. Che è anche la tragedia nostra di fronte ad un mondo che [...] Vai alla recensione »

Gloria Satta
Il Messaggero

Il Lido è un’isola, in tutti i sensi, e nei giorni della Mostra i rituali del cinema finiscono per sovrapporsi alla realtà, addirittura per oscurarla mentre il mondo precipita nell’orrore. Per dare l’idea, i sussulti dentro la Biennale, i capricci dei divi, le trovate dei registi qui fanno discutere più delle atrocità della guerra, delle stragi, del dramma degli ostaggi.

Alessandra De Luca
Avvenire

«Amo troppo l'America per fare un film polemico contro di essa in un momento così difficile, ho solo cercato con La terra dell'abbondanza di analizzare i miei sentimenti di cristiano e di europeo verso questo paese». In concorso oggi con il suo nuovo film che attraverso lo sguardo di un veterano del Vietnam ossessionato dalla sicurezza e quelli di una giovane idealista americana impegnata in una comunità [...] Vai alla recensione »

Fabio Ferzetti
Il Messaggero

Un veterano del Vietnam annebbiato dalla diossina respirata in guerra (il famoso “Agente rosa”) pattuglia Los Angeles sul suo scassato furgoncino con telecamera convinto di essere in missione. C’è stato l’11 settembre, l’America è in pericolo, il pericolo è invisibile, occorrono esperti per sorvegliare e stroncare il Male sul nascere, e il Male, inutile dirlo, parla arabo.

Roberto Escobar
Il Sole-24 Ore

Non c’è niente che non sia come dev’essere, nel reduce dal Vietnam Paul (John Diehl). Ha quel che si dice le physique du role, il protagonista di La terra dell’abbondanza (Land of Plenty, Usa, 2004, 114’). È elegante quel che basta per stare in un film di Wim Wenders, o almeno del Wim Wenders dell’ultimo quindicennio (con le belle eccezioni di Buena Vista Social Club, del 1998, e di The Blues L’anima [...] Vai alla recensione »

Priscilla del Ninno
Il Secolo d’Italia

E così, il regista tedesco, nel suo Land of plenty come già per il recente One million dollar hotel: ci porta la macchina da presa sul mondo dei poveri e degli emarginati, aggiornato all’era post 11 settembre. Sulle strade downtown di Los Angeles, battute con ossessivo zelo perlustrativo da un reduce ancora vittima del dramma vietnamita e oggi anche preda dell’incubo mediorientale - cui presta spasmodica [...] Vai alla recensione »

Luigi Paini
Il Sole-24 Ore

Carissima, disperata America. È lei la Terra dell’abbondanza di cui parla il film di Wim Wenders. Sogno mai finito, promessa di un mondo nuovo, di una frontiera sempre da raggiungere. Luogo mitico e insieme vero, speranza e realtà che giocano a un drammatico rimpiattino. Come Paul e Lena, i protagonisti della ‚nostra storia. Lui reduce dal Vietnam, ossessivamente perseguitato dalla fobia dei complotti, [...] Vai alla recensione »

Roberto Nepoti
La Repubblica

In un certo senso, il soggetto della Terra dell’abbondanza è la parte che manca a Fahrenheit 9/11: la rappresentazione della paranoia americana dopo la data fatidica; i comportamenti di risposta, più e meno stravolti, che la paura va producendo nei cittadini statunitensi. Per semplificare, Wim Wenders ha preso una coppia di atteggiamenti diametralmente opposti, distribuendoli a due componenti della [...] Vai alla recensione »

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