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Robert Redford non c'è più. Se ne va il campione della sua generazione

Esempio di spettacolo, cultura, invenzioni, attenzione al sociale e ai giovani. Il cinema, chi lo fa e chi lo segue, gli deve molto.
di Pino Farinotti

Robert Redford (Charles Robert Redford Jr.) 18 agosto 1936, Santa Monica (California - USA) - 16 Settembre 2025, Provo (Utah - USA).
martedì 16 settembre 2025 - News

Robert Reford non c’è più.
Che grande amico è stato, e continua ad essere per chi frequenta il cinema. Esempio di spettacolo, cultura, invenzioni, attenzione al sociale e ai giovani.
È dunque legittimo dire che Redford sia il campione della sua generazione. L’attenzione è dunque su Redford uomo sociale. È stato molto attento all’ecologia e all’ambiente. Ha contrastato la costruzione di un centrale elettrica nello Utah. Si è speso come immagine in alcuni spot televisivi a favore di una protezione ambientale in Natural Resources Defense Council per sensibilizzare il Presidente Obama verso la riduzione delle emissioni di gas serra. Ha sostenuto l’azione contro il riscaldamento globale, e contro la pesca illegale. Infine il Sundance Institute e il Sundance film festival, due istituti cinematografici che finanziano film e documentari realizzati da giovani. Gli investimenti sono personali di Redford, nessun finanziamento governativo. È opportuno citare alcuni nomi usciti dai Sundance: Quentin Tarantino, Jim Jarmusch, Darren Aronofsky, Christopher Nolan. Non è gente qualunque. Il cinema, chi lo fa e chi lo segue, devono molto a Robert Redford.

A seguire l’editoriale su Redford attore e regista.
Ritengo Robert Redford l'ultimo vero divo del cinema, americano e non. È lui che ha raccolto il testimone di Paul Newman, principe della generazione precedente, al quale lo aveva passato Gary Cooper, sovrano a sua volta del primo gruppo di giganti del "parlato". Certo c' è da dibattere su questa scelta perentoria, ma i tre nominati, al di là della loro qualità artistica, hanno mandato indicazioni che toccavano l'intelligenza e il cuore, che formavano l'educazione intellettuale e sentimentale di tanta gente. Cooper era il papà e il marito perfetto di tutti i giovani, e di tutte le donne, l'eroe impeccabile. Newman era il ribelle che affrontava la realtà del dopoguerra, le stagioni dei diritti civili e della decadenza dell'impero americano. Redford si è sempre applicato sulla verità e sulle denunce anche a scapito dell'immagine del suo Paese, che comunque ama visceralmente, lo ama dalle sue radici, quelle del west, infatti si è sempre definito un eterno uomo del west.

Confesso di avere un rapporto "personale" con Redford. Certi suoi film, come attore o regista, fanno parte della mia cultura e della mia emulazione. Quando in Come eravamo fece la parte di Hubbel Gardiner, uno scrittore, io ero un ragazzo incantato che sognava di fare lo scrittore. E la suggestione fu alta. Nel film, firmato da Sydney Pollack, l'alter ego dell'attore dall'altra parte della macchina, Redford percorre la sua parabola che raramente è un happy end: scrive un romanzo ma si fa catturare da Hollywood, peccato grave, per poi finire a lavorare per la televisione, peccato dei peccati. Era una delle sue denunce. Ho detto "rapporto" personale, un altro titolo è Il Grande Gatsby, uno dei miei libri culto.
 


In foto Robert Redford.

Se io ho resuscitato l'eroe tragico di Fitzgerald col romanzo Il ritorno di Gatsby, credo che quell'idea folle mi venisse anche da Robert che dava corpo e volto a quel personaggio. Redford possiede quella facoltà non misurabile che è di certi divi: ci sono momenti in cui diventi lui. Se ti dà un'indicazione la segui. I compagni coetanei – sono più giovani di un anno - di Redford, si chiamano Dustin Hoffman, Jack Nicholson, Warren Beatty e Jane Fonda: dunque generazione americana strepitosa.

Nicholson e Hoffman, rispetto a Redford presentano maggiori registri artistici, "diventano" il personaggio che fanno. Redford è sempre sé stesso, secondo lo stile dei giganti prima di lui: anche Cooper e Wayne erano sempre sé stessi. Ma se Redford ti dà un'indicazione la segui, se te la dà quel mattoide di Nicholson magari ci pensi su.
 

Grande intelligenza quella di Redford, e grande capacità di evoluzioni e invenzioni. In Corvo rosso non avrai il mio scalpo di Pollack, l'attore fa un cacciatore che si isola dalla civiltà per affondare letteralmente nella natura. Nei Tre giorni del condor, (Pollack), l'attore smaschera un complotto della CIA, rischiando la vita. Nel Cavaliere elettrico, (sempre Pollack), è un campione dei rodei che libera, fra le montagne, un purosangue sfruttato da una multinazionale del cibo. In Quiz Show (sua direzione) scoperchia la corruzione del business della televisione.


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